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EDITOR a cura di Giula Corrado
UN BOSCO DA SALVARE
06/11/2019
di Laura Bellanova
 


IMG_7783C'era una volta un bambino di nome Riccardo che tutti chiamavano Ricky cuor di panna perché era molto dolce.
Un giorno, mentre portava i biscotti al cioccolato a suo cugino che abitava dall'altra parte del bosco sentì qualcuno che gli domandava: "Ehi, tu, dove stai andando?"
Ricky ebbe paura. Alzò il mento all'insù e vide che a rivolgergli la parola era stato proprio un grande albero.
"Tu parli? " Gli chiese il bimbo un po' spaventato ma anche molto curioso.
"Sì, certo! In verità io parlo tanti tipi di linguaggi, anche quello degli animali e dei fiori. E sai perché? Perché io so ASCOLTARE, e quando uno sa ascoltare impara un sacco di cose”.
Riccardo provò così tanta gioia a parlare con un vero albero che gli raccontò dove volesse recarsi e che aveva un po' di paura di incappare nel lupo cattivo.
"Ti capisco che hai paura del lupo, bimbetto, anche noi alberi a volte abbiamo paura. E sai di chi? Di voi umani. Perché ci bruciate o ci tagliate. Quando questo succede tutto il bosco piange”.
"Ma secondo te albero, chi è più cattivo con voi, i grandi o i bambini?" L'abete subito rispose: "I grandi naturalmente! I bambini ci vogliono bene! Amano distendersi sotto le nostre fronde, costruirsi casette fra i nostri rami, arrampicarsi come delle scimmiette... e poi ci abbracciano sempre...".
Ricky d'un tratto esclamò: "Albero, per favore, non scappare, vado da mio cugino a portargli i biscotti e poi torno a salutarti prima di rientrare a casa."
"Ah ah ah! E dove vuoi che me ne vada? Non ho mica le gambe io, ti aspetto qui per forza!" disse ridendo forte l'albero.

Consegnati i biscotti al cugino tornò nel bosco. Appena lo rivide gli disse: "Eccomi, sono qui, non mi hai ancora detto come ti chiami".
L'albero rispose: "Mi chiamo Paolino". Ricky scoppiò a ridere ribattendo: "più che Paolino penso che tu debba chiamarti Paolone! Arrivi quasi fino alle nuvole coi tuoi lunghi rami!" L'albero Paolino rise insieme a lui.
"Io purtroppo devo subito andare a casa prima che arrivi il buio ma passerò domani a trascorrere del tempo con te!" promise il bambino.
"Va bene", disse l'albero Paolino-Paolone, "a domani!"
Il sonno di Riccardo fu un po' agitato perché sentiva dei rumori provenire da lontano ma non ci fece molto caso perché era stanchissimo.

L'indomani mattina salutò la mamma e le disse che andava a raccogliere delle more nel bosco. Rimase a bocca aperta quando, avvicinatosi, notò che un sacco di alberi erano stati abbattuti nella notte dalle ruspe... si mise a correre e a chiamare il suo albero, ma inutilmente. Ad un certo punto Ricky lo vide. Paolino era salvo per miracolo ma tantissimi suoi amici erano già stati tagliati. Allora lo abbracciò e gli fece una promessa: "non permetterò che ti abbattano e farò in modo che tutto il bosco si ripopoli di alberi".
A scuola, quel giorno, Ricky cuor di panna parlò del problema alla sua maestra che aveva ancora un cuore buono come quello dei bambini. Lei decise che si sarebbe fatta aiutare dagli alunni di tutte le classi della scuola per piantare i semi dei futuri alberi.
Ricky era ancora però molto arrabbiato per la questione delle ruspe, ma la sera mentre faceva il bagnetto rilassandosi fra le bolle di sapone esclamò: "Eureka!" che significa: "Evviva ho risolto un problema difficile".

Il mattino seguente si recò in classe e al momento dell'intervallo in giardino disse nell'orecchio del suo migliore amico Filippo: "fermiamo le ruspe, passaparola". Naturalmente Filippo espresse lo stesso messaggio nell'orecchio di Camilla, che lo disse ad Elisabetta, che a sua volta lo disse a Diego e via di questo passo finché tutti i bambini della scuola furono avvertiti.
Gli alunni volevano collaborare per fermare le ruspe dall'abbattimento degli ultimi alberi rimasti, ma non sapevano come riuscirci.
L'idea venne a Ricky osservando nel pomeriggio il suo fratellino. Che cosa stava facendo il piccolo Danilo? Danilo aveva ordinato al cagnolino Birillo di alzarsi e, una volta prese due zampe, cercava di convincere il cane a fare con lui un bel girotondo. Riccardo trovò che l'idea del girotondo fosse perfetta per il suo piano.

A scuola la mattina seguente radunò tutti i bambini e disse loro: "Ascoltate amici, faremo così: ci divideremo in gruppetti. Ogni gruppo circonderà uno degli alberi rimasti in piedi. Dovrete tenervi per mano nel girotondo attorno all'albero che avrete scelto fino a quando le ruspe stanche di aspettare che cediamo alla stanchezza decideranno di andarsene loro per prime".
Tutti gli alunni fin dal primo pomeriggio terminate le lezioni si misero alle loro postazioni attorno agli alberi.
Quando udirono le ruspe avvicinarsi coi loro terribili rumori e le loro fauci aperte, i bambini si presero per mano cantando forte: "Viva il bosco! Viva il bosco! Viva il bosco..."
Quei grandi veicoli che parevano onnipotenti iniziarono a rallentare appena scorsero i fanciulli che giravano ininterrottamente attorno ai pochi abeti senza stancarsi mai. Dopo molte ore di inutile attesa spensero i motori in segno di resa. Quando li riaccesero fu solo per fare dietrofront e andarsene.
Fu il momento più bello per tutti i bambini e per la loro maestra. Avevano vinto la battaglia contro quei colossi. I pochi alberi rimasti erano finalmente salvi!

Nei giorni successivi con molto impegno tutte le classi si misero a piantare nuovi alberi nel bosco riuscendo in tal modo a far ritornare il sorriso all'albero Paolino.
Ricky cuor di panna lo abbracciò a lungo e gli disse: "non preoccuparti più! L'incubo è finito, ci sono qua io. Anzi... ci siamo qua noi!" gli disse voltandosi verso tutti i bambini che lo avevano aiutato in quell'impresa straordinaria.