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UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
L’ALBERO DELLA PLASTICA NATURALE
14/10/2019


gutta perca7L’albero della guttaperca, grazie al suo lattice plastico e malleabile, è entrato come protagonista nella storia europea del XIX secolo. Il nome comune, difficile da dimenticare, deriva dalle parole malesi getah lattice-gomma e percha con il quale veniva chiamato l'albero, e si riferisce sia al lattice termoplastico prodotto dalla linfa di diversi alberi della famiglia delle Sapotaceae e del genere Palaquium (che comprende 121 specie) sia all’albero che è stato maggiormente usato per estrarre questo prezioso lattice: il Palaquium gutta Burk.. Nel 1847 William Jackson Hooker lo aveva chiamato Isonandra gutta Hook. dopo aver visto dei campioni spediti a Londra dall’ufficiale medico dell’East India Company William Montgomerie, il primo a scoprire l’albero nel 1822 a Singapore e le potenzialità del suo lattice soprattutto in ambito medico. Nel 1886 il botanico ed esploratore olandese William Burck lo sposta nel genere Palaquium (creato nel 1837 dal botanico e frate spagnolo Francisco Manuel Blanco dal nome dialettale filippino dell’albero della guttaperca palak-palak) e lo chiama con il nome conosciuto oggi Palaquium gutta Burk.

L’albero è un sempreverde che può crescere fino a trenta metri di altezza, dal tronco con piccoli contrafforti alla base e la corteccia grigio-bruna fessurata. Le foglie sono alternate e obovate, dal colore verde scuro nella pagina superiore e bruno-rossiccio con peli sericei nella pagina inferiore. Porta dei fiori a grappoli ascellari bianchi e talvolta verdastri che odorano di zucchero bruciato. Il frutto maturo è una bacca rossa e oblunga. Il Palaquium gutta cresce spontaneo nelle foreste pluviali di pianura del Sudest asiatico: Singapore, Sumatra e Borneo. Oggi però ce ne sono di meno dopo lo sfruttamento intensivo fatto nel periodo vittoriano: solo nel 1851 furono importati in Gran Bretagna 1.500.000 chili di guttaperca. Tradizionalmente il suo lattice, utilizzato dagli indigeni per fare i manici dei loro parang (un tipo di machete), veniva raccolto tagliando l'albero, incidendo la corteccia e raccogliendolo in contenitori. All’inizio del Novecento questo metodo è stato proibito in diversi Paesi e si è sviluppato un processo per estrarre la guttaperca dalle foglie. La guttaperca è una macromolecola di origine vegetale, più propriamente un polimero dell'isoprene che si differenzia dal caucciù (prodotto dall’albero della gomma, l’Hevea brasiliensis) per il fatto di avere una diversa struttura dei monomeri all'interno del polimero (stereoisomeria) che ha un effetto diverso sulle proprietà del polimero. Nel caucciù si presenta nella forma cis mentre nella guttaperca nella forma trans. La guttaperca non è elastica, cristallizza, portando a un materiale più rigido (che nel tempo tende però a indurirsi e diventare fragile) diventa plastica quando è riscaldata a temperature superiori a 50° C e può essere plasmata e dopo essere rimasta per qualche tempo esposta all’aria conserva qualsiasi forma ricevuta durante il raffreddamento. Fino all’introduzione delle prime plastiche sintetiche, è stata utilizzata come componente isolante elettrico per il rivestimento dei cavi telegrafici nei sottomarini transatlantici, per le nuove palline da golf chiamate ‘gutties’, per i coni dei canali radicolari in endodonzia, per le impugnature delle pistole, le spalline dei fucili e per i bastoni da passeggio.