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PIANETA ANIMALI  a cura di Monica Nocciolini
PRIMAVERA, ATTENTI ALLA FILARIA
07/04/2020

di Monica Nocciolini



DOMESTICI - Filariosi cane 1Una passeggiata come tante, in un prato come tanti, in una primavera come tante; una puntura di zanzara apparentemente come tante. Poi quei colpi di tosse, il dimagrimento, il respiro che si affanna talvolta fino ad arrestarsi. È la filariosi cardiopolmonare, provocata dal parassita Dirofilaria immitis di cui sono vettori le zanzare, in particolare le temute “tigre” ma non solo loro. L’insetto ne diviene portatore dopo aver punto un animale malato, per poi inocularlo in quello sano alla puntura successiva. Da lì in poi è un precipizio: le microfilarie si dirigono nell’area cardiaca e nel frattempo crescono. I vermi adulti arrivano a misurare anche 30 centimetri. A loro volta, poi, si riproducono colonizzando l’atrio destro del cuore, l’arteria polmonare, la vena cava inferiore. I vermi vivono fino a sette anni, ma raramente l’animale che ne è infestato sopravvive così a lungo.

Ad essere potenzialmente colpiti sono tutti gli animali domestici tra cani, gatti e furetti. Va da sé però che il cane – complici le scampagnate e le passeggiate pluriquotidiane tra erbe e arbusti – risulta più esposto rispetto ai “colleghi” pet che trascorrono il loro tempo in casa. Inoltre, in gatti e furetti il parassita risulta spontaneamente meno aggressivo.

Prevenire si può e soprattutto si deve, e il momento per recarsi dal proprio veterinario di fiducia è proprio questo: la primavera con i suoi primi tepori. Aree endemiche ormai non ce ne sono più. O meglio: tutta Italia ormai lo è. L’innalzamento delle temperature ha infatti favorito la diffusione della malattia e dei suoi vettori naturali in maniera uniforme su tutto il territorio. In compenso gli strumenti di prevenzione farmacologica oggi a disposizione sono molteplici: si va dalle compresse da somministrare una volta al mese da marzo fino a novembre, alle fialette spot-on da applicare tra le scapole. Per chi sa di essere un dimenticone matricolato, esiste poi l’iniezione da praticare una volta l’anno per assicurare copertura prolungata quanto serve. Insomma non ci sono scuse. Anche perché, se l’animale si ammala, dopo, la cura è lunga e gli esiti quasi sempre infausti. Rischiare non vale la pena.