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UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
FRANCESCO TORTI E LA CINCHONA CALISAYA WEDD.
21/12/2018


cinchona
La malaria è la malattia che ha ucciso più persone di quanto abbiano fatto tutte le guerre e le pestilenze del mondo e che ancora oggi metà della popolazione mondiale rischia di contrarre. Fino alla fine degli anni Trenta era possibile curarla solo con il chinino, un alcaloide presente nella corteccia di un albero proveniente dall’America centrale: la Cinchona. Oggi conosciamo le cause della malattia: una zanzara anofele veicola uno sporozoo, il Plasmodium falciparum, nel sangue del paziente che dopo un’alternarsi di forti febbri si debilita e muore. Oltre al chinino la medicina ha a disposizione anche alcuni farmaci sintetici come la clorochina. La storia della malattia che ha portato alla morte Alessandro Magno e Oliver Cromwell passa sin dall’inizio dall’Italia e da Roma. Qui, nei primi anni del Seicento, grazie ad alcuni padri missionari gesuiti giunge la corteccia di un albero che gli indigeni americani usavano per combattere la febbre, il cui nome in lingua quechua era "Quina" che vuol dire corteccia o "QuinaQuina", ovvero corteccia dell’albero di Quina. Grazie al cardinale De Lugo la corteccia giunge al medico modenese Antonio Frassoni che inizia a sperimentarla sui suoi pazienti, con il nome di China-China o polvere dei FRANCESCO TORTI E LA CINCHONA CALISAYA WEDD. Uomini e Piante gesuiti pulvis gesuiticus, riuscendo ad arrestare l’effetto devastante delle febbri quartane provocate dalla malattia. Suo allievo è il medico modenese Francesco Torti che, per la prima volta nel mondo in maniera scientifica, nel 1712 nel suo volume pubblicato in latino con il titolo di “Therapeutice specialis ad febres periodicas perniciosas…” riporta il metodo più idoneo per l’uso della China e la sua efficacia contro alcuni tipi di febbre basandosi sulle sue esperienze di diversi anni e riportando numerosissimi casi clinici. Nato a Modena il 30 novembre 1658, dopo essersi laureato a Bologna a soli vent’anni, nel 1681, oltre a diventare il medico personale dei duchi estensi, insegna anatomia e chirurgia all’Università di Modena e lo fa con “fervido ingegno ed eccellente spirito investigativo” per più di cinquant’anni. Grazie al suo libro sul chinino, si procura una larga fama presso gli specialisti dell’epoca in tutta Europa. Nonostante gli attacchi dei medici galenisti che non credono alle sue teorie non si dà per vinto fino a quando non viene riconosciuto il valore delle sue ricerche e affermazioni. Vive tutta la vita a Modena e, dopo essersi sposato due volte senza avere figli, muore il 15 febbraio 1741 a 82 anni nella sua città, dove ancora oggi è ricordato con una piazza. La Cinchona è un albero sempreverde della famiglia delle Rubiaceae originario delle Ande, Perù e Bolivia. Dopo un intenso sfruttamento avvenuto per la raccolta della corteccia nel corso di secoli, nei luoghi d’origine è quasi scomparso, mentre è ancora presente nell’isola di Giava in numerose piantagioni create nell’Ottocento dai commercianti olandesi. Il nome del genere si deve a Linneo che nel 1753 lo dedica ad Ana de Osorio, contessa di Chinchon (un errore tipografico fa perdere la prima "h") e moglie del viceré del Perù, guarita secondo una leggenda dalle febbri malariche grazie alla corteccia di china. Il genere Cinchona comprende almeno 23 specie, quella che contiene la più alta percentuale di chinino è la Cinchona calisaya Wedd. dalla corteccia gialla chiamata così da Hugh Algernon Weddell nel 1849. Le foglie sono opposte e ovali appuntite, i fiori allungati bianchi o rosa sono portati in pannocchie terminali.