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UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
IL FIORE CHE ASCOLTA
13/06/2019


Oenothera drummondii OKUno dei segreti che riguardano da sempre le piante è quello che risponde alla domanda: ma le piante possono sentire? Ovvero, possono percepire i suoni nell'aria e rispondere di conseguenza? Una ricerca scientifica, che ha avuto grande eco sui giornali di tutto il mondo, condotta da Yuval Sapir, Yossi Yovel, Lilach Hadany, insieme a un team di ricercatori dell’Università di Tel Aviv ci dice che sì, le piante sentono e reagiscono ai suoni. La ricerca pubblicata il 28 dicembre 2018 in un articolo online su bioRxiv intitolato “Flowers respond to pollinator sound within minutes by increasing nectar sugar concentration”, vede come protagonista l’Oenothera drummondii Hook, una piccola pianta originaria del Texas, con i fiori gialli campanulati e nettariferi, che grazie alle sue capacità di adattamento (diventa pioniera in terreni disturbati) e ai suoi frutti (delle capsule deiscenti che contengono numerosi semi fertili) si è diffusa, comportandosi da pianta invasiva, sulle principali dune costiere del mondo. I ricercatori israeliani hanno condotto numerosi esperimenti sia all'interno che all’esterno con mezzi tecnologici avanzati come la vibrometria laser, su centinaia di fiori di Oenothera drummondii che crescono spontaneamente sulle dune di Beit Yanai. È risultato che i fiori di questa pianta, esposti al suono registrato di un'ape in volo o a segnali acustici artificiali con le stesse frequenze, producono un nettare più dolce in tre minuti. I petali dei fiori, vibrando meccanicamente in risposta ai suoni, suggeriscono un meccanismo nel quale il fiore si comporta da organo sensoriale uditivo della pianta. Quindi la pianta riesce a sentire, attraverso le vibrazioni trasmesse nell’aria, l’arrivo degli impollinatori (lepidotteri di notte e al mattino presto e api al crepuscolo e al mattino) e lo fa con i petali. Questo sentire permette al fiore attraverso un meccanismo di temporizzazione nella produzione del nettare, oltre al risparmio di energie (il nettare prodotto in anticipo potrebbe marcire o essere derubato da altri predatori come le formiche), di offrire agli impollinatori una ricompensa (nettare fresco e pronto) che diventa di grande beneficio per la pianta. In questo modo infatti le visite degli impollinatori possono divenire più lunghe con una maggiore probabilità che l’insetto visiti anche un altro fiore della stessa specie aumentando le possibilità del processo riproduttivo. L’Oenothera drummondii appartiene alla famiglia delle Onagraceae. ll nome del genere è stato creato da Linneo e si ritiene derivi (come quello della famiglia ma l’etimologia è incerta) dalle parole greche onos theras, ovvero cacciatore di asini perché la pianta veniva mangiata dagli asini selvatici. Quello della specie fu invece creato nel 1834 da William Jackson Hooker che lo dedicò al botanico scozzese Thomas Drummond, primo scopritore della pianta in Texas. I suoi fiori gialli composti da quattro petali si aprono di sera. Il suo nome inglese comune è infatti Evening primrose, primula della sera, lo stesso di un famoso musical tratto dal racconto di John Collier. Per una pianta che sente non poteva essere altrimenti.