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PIANETA ANIMALI  a cura di Monica Nocciolini
COME RATTI CON LE ALI
14/10/2019


FOTO C - SELVATICIQuesta cosa di allevare piccioni, oltre 5mila anni fa nella Mezzaluna Fertile, è decisamente sfuggita di mano. Oggi i piccioni di città, Columba livia, sono una specie problematica per le criticità, soprattutto sanitarie, che la loro presenza massiccia porta con sé. Dal dopoguerra in poi, questi pennuti il cui ciclo riproduttivo non conosce stagioni, si sono moltiplicati. All’alba del Terzo Millennio nel comune di Milano si stimava la presenza di 103.650 individui, mentre, solo un lustro prima, Pisa ne ospitava fra i 13 e i 20mila e il centro di Roma già nel 1991 arrivava a 5.761 esemplari.

E ora che sono protagonisti dell’ecosistema urbano, che fare?

La loro crescente diffusione ha spinto lo studioso Colin Jerolmack della New York University a definirli “ratti con le ali”. La preoccupazione istituzionale cresce, ma il contrasto procede non coordinato. Intanto il problema si fa di salute pubblica poiché il piccione, attraverso i suoi copiosi escrementi, è portatore di più agenti patogeni e parassiti. Nel Bel Paese ad alta densità monumentale, poi, il potere corrosivo del suo guano è tristemente noto alle soprintendenze.

È uno studio Lipu del 2016 a mettere a punto una griglia di misure di contenimento dei piccioni di città in cui si privilegiano igiene urbana, sistemi antintrusione meccanici (reti) o elettrostatici, gestione delle uova e sterilizzazione degli esemplari, incremento di predatori: rapaci diurni e notturni la cui introduzione in habitat urbano si presta però a generare nuovi orizzonti di indeterminatezza su eventuali sbilanciamenti negli equilibri faunistici.