Menu
Mostra menu
  • >
  • Editoria
    >
  • Calendario Storico
    >
  • Il Calendario
    >
  • Anni 2009-2000
    >
  • 2000
    >

Calendario storico

Anno 2000


Modelli di vita Un anziano Carabiniere intrattiene i nipoti con storie sull'Arma

MODELLI DI VITA

Bel giorno quello della mia nascita: 14 febbraio, San Valentino, festa degli innamorati. Costellazione Acquario. Probabilmente quella data costituisce il più felice coronamento del sogno d'amore dei miei genitori. Dalla festa per i miei diciott'anni ne è già quasi passato un altro, e, tra poco, dovrò aggiungerlo al conto. Solo che, questa volta, non ci sarà la festa, e io sarò lontano da casa. Ma andiamo per ordine. Come dice la filastrocca? "Febbraio, gioioso ma breve..." Già... è un mese che scappa via subito, ti sguscia dalle mani in un lampo, come se la primavera avesse fretta di battere all'uscio. Essere solo nel giorno del mio compleanno non mi rattrista, e poi "solo" è un modo di dire. Ci sono i compagni e c'è Fabia: una ragazza che è più di un affetto e, insieme a lei, mi sembra di scoprire il mondo. C'è soprattutto la fantasia, il mezzo di locomozione più rapido e economico, che aiuta a vivere quando (come ora) c'è da percorrere tanta strada in macchina, in compagnia soltanto di te stesso. O quando, la sera, il sonno un poco si fa sospirare e la coscienza fende una bruma dove scintillano, in disordine, fatti vicini e lontani. Il film che scivola lungo la mente mi restituisce l'immagine di quando ero bambino..., in calzoncini corti e maglietta entro nella stanza che è il mio piccolo regno. Tutto è piccolo, a mia misura: c'è il letto che custodisce i miei sogni, e il banco sul quale appoggio l'album da disegno... con i pennarelli traccio disegni improbabili di fantastici cavalieri. In un angolo, stanno ammucchiati i miei giochi: pupazzi e bestiole di peluche, il piccolo pianoforte, il teatrino delle marionette, i pattini in linea, il pallone... Con dolce pazienza la mamma mi rimprovera spesso per il disordine, vorrebbe che ogni cosa avesse un suo posto: solo che la frenesia di passare da un gioco all'altro non mi lascia il tempo di farlo. E' un disordine nel quale mi trovo benissimo: provo piacere nel buttare tutto all'aria per ritrovare quello che cerco, che so esserci ma non vedo. In fondo la mamma vuole bene al mio caos e, se mi vedesse sistemare il mucchio, probabilmente si impensierirebbe. Qualche volta sono irragionevole anche se è insolito che pesti i piedi per terra. I miei genitori mi danno quello che un bambino attende da loro: il calore, la vicinanza, il dialogo, il giusto antagonismo, l'esempio. Già, i miei genitori: due incredibili personaggi che non mi hanno insegnato ad amare con le chiacchiere: me lo hanno dimostrato ogni giorno, ogni momento. Ciò nonostante mi succede (raramente) di tempestare ripetendo come un disco rotto: "Voglio! Voglio!" Che cosa voglio? Riappare un viso rassicurante sebbene ispido di barba bianca, sempre curata. E' il nonno, il gufo saggio e buono della favola in cui vivo. Rivedo il suo portamento inamidato, i capelli grigi cortissimi, i modi garbati. L'anima l'ha lasciata nei ranghi dei Reali Carabinieri e talvolta pare ignorare il mondo circostante, come sprofondato in un universo scomparso: al contrario è sempre vigile, nulla sfugge a quell'apparente suo distacco."L'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re" sentenzia infatti, ma subito gli si addolcisce la voce e soggiunge: "Insomma, qual è la causa di tanto sconquasso?" Col dorso della mano asciugo i lucciconi, e, con parole spezzate, spiego che la mamma non vuole comprarmi i tubetti con i colori a olio. Dice che imbratterei tutta la casa. Il mio tono è di accusa, mi pare di aver subito un sopruso: sono convinto che i colori a olio siano innocui come quelli ad acqua. Il nonno scuote il capo. Pulisce gli occhiali. Mi prende per mano e: "Adesso uscirai con me" dice, "mi terrai compagnia per la passeggiata e magari... Beh, io di colori a olio non m'intendo e non ci voglio entrare; però ho una straordinaria competenza sui gelati. Sono una autorità. Il cono Polifemo è una mia scoperta. E credo che... credo che..." Mezz'ora dopo, io e il nonno siamo seduti alla più rinomata gelateria cittadina: e, piano piano, cercando di prolungare la mia felicità, sorbisco un enorme cono. Cioccolato, nocciola, pistacchio e panna a volontà. Niente fragola, non piace a nessuno dei due. Il nonno mi spiega chi era Polifemo: un ciclope, un gigante e con un solo enorme occhio in mezzo alla fronte. Mi parla di Ulisse che si era fatto chiamare Nessuno, di Itaca, della Maga Circe... Ascolto affascinato, immobile. Ho dimenticato persino l'esistenza dei colori a olio.