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PIANETA ANIMALI  a cura di Monica Nocciolini
PIANETA ANIMALI - N° 117
12/08/2020
di Monica Nocciolini


PAG.68COVID-19 E PET

I nostri animali domestici sono membri della famiglia e quindi no, non si abbandonano. Mai. Guai. Ciò premesso, quali misure specifiche di accudimento adottare con loro in questa lunga emergenza sanitaria legata al coronavirus Covid-19? Parola d’ordine: igiene, igiene, igiene. Nelle giuste modalità, ovvero evitando alcool e candeggina che di frequente ne hanno irritato fino all’ustione zampe e mucose. In questi mesi Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità (Iss) hanno diramato varie linee guida. Nella ribadita assenza di evidenze scientifiche, vige il principio di massima precauzione.

Se infatti non esistono prove che cani, gatti, furetti & Co. trasmettano il virus all’uomo, alcuni casi parrebbero invece testimoniare il contrario, ovvero una certa suscettibilità in particolare di felini e mustelidi di contrarre il Covid-19 da persone infette. Magari asintomatiche. Ipoteticamente ognuno di noi. Nella quotidianità domestica, quindi, l’Iss consiglia di mantenere anche con gli animali il distanziamento sociale. Non è dato sapere come si spiegherà al gatto il divieto improvviso di far le fusa in grembo alla nonna, ma intanto ad esempio si può resistere alla tentazione di ricambiare le feste al rientro a casa dopo un’uscita indispensabile legata a motivi di salute o lavoro. Prima spogliarsi, togliere le scarpe e lavare accuratamente le mani; solo a questo punto sì al bentornato a sei zampe. Tortura inutile? Falso: a prescindere dalle contingenze sanitarie, allenare il cane alla pazienza – si chiama abbassamento dell’arousal – ne attenua l’ansia risparmiandogli un mucchio di guai. E il Covid-19 è un guaio enorme.

Ma c’è anche un altro aspetto: proprio come l’uomo per pelle e capelli, così gli amici pelosi sono anche superficie capace di trattenere il virus e disperderlo nell'ambiente o – peggio – sulle mani in vena di grattini. Lungi dal considerare l’adorato pet alla stregua di un canapè, il Ministero della Salute raccomanda di passare spesso il manto con un panno umido. Lavarsi le mani prima e dopo la sessione di tenerezze, buona norma sempre, diviene imperativo. Cautele ancora maggiori poi per il cane: uscendo in passeggiata, moltiplica le occasioni di contatto col virus soprattutto banalmente camminando. Iss e Ministero invitano a non lasciarlo salire sulle superfici che accolgono le persone – tradotto: giù da divani, letti e poltrone – ma anche a lavare le zampe con acqua e sapone neutro dopo ogni giretto. Questo non danneggerà il loro ph, diverso da quello umano, e spazzerà via il virus. Poi si asciuga con cura per evitare ristagni tra i polpastrelli e tra le dita. Sicuri, igienizzati, anti-Covid.

 

SELVATICI - Delfini affiorano.L’ADRIATICO DALLA PARTE DEI DELFINI
Il mare Adriatico difende i suoi delfini dall’inquinamento acustico. È italo-croato il team che porta avanti il progetto Soundscape, finanziato dall’Unione Europea e finalizzato a mappare le intrusioni sonore sottomarine sviluppate dal traffico in superficie. Come? Con degli idrofoni, in tutto nove, piazzati ad arte nei luoghi più esposti dell’alto Adriatico. Marche, Emilia Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia in Italia, più altre zone della Croazia per un anno attiveranno dunque un monitoraggio che dovrà ottimizzare le rotte dei natanti a vantaggio del benessere dell’universo degli abissi.

Proprio là dove si immaginano i grandi silenzi, infatti, le emissioni sonore provocate dall’uomo danneggiano le comunicazioni tra pesci e mammiferi marini. La qualità della vita dei delfini, abituati a interagire attraverso i loro biosonar, è la più compromessa da ciò che per loro si traduce in una specie di accecamento acustico. I tursiopi subiscono modificazioni importanti in abitudini e comportamenti, anche nel rapporto madre-cucciolo.

Alterazioni poi un po’ per tutte le specie marine, mammiferi ma anche pesci. Se ancora i delfini riportano dal gran baccano danni all’equilibrio endocrino e al ritmo cardiaco, branzini e orate vanno invece incontro a variazioni ematiche. Per tutti quanti, poi, l’eccessivo rumore impedisce di percepire i pericoli e mettersi in salvo o al riparo, oltre a portare problemi di disorientamento per la fauna marina.

 

REDDITO - SalmoneSALMONI D’ALLEVAMENTO, LA METÀ È SORDA
Esposizione prolungata alla luce, crescita più veloce di quanto accada in natura e predisposizione genetica: per questo concorso di cause il 50% dei salmoni cresciuti in allevamento è sordo. Proprio così: un salmone su due cresciuto in cattività sviluppa una malformazione degli otoliti, gli ossicini dell'orecchio interno, che ne determina la sordità.

Il fenomeno, per la verità, si verifica su un’altissima percentuale di pesci d’allevamento. Si sfiora il 95%.

La particolarità nei salmoni, però, è che l’handicap non è un banale ritardo nello sviluppo dell’apparato uditivo, ma proprio un deficit permanente e irreversibile. Di più: con l’andar del tempo peggiora. A dimostrarlo è una ricerca condotta dall'Università di Melbourne, in Australia, in collaborazione con il Norwegian Institute for Nature Research, i cui esiti sono stati pubblicati sul Journal of Experimental Biology.

Gli studiosi si sono concentrati sui salmoni poiché miliardi di esemplari sono allevati per il ripopolamento e ogni anno vengono rilasciati nei fiumi. L’efficacia dell’operazione però è scarsissima. Ora se ne conosce il motivo. La sordità impedisce al pesce di avvertire i pericoli come il sopraggiungere di un predatore. Così, la loro sopravvivenza si è dimostrata tra 10 e 20 volte inferiore rispetto a quella dei "colleghi" selvatici, con ripercussioni di carattere ambientale sugli ecosistemi. Prossima frontiera dei ricercatori è individuare una soluzione.