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GAIA di Fulco Pratesi
LO STORNO
03/10/2019



FOTO ACapisco che parlar bene dello storno, soprattutto in una stagione in cui questi uccelli dal piumaggio scuro con riflessi iridescenti arrivano in massa dal nord Europa, sia poco diplomatico. Il saccheggio delle olive in campagna e, in città, la pioggia di escrementi sotto i loro dormitori  sono tutti motivi di antipatia, temperata dalla visione magica delle loro evoluzioni vespertine, che divengono mirabolanti quando un rapace li insegue.

Debbo a un famoso forestale, l’ufficiale salentino Raffaele Congedo, grande naturalista, alcune osservazioni in favore di questa specie, nel suo libro “Ove fiorisce l’olivo” del 1969, che lessi da giovane. Riferendosi ad alcune sue osservazioni dirette e ai testi di importanti ornitologi, l’autore desume che gli storni, almeno per quanto riguarda le olive, non siano così dannosi. In quanto essi, tra un’oliva sana e una contenente la larva della mosca olearia (Bactrocera oleae), preferiscono quelle con il “ripieno” proteinico.

Potrebbe sembrare una difesa d’ufficio per una specie che, comunque, è protetta dalla direttiva Uccelli dell’Unione Europea perché considerata in pericolo. Ma la mia esperienza diretta come osservatore degli oliveti di famiglia nel viterbese, mi offre gli spunti per spezzare una lancia a loro favore.

Quando le olive sono sane, cioè senza larve al loro interno, gli storni, pur presenti nell’oliveto, non causano danni se non minimi. Invece quando, nell’autunno di qualche anno fa, un pesante attacco della mosca colpì i nostri oliveti distruggendone la produzione, gli stormi di questi uccelli oscuravano il cielo. E, nei mesi successivi, potei  osservare squadre di storni che trapuntavano i prati adiacenti in cerca delle pupe (o crisalidi) interrate.

Che le larve del parassita siano molto gradite agli uccelli l’ho potuto constatare seguendo l’azione di una cinciarella nell’ottobre 1982 la quale, nell’antico oliveto di Villa Glori a Roma, si industriava ad estrare una larva dal foro di un’oliva.

Visitai questo vetusto oliveto - che forse assistette alla sfortunata impresa dei FratelliFOTO B Cairoli alla conquista di Roma nell’ottobre 1867 – l’8 novembre 2008 quando i viali e i giardini della città erano invasi da eserciti di storni tra le proteste della gente. Sicuro di trovarne schiere che banchettavano, rimasi deluso. Anche se il terreno era cosparso di piccole e sane olive che un vecchietto raccoglieva (per farci l’olio, mi disse), di storni neanche l’ombra. Solo un giovane dell’anno che vagava sperduto tra gli alberi.

Credo che queste esperienze dirette rappresentino un’utile riprova del fatto che la conoscenza senza pregiudizi possa aiutare nella difesa della biodiversità oggi ovunque minacciata.