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GAIA di Fulco Pratesi
CAMBIAMENTO CLIMATICO ED ENERGIE RINNOVABILI
01/02/2019

di Fulco Pratesi



Orso

Lo scioglimento dei ghiacci, dovuto al riscaldamento globale, sta creando non pochi problemi alla fauna, in particolare a quella dell’Artico.



Il problema più importante e urgente per il futuro dell’Umanità e del Pianeta, sua unica dimora, è quello dell’aumento della temperatura globale che sconvolge i delicati meccanismi climatici. La causa principale di questo processo sta nelle attività della nostra specie che, distruggendo le foreste (anche incendiandole), ampliando gli allevamenti di bestiame e cementificando i suoli, ne mettono a rischio gli equilibri.

La causa primaria del Global Warming risiede, secondo gli scienziati, in un consumo diffuso e crescente di combustibili (carbone, idrocarburi liquidi e gassosi) fino a poco più di un secolo fa relegati nel sottosuolo da centinaia di milioni di anni, divenuti oggi la materia prima indispensabile del cosiddetto sviluppo, a iniziare dalla nascita della seconda “Rivoluzione Industriale” che gli storici situano negli anni successivi al 1850.

Secondo le indicazioni scaturite dal Congresso mondiale sui mutamenti climatici tenutosi a Parigi nel dicembre 2015, la temperatura globale non dovrebbe superare i 2 gradi (meglio 1,5 °C) di aumento, rispetto al periodo preindustriale, pena l’aggravarsi degli squilibri che stanno già colpendo il Pianeta Terra con siccità tremende, tornado, alluvioni e innalzamento dei livelli marini.

In conseguenza di ciò, qualsiasi tentativo, anche circoscritto, teso a far diminuire il consumo di combustibili fossili, deve essere accolto con favore. Tra questi, l’iniziativa del gruppo ERG, uno dei maggiori operatori petroliferi, che si sta trasformando in produttore di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Così, da un capitale nel 2006 investito per il 53% nelle energie da fonte fossile (petrolio 48% e gas naturale 32%), si è giunti nel 2018 a un mix in cui, accanto a un 23% di energia idroelettrica, gli investimenti sono passati a un 56% di eolico, 10% solare e solo l’11% di gas naturale, una fonte fossile già scesa dal 32% al 16% nel 2014.

II tutto completato da una concreta attenzione riservata al miglioramento e all’efficienza degli impianti eolici e solari. La scelta delle rinnovabili si è dimostrata vincente anche perché “si tratta di industrie – come dichiarano i responsabili dell’ex industria petrolifera – a maggior tasso di crescita a livello mondiale”.

Un segnale positivo in un periodo storico in cui, nonostante la migliorata sensibilità in campo ecologico, il consumo di carburanti fossili ha purtroppo ripreso a salire.