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06/11/2020

Dall’abbigliamento alle situazioni di emergenza per escursioni in sicurezza


emergency-shelterIl vestiario è la prima barriera che abbiamo contro gli agenti esterni. Dovrà quindi essere caldo in inverno mentre per il periodo estivo lo sceglieremo fresco e che permetta la giusta traspirazione. Un abbigliamento troppo aderente potrebbe irritare la pelle sotto le braccia o tra le gambe, oltre a non essere particolarmente idoneo a trattenere il calore del corpo. Vestiti troppo larghi, di contro, possono essere d’impaccio quando si passa tra i cespugli o nella boscaglia. È particolarmente utile l’abbigliamento dai colori sgargianti, che ci renda facilmente individuabili anche da lontano in caso di smarrimento nella natura. Tuttavia, c'è un periodo dell'anno in cui è vivamente consigliabile essere particolarmente visibili, soprattutto nei boschi: la stagione venatoria. Per non incorrere in qualche imprevisto o incidente di caccia, sarà necessario indossare anche un copricapo di colori sgargianti come l’arancione fluorescente.

I materiali sono principalmente di tre grandi categorie: fibre naturali di origine vegetale (cotone, lino, ecc.), fibre naturali di origine animale (lana proveniente da varie specie), fibre sintetiche (microfibra, pile, ecc.). Ognuna di queste ha i suoi vantaggi e svantaggi, ma per un aspetto ecologico è più opportuno indirizzarsi su un abbigliamento duraturo basato il più possibile su fibre naturali, quantomeno per la loro biodegradabilità.

In linea di principio, Madre Natura ha sviluppato le fibre vegetali affinché reagiscano e trattengano il più possibile l'acqua, per la sopravvivenza della pianta. Per questo tali materiali tendono ad assorbire e non rilasciare l'umidità ad esempio proveniente dalla traspirazione del nostro corpo. Questa proprietà ne fa un ottimo prodotto da usare durante il periodo caldo poiché riduce l'eccessiva sudorazione.

La lana, sostanzialmente pelo di animale lavorato, è il frutto di un'evoluzione mirata a trattenere il calore corporeo dell'animale stesso. Per questo anche se bagnata ha eccellenti proprietà termiche ed inoltre tende ad asciugare rapidamente. È quindi un ottimo materiale da scegliere per il periodo più freddo.

Vestirsi a strati è particolarmente utile poiché è più facile regolare la propria temperatura corporea. In questo modo si può progressivamente trovare la temperatura ideale ed evitare così di sudare.

Il vento, penetrando nei vestiti porta via l’aria calda in essi intrappolata abbassando la nostra temperatura. Per questo in tali condizioni è necessario avere una giacca a vento o un impermeabile.

In merito ai pantaloni, bisognerà preferire tessuti che non si impiglino facilmente in rovi o asperità e che non siano infiammabili con le eventuali scintille di un fuoco da campo.

IL RIPARO DI EMERGENZA

Se dovessimo incontrare delle difficoltà lungo il percorso, ci perdessimo o comunque non riuscissimo a concludere il giro prima della notte dovremmo essere in grado di trascorrere le ore notturne al sicuro dal principale rischio: l’ipotermia. Il primo punto è avere un riparo adeguato. Il tipo di rifugio da scegliere dipende da molti fattori quali attrezzatura, location, condizioni meteo, temperatura, manto nevoso, possibilità di accendere un fuoco, e dalle nostre forze. In caso di estrema necessità, una cavità della roccia o un grande albero caduto potrebbero essere luoghi adatti sotto cui rifugiarsi. Ma se abbiamo più tempo dovremmo dedicarci a realizzare un riparo adeguato a farci riposare in modo confortevole e recuperare preziose energie. Con un telo plastificato, tipo quelli con occhielli in metallo, potremo creare una sorta di tenda a due falde chiudendo poi l’ingresso con lo zaino. Servono solo due bastoni alti circa fino all’anca, con forma ad Y, e un terzo palo abbastanza dritto e lungo almeno come la nostra altezza con il braccio disteso. Una volta incrociati i tre pali la struttura sarà molto stabile. Il telo si può fissare con dei picchetti improvvisati. Se ben fatto questo riparo non necessita di cordami e protegge ottimamente dal vento e dalla pioggia. Per conservare il proprio calore bisogna indossare tutti i vestiti che abbiamo con noi e creare un materasso di foglie in modo tale da isolarci dal freddo terreno. Se non abbiamo la coperta isotermica d’emergenza e ci sono temperature rigide, bisogna riempire tutto il riparo con abbondante fogliame che creerà intorno a noi una sorta di sacco a pelo naturale. Se poi non ci fossero abbastanza foglie da poter riempire il riparo, la soluzione più calda sarà quella di mettere i calzini sopra i pantaloni e riempire l’interno di questi ultimi di più fogliame possibile; poi si rimboccherà la maglietta nei pantaloni e si riempirà anche questa completamente di foglie. All’inizio sarà un po' scomodo ma la sensazione di tepore non tarderà ad arrivare, si tratta pur sempre di una situazione di emergenza.

Se non si ha alcun equipaggiamento extra si può realizzare il cosiddetto Debris Hut. La struttura è analoga a quella sopra descritta ma al posto delle falde del telo si mettono rami trasversali che verranno poi coperti di abbondante fogliame secco che useremo anche per riempirne l’interno. In ogni situazione, usare legna secca ci permetterà di non danneggiare l’ambiente intorno a noi e nel contempo non avremo bisogno di un coltello o altro strumento da taglio.

Qualunque sia la scelta del riparo in cui dormiremo bisogna prima avere l’accortezza di verificare che ci sia la giusta quantità di materiali di cui abbiamo bisogno. Inoltre, vanno analizzati i pericoli che potrebbero incombere durante la notte. Dobbiamo tenerci lontani da piante o rami pericolanti, dai piedi di un pendio o da una volta rocciosa da cui potrebbero cadere sassi, da aree allagabili. E dovremo fare attenzione a non costruire il riparo inavvertitamente sopra a un formicaio!