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UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
IL CEDRO DI IGNAZIO BONCOMPAGNI LUDOVISI E IL CASINO DELL’AURORA A ROMA
01/07/2018


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È una dolce mattina primaverile, quando a Roma incontriamo la principessa Rita, texana e vedova del principe di Piombino Nicolò Boncompagni Ludovisi, scomparso a marzo di quest’anno all’età di 77 anni che, con grande passione e competenza, ci guida alla scoperta del Casino dell’Aurora e del suo giardino. L’edificio cinquecentesco a tre piani con torretta belvedere che nel tempo ha accolto ospiti illustri è quello che resta, insieme a un piccolo giardino, della più grande e famosa Villa Ludovisi (inizialmente estesa per 19 ettari, poi diventati 30 nell’800 dopo altri acquisti di proprietà limitrofe) che nel 1883 fu lottizzata e completamente distrutta per realizzare il nuovo omonimo quartiere che ospiterà la nuova classe politica e imprenditoriale legata ai Savoia e giunta a Roma dopo il 1870. La costruzione del Casino inizialmente con pianta cruciforme poi ingrandita nel 1858, con un avancorpo ad arcate su ognuno dei bracci, risale al cinquecento quando diventa la dimora, la domus magna, di Francesco del Nero, tesoriere di Clemente VII. Viene poi acquistata dal cardinale Francesco Maria Bourbon Dal Monte che nel 1621 la rivende a Ludovico Ludovisi cardinale nepote del papa Gregorio XV che acquisterà altre vigne limitrofe e altri edifici, come pure il palazzo grande con un’uccelliera.

FOTO D (Da mettere piccola)Questa la descrizione dello scrittore Henry James che visitò la villa il 27 aprile 1872: A Roma non esiste niente di così felicemente retto, nulla di più perfettamente consacrato allo stile. I terreni e i giardini sono immensi e l’imponente cinta muraria in scabro laterizio della città si staglia allungandosi sullo sfondo, facendo risaltare i sette colli, senza per questo perdere la propria grandiosità. C’è di tutto: viali ombrosi, inclusi nell’abbraccio dei secoli, boschetti, vallette, stagni, prati rigogliosi, fontane folte di canne, distese fiorite cosparse di enormi pini obliqui. Nella Villa, che ospitava una collezione di opere d’arte, ora al Museo di Palazzo Altemps, si possono ammirare due capolavori d’arte. Al piano terra il Carro dell’Aurora che vince le Notte, una tempera del 1621 di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, che mostra l’Aurora su un carro tra fiori lasciare Tritone, incoronata da un puttino. Al piano nobile, in quello che una volta era il gabinetto alchemico del cardinale Del Monte, si può vedere l'unico dipinto su muro, a olio, di Caravaggio, un affresco raffigurante le varie fasi della trasformazione alchemica del piombo in oro con Giove, Nettuno e Plutone sovrastanti gli elementi dell’Universo.

D’Annunzio scriverà nel romanzo del 1895 “La vergine delle rocce”: i giganteschi cipressi ludovisii, quelli dell’Aurora, quelli medesimi i quali un giorno avevano sparso la loro solennità del loro antico mistero sul capo olimpico del Goethe, giacevano atterrati, atterrati e allineati l’uno accanto all’altro, con tutte le radici scoperte…

Oggi di quell’immenso patrimonio arboreo e botanico distrutto non rimane che un piccolo giardino che ospita un albero secolare dal tronco e dalla grande chioma, un monumentale Cedro del Libano, un maestoso sempreverde a crescita lenta e molto longevo che può vivere anche migliaia di anni. A questo albero ricco di storia e bellezza colleghiamo la figura di Ignazio Boncompagni Ludovisi, principe di Venosa, tra i discendenti dell’antica famiglia nobile Boncompagni Ludovisi che vanta ben due papi. Ignazio nasce a Roma il 27 maggio 1845, di spirito libertario e carattere saldo, controcorrente rispetto alla storia della sua famiglia, da sempre papalina ma poi fedele al re e alla regina “offre giovanissimo tutto se stesso alla causa italiana” combattendo a fianco di Giuseppe Garibaldi, che ospita nella sua proprietà di Monterotondo. Nel 1868 sposa Teresa Marescotti, la più bella e affascinante nobildonna romana dell’epoca. Diventa consigliere comunale di Roma e Albano e poi Uomini e Piante senatore, ma la politica non lo interessa, lo attraggono i giardini, la botanica e la flora esotica. Al momento della vendita e lottizzazione di Villa Ludovisi, Ignazio si trasferisce ad Albano dove, con la collaborazione di diversi botanici italiani di spicco, trasforma a partire dal 1885 una tenuta di famiglia, Villa Venosa, in un giardino botanico unico in Italia, ricco di una grande varietà di piante con 364 specie differenti, 3.426 esemplari e 12 serre. Di Villa Venosa oggi non rimane nulla, solo qualche sporadica traccia, un libro pubblicato nel 1917 dalla vedova Teresa Boncompagni Ludovisi, e qualche albero secolare, antico come il Cedro del Libano del Casino dell’Aurora, un monumento naturale prezioso, ora vincolato dalla Sovrintendenza, che deve continuare ad essere protetto insieme all’inestimabile patrimonio storico e artistico che lo circonda.

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