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UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
L’ALBERO DALLE PICCOLE MANI
15/04/2019


FOTO SCELTAVedere una pianta o una parte di essa che ricorda una mano con degli artigli provoca senz’altro stupore e meraviglia, sensazione che devono aver provato i botanici spagnoli Martín Sessé y Lacasta, José Mariano Mociño e Vicente Cervantes, naturalisti che facevano parte della spedizione organizzata nel 1787 dal “napoletano” re di Spagna Carlo III alla scoperta della flora del Messico che allora si chiamava Nuova Spagna. Essi furono tra i primi europei ad incontrare nella città messicana di Toluca un esemplare dell’albero venerato dagli Aztechi per i suoi fiori che ricordavano piccole mani e che in lingua Nahuatl era chiamato Macpalxochicuahuitl che letteralmente significa "fiore-albero-mano". La prima descrizione botanica dell’albero dai fiori che sembrano piccole mani si deve però a José Dionisio Larreátegui, neolaureato e allievo di Vicente Cervantes alla Real y Pontificia Universidad de México che nel 1795 in un trattato la chiamò Chiranthodendron pentadactylon Larreat. Il nome del genere è una combinazione delle parole greche "albero-fiore-mano" mentre quello della specie significa "cinque dita". Il trattato, oggi consultabile online, fu poi tradotto in francese nel 1815 da Daniel Lescallier, consigliere di stato, comandante della legione d’onore e membro della società imperiale di agricoltura di Parigi che ne diffuse la conoscenza in tutta Europa. Il Chiranthodendron pentadactylon è un albero sempreverde che appartiene alla famiglia delle Malvaceae originario delle cloud forest del Mesoamerica (Guatemala e sud del Messico), dove oggi è a rischio estinzione. È un albero a crescita rapida che può arrivare a dodici metri. Ha foglie grandi di colore verde scuro sulla faccia superiore (adassiale) e marrone chiaro sulla faccia inferiore (abassiale). L'aspetto insolito dei fiori a forma di mani ha stimolato la sua coltivazione nei giardini di tutto il mondo. Ogni fiore ha una corolla gamopetala composta da cinque petali appuntiti di colore rosso scuro ricoperti di lanugine sulla parte esterna mentre la superficie interna è lucida, rossa e gialla, e ricorda un calice di porcellana. Ogni fiore poi ha cinque stami rossi, cinque filamenti lisci che si riuniscono alla base in un cilindro che avvolge il pistillo, si inarcano e si separano verso l’alto sembrando così la zampa di un animale con i suoi artigli. A rendere ancora di più l’immagine di una mano o zampa rossa disegnata concorrono poi le antere gialle, oblunghe e ondulate, separate in due da un solco longitudinale e disposte su due linee gialle che risaltano sul rosso degli stami. Al momento dell’apertura del fiore gli stami "dita" si arricciano proprio come una mano artigliata. Albero che resiste alle basse temperature e alla siccità, preferisce il pieno sole e il suolo ben drenato, è impollinato in natura dai pipistrelli e i suoi frutti sono capsule oblunghe pentalobulate e deiscenti che contengono piccoli semi ovoidi, di colore nerastro. La fantasia ha scatenato in tutto il mondo diversi nomi comuni che riguardano questo albero dai fiori meravigliosi. Scartando quelli inglesi legati alle scimmie e al diavolo, ci sembra che quelli spagnoli árbol de las manitas ovvero "albero dalle piccole mani"o flor de manita "fiore della piccola mano" siano i più appropriati.