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GAIA di Fulco Pratesi
LA FUNZIONE CRESCENTE DELLA BIODIVERSITA'
13/06/2019


FOTO APERTURA (1)Nel secondo Dopoguerra, le uniche strutture più o meno dedicate alla tutela e all’istruzione naturalistica erano i quattro derelitti parchi nazionali istituiti dal 1923 al 1935, i rari giardini zoologici, qualche museo di scienze naturali e gli orti botanici.

La Riforma Gentile del 1924 aveva cancellato dal ginnasio e dal liceo le scienze naturali con pesanti effetti sulla conoscenza e sulla tutela della biodiversità. La riforma scolastica del 1955 introdusse infine l’insegnamento dei “primi elementi di scienze naturali” alle elementari, con la raccomandazione di far compiere agli scolari “escursioni nei dintorni e raccolte e collezioni”. Nella scuola media istituita nel 1963, entrò nelle aule la materia “Osservazioni ed elementi di scienze naturali” che aveva lo scopo di condurre gli alunni “a cogliere l’armonia e la bellezza della natura”.

Nei primi anni sessanta operavano il Gruppo Verde di Italia Nostra - associazione privata nata nel 1956 per la difesa del Patrimonio storico, artistico e naturale - e la Federazione Pro Natura Italica nata nel 1959. A livello universitario, produceva studi e denunce la Commissione di Studio per la Conservazione della Natura e delle sue Risorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche, istituita nel 1951. Dal Gruppo Verde di Italia Nostra prese forma nel 1966 l’emanazione italiana del World Wildlife Fund, un ente nato in Svizzera nel 1961 avente come scopo la tutela della flora e fauna selvatica del Pianeta.

Nel 1971, la Commissione di Studio del CNR elaborò un Elenco dei Biotopi da proteggere sulla base delle segnalazioni di numerosi studiosi. Nello stesso anno, la Società Botanica Italiana pubblicò un primo “Censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione” che contribuì non poco a stimolare le azioni di tutela che, in tutto il Paese, associazioni, enti locali e governativi (come il Corpo forestale dello Stato) cominciarono ad organizzare sulla base delle indicazioni della Conferenza ONU sull’Ambiente tenutasi a Stoccolma nel 1972.

Gli esiti positivi di questa evoluzione si possono desumere dal successo di alcuni esempi concreti.

Nei primi anni Sessanta, le cosiddette “Zone Umide” erano oggetto di interventi che distruggevano stagni, paludi e lagune, considerati ambienti inutili e dannosi. La lotta condotta dal WWF con la creazione di Oasi e da Italia Nostra, per la tutela delle specie migratorie, fece sì che l’attività di drenaggio e bonifica venisse finalmente a cessare nel 1970 con il salvataggio della Valle della Falce nel Delta padano.

La persecuzione e lo sterminio organizzato avevano nel 1973 portato l’ultimaFOT B popolazione del lupo italico a soli 100 esemplari asserragliati in Abruzzo e Calabria. L’Operazione S. Francesco lanciata dal WWF e dal Parco d’Abruzzo in quegli anni, ottenne il risultato di capovolgere l’immagine del “Lupo cattivo” riportando la specie a popolare i territori dove era stato eliminato.

Questi esempi possono dimostrare la trasformata e accresciuta sensibilità in favore della biodiversità e danno la misura di quanto ancora si debba e si possa fare per migliorare una purtroppo ancora carente situazione che sta portando all’estinzione milioni di specie in tutto il Pianeta.