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UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
LA PIANTA DALLE FOGLIE MIMETICHE
01/02/2019


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Detta “Stealth vine” in inglese, come il fantomatico aereo spia da ricognizione americano che riesce a non farsi identificare dai radar nemici perché invisibile come i suoi meccanismi interni segreti, deve la sua fama ad un ricercatore cileno, Ernesto Gianoli, professore dell’Università di Concepción, e ad un suo allievo laureando, Fernando Carrasco-Urra.

Citata e studiata in diversi libri e pubblicazioni scientifiche, la Boquila trifoliolata (DC.) Decne è un rampicante legnoso (in inglese vine) con foglie composte da tre foglioline (che hanno dato il nome alla specie) che vive nelle foreste pluviali temperate del Cile e dell'Argentina e appartiene alla famiglia delle Lardizabalaceae che comprende solo poche specie. Nel 1782 il botanico ed esploratore Joseph Dombey la scopre e la inserisce nei suoi erbari che vengono poi studiati da Augustin Pyrame de Candolle che la chiama Lardizabala trifoliolata DC..

Nel 1839 il botanico francese Joseph Decaisne la sposta in un nuovo genere che crea riprendendo il nome comune usato dagli indigeni cileni (che usavano i suoi tralci per far corde) pilpil-boquil o boquil blanco. Come molte piante rampicanti delle foreste pluviali cresce nella terra morbida e fertile da semi contenuti in piccoli frutti bianchi lattiginosi dispersi dagli uccelli. Nella fase giovanile dopo un periodo di esplorazione nel terreno va alla ricerca di un “ospite”, un albero legnoso sul quale attorcigliarsi con un movimento a spirale per andare poi verso l’alto, cercare la luce e fare fotosintesi. Fin qui tutto normale.

Un giorno, durante una passeggiata solitaria e silenziosa nella foresta cilena (pubblicherà la sua scoperta nell’aprile del 2014 in “Leaf Mimicry in a Climbing Plant Protects against Herbivory. Current Biology”), Gianoli scopre che la Boquila ogni volta che cresce accanto a un albero diverso riesce a modificare le sue foglie trasformandole nella stessa forma di quelle dell’albero ospite. Cioè cambia la sua morfologia, il colore, la consistenza.

Le sue foglie possono diventare più grosse, più sottili, possono persino mettere le spine e sempre anche senza toccare le foglie dell’albero. Perché lo fa? Molto probabilmente per evitare, analogamente al mimetismo batesiano degli animali, di farsi mangiare dai numerosi predatori della foresta che così la scambiano per l’albero ospite (che magari ha foglie che contengono degli alcaloidi velenosi o spine). Ma i meccanismi sono ancora dibattuti. Alcuni, tra cui il professor Stefano Mancuso, ritengono che questa pianta mimetica possa avere degli occhi (più propriamente degli ocelli ovvero delle "lenti" capaci, dalle foglie, di convogliare i raggi della luce e delle immagini che ricevono) che gli permettono di guardarsi intorno e trasformare così le foglie a seconda degli alberi che trova. Ma lo stesso Gianoli ha smentito questa possibilità in un saggio pubblicato l’anno scorso difendendo invece le sue due possibili ipotesi: la prima è quella che l'albero possa emettere sostanze chimiche volatili sospese nell'aria recepite poi dal rampicante, la seconda è quella della possibilità che la Boquila potrebbe usare e modificare dei geni dal suo ospite.

Chi avrà ragione? Lo scopriremo presto grazie alla ricerca scientifica.