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GAIA di Fulco Pratesi
DOPO IL FUOCO TORNA LA VITA
02/07/2020


IMG_0885 okNegli anni Ottanta del secolo scorso, lungo le coste italiane lo spettacolo degli incendi era assai frequente. Se la macchia mediterranea - adusa da millenni ad essere vessata da tagli, pascolo e incendi che le hanno donato grande resilienza -   può risorgere intatta, i danni erano (e sono) sempre gravi. Soprattutto alle creature che non riescono a fuggire dall’incalzare delle fiamme le quali, specialmente se sospinte dal vento e su un pendio,  avanzano  ad una velocità  inarrestabile.

Durante un incendio divampato il 24 agosto 1981 all'Argentario   vicino a Capo d’Uomo, ho potuto osservare (e disegnare) un falco pellegrino in fuga incalzato dalle fiamme che, assieme alla sindaca Susanna Agnelli, tentavamo di controllare. Dopo il passaggio devastante del fuoco ho trovato addirittura un uccellino strinato dalle vampe appeso a uno stelo di finocchiella.

Se il passaggio delle fiamme nei boschi può essere devastante, in molti casi questi, soprattutto foreste di resinose oggetto di rimboschimento o non in buona salute, possono, come è successo  nel Parco Nazionale di Yellowstone nel 1988, riprendersi creando un ecosistema addirittura più ricco di biodiversità.

Quando, nell’agosto 2017, un grande incendio devastò le pinete del Monte Morrone nel Parco Nazionale della Majella, vi furono molte proposte per ricreare la foresta andata in cenere: rimboschimenti, cesse tagliafuoco, apertura di strade forestali e altre iniziative anche costose. Ne scrissi sul Corriere della Sera, citando alcuni fatti basandomi su esperienze dirette. I terreni percorsi dal fuoco, se lasciati al  loro recupero naturale, evitando problemi come il pascolo e l’eccessivo calpestio, presentano una grande capacità di recupero. L’Associazione “Salviamo l’orso”, che opera anche sulla Majella cercando di favorire il ritorno di questo animale in quel Parco Nazionale, pensò di sfruttare il legame che unisce le api agli orsi, installando sul suolo denudato (con il contributo degli abruzzesi che lavoravano a Bruxelles) degli alveari.

Gli orsi saccheggiano spesso gli apiari, non tanto per il miele, che pure gradiscono, quanto per gli insetti, le loro larve e uova che rappresentano una buona integrazione proteica alla loro dieta di animali ghiotti di formiche e altri insetti.

Le api insediate sul luogo dopo poche settimane dall’incendio, poterono  profittare  dei fiori delle piante che - ricomparse in copia dopo le piogge e il ritorno del sole prima impedito dalle chiome - offrirono le loro corolle ricche di nettare e polline.

Questa operazione di intervento curativo, associata al ritorno delle piante boschive, sia rigermogliate dai polloni di latifoglie superstiti, sia germinate dai coni aperti dal calore, sia dai semi trasportati dalle ghiandaie e cornacchie, potrà in pochi decenni ridare alla compagine boschiva del Morrone  un ambiente più naturale e più confacente alle esigenze degli orsi marsicani che stanno tornando in Majella.