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AMBIENTE
A TUTTA BIRRA
12/10/2020

a cura del Col. Amedeo De Franceschi Comando Carabinieri per la tutela agroalimentare


Consigli per la scelta consapevole del consumatore

BirraTra le bevande più diffuse e più antiche del mondo c’è la birra che in Italia ha visto crescere notevolmente il suo consumo, basti pensare che nel 2018 ne sono stati venduti più di 20 milioni di ettolitri.
La denominazione è riservata al prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica con ceppi di Saccharomyces carlsbergensis o di Saccharomyces cerevisiae di un mosto preparato con malto, anche torrefatto, di orzo o di frumento o di loro miscele ed acqua, amaricato con luppolo o suoi derivati o con entrambi (D.M. 30/6/1998 n. 272).
La birra non è ben definita nella normativa dell'Unione Europea e le definizioni nazionali possono variare a seconda degli Stati membri. Di conseguenza un dato prodotto classificato come birra in uno Stato membro potrebbe essere classificato come bevanda a base di malto in un altro. Fa eccezione la Münchner Bier, la famosa birra di Monaco (IGP). Tra l’altro la legge italiana a tutela della qualità della birra è senza dubbio la più severa tra le normative di settore che vigono nei diversi Paesi, anche se ha dovuto ultimamente allinearsi alla regola della libera circolazione delle merci, che ha consentito nel 2014 l’impiego di estratti di malto torrefatto e degli additivi alimentari.
Un consiglio per chi predilige le birre a doppio malto e dal colore scuro è quindi quello di andare a cercare tra gli ingredienti il caramello la cui aggiunta è da sempre utilizzata per ripristinare il colore che si altera nel processo di produzione, in quanto il malto, principale responsabile dello stesso, viene completamente fermentato.
Non essendoci una classificazione europea con parametri chimico-fisici rigorosi ad eccezione della gradazione alcolica che non deve essere inferiore a 3,5% e di pochi altri, le più frequenti tipologie di frodi che i Carabinieri del Comando per la tutela agroalimentare riscontrano per questo prodotto sul mercato sono tutte riconducibili a menzioni fallaci in etichetta connesse all’origine geografica, alla eventuale produzione da agricoltura biologica nonché, da qualche anno a questa parte, all’artigianalità.
Questa ultima caratteristica è stata disciplinata in Italia nel 2016. Oggi quindi per essere sicuri dell’acquisto di una birra artigianale occorre appurare il rispetto di tre criteri fondamentali: non deve essere pastorizzata né microfiltrata e deve essere prodotta da un birrificio indipendente la cui produzione non ecceda i 200mila ettolitri annui.