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Stranieri

L'ITALIA NEL SISTEMA SCHENGEN

Lo Spazio di Schengen

Lo spazio Schengen è stato istituito con l'accordo di Schengen del 1985, che prevedeva l' eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni. Questo accordo è stato completato nel 1990 dalla convenzione d' applicazione dell'accordo di Schengen, che ha stabilito la soppressione definitiva dei controlli alle frontiere interne. La convenzione ha rafforzato i controlli alle frontiere esterne, ha definito le procedure di rilascio dei visti uniformi, ha stabilito il sistema d'informazione Schengen, ha intensificato la cooperazione di polizia alle frontiere interne e ha migliorato l'azione contro il narcotraffico. l'Italia è entrata nel sistema operativo di Schengen il 26 ottobre 1997.
Attualmente lo spazio Schengen comprende 26 paesi europei (22 dei quali sono Stati membri deIl'UE):
Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Siovacchia, Siovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.
I paesi che appartengono allo spazio senza frontiere interne:
- non effettuano più i controlli alle loro frontiere interne (cioè le frontiere fra due Stati Schengen);
- hanno rafforzato, secondo criteri chiaramente definiti, i controlli alle frontiere esterne (cioè le frontiere fra uno Stato Schengen e uno Stato non Schengen).

Di conseguenza, sia i cittadini dell'UE sia i cittadini di paesi terzi possono circolare liberamente entro lo
spazio Schengen.

Approfondimenti sul sito ufficiale dell'Unione europea (https://europa.eu/european-union/index_it)

 

STRANIERI (L'INGRESSO DEGLI STRANIERI IN ITALIA)

Il visto di ingresso

Il visto, rappresentato da una "vignetta" applicata sul passaporto o altro valido documento di viaggio, è una autorizzazione concessa allo straniero per l' ingresso nel territorio della Repubblica Italiana o in quello delle altre Parti contraenti per transito o per soggiorno; viene rilasciato dalle Rappresentanze italiane all'estero e consente l'accesso, per transito o per breve soggiorno (fino a 90 giorni), sia in Italia che negli altri Paesi che applicano la Convenzione di Schengen, e assume la denominazione di "Visto Schengen Uniforme" (VSU).
Il visto d'ingresso per lungo soggiorno (superiore a 90 giorni) denominato "Visto Nazionale" (VN), consente l'accesso per soggiorni di lunga durata nel territorio dello Stato che ha rilasciato il visto e consente la libera circolazione per un periodo non superiore a 90 giorni per semestre nel territorio degli altri Stati membri.
I visti sono divisi in :
1. Visti Schengen Uniformi (VSU) rilasciati per:
- Transito Aeroportuale (tipo A);
- soggiorni di breve durata (tipo C), o di viaggio, fino a 90 giorni, con uno o più ingressi.
A personalità di rilievo la normativa Schengen consente il rilascio di visti di tipo C che, pur permettendo di soggiornare fino a 90 giorni per ogni semestre, valgono per uno, due, tre o cinque anni.
2. Visti a Validità Territoriale Limitata (VTL), validi soltanto per lo Stato Schengen la cui Rappresentanza
abbia rilasciato il visto senza alcuna possibilità di accesso, neppure per il solo transito, al territorio degli altri Stati Schengen . E' ammesso soltanto per motivi umanitari, di interesse nazionale o in forza di obblighi internazionali.
Vengono rilasciati dalla Rappresentanza diplomatica o consolare quando ritenga opportuno concedere ugualmente un visto per i motivi descritti, ovvero in presenza di un documento di viaggio non riconosciuto valido, per particolari ragione d'urgenza, o in caso di necessità.
3. Visti per Soggiorni di Lunga Durata o "Nazionali" (VN), validi per soggiorni di oltre 90 giorni (tipo D),
con uno o più ingressi, nel territorio dello Stato Schengen la cui Rappresentanza abbia rilasciato il visto.
I titolari di Visto D possono circolare liberamente nei Paesi Schengen diversi da quello che ha rilasciato il visto, per un periodo non superiore a 90 giorni per semestre solo qualora il visto sia in corso di validità.
La domanda di visto deve essere presentata personalmente alla Rappresentanza diplomaticoconsolare,
per iscritto, su apposito modulo in unico esemplare, compilato in ogni sua parte,
sottoscritto dallo straniero e corredato di una foto formato tessera.
Allo straniero è richiesto obbligatoriamente di attestare la finalità del viaggio (adozione, affari, cure mediche, diplomatico, gara sportiva, invito, lavoro autonomo, lavoro subordinato, missione, motivi familiari, motivi religiosi, reingresso, residenza elettiva, ricerca, studio, tronsito aeroportuale, transito, trasporto, turismo, vacanze-lavoro, volontariato); i mezzi di trasporto e di ritorno; i mezzi di sostentamento durante il viaggio ed il soggiorno; le condizioni di alloggio.

Approfondimenti

(http://www.esteri.it/mae/it/ministero/servizi/stranieri/ingressosoggiornoinitalia/visto_ingresso)

Il SOGGIORNO DEGLI STRANIERI IN ITALIA

Il Permesso di soggiorno (0.Lg5. 25 luglio 1998, n. 286 modificato dalla Legge 30 luglio 2002, n. 189)

Lo straniero, che intenda soggiornare in Italia per più di tre mesi, entro otto giorni lavorativi dall'ingresso in Italia, deve chiedere il permesso di soggiorno al Questore della provincia in cui si trova presentando una domanda a cui allegare:
- il passaporto, o altro documento di viaggio equivalente (link alla scheda), in corso di validità con il relativo visto di ingresso, se richiesto;
- quattro foto formato tessera, identiche e recenti;
- una marca da bollo di € 16,00;
- la documentazione necessaria al tipo di permesso di soggiorno richiesto
- il versamento di un contributo compreso tra € 80 e € 200 (€ 80,00 per i permessi di soggiorno di durata superiore a tre mesi e inferiore o pari ad un anno; € 100,00 per i permessi di soggiorno di durata superiore a un anno e inferiore o pari a due anni e € 200,00 per il rilascio del permesso di soggiorno CE
per soggiornanti di lungo periodo).
La richiesta di permesso può essere anche presentata, per alcuni motivi (link alla scheda) presso i Comuni, i Patronati, Sportelli Unici per l'immigrazione e presso le Poste.
Non è mai richiesto il versamento del contributo quando il permesso di soggiorno è rilasciato o rinnovato per asilo, per richiesta asilo, per protezione umanitaria, per protezione sussidiaria; se l'ingresso è per ricevere cure mediche; la stessa esenzione si applica anche agli eventuali accompagnatori; se è richiesto l'aggiornamento o la conversione del permesso di soggiorno in corso di validità. È posto, a carico del singolo utente, ancorchè minore, il costo del documento elettronico che, solo nella fase sperimentale, correlata all'entrata in vigore del necessario adeguamento della norma nazionale, è stato prodotto gratuitamente per i soli minori infraquattordicenni. Il permesso di soggiorno elettronico è una smart card che contiene i dati anagrafici, l'immagine del volto e le impronte digitali del titolare. AI minore di anni quattordici, già iscritto nel permesso di soggiorno del genitore o dell'affidatario alla data di entrata in vigore della L. 7 luglio 2016, n. 122 (23 luglio 20126), il permesso di soggiorno individuale per motivi familiari sarà rilasciato al momento del rinnovo del permesso di soggiorno da parte del genitore o dell'affidatario, stranieri. La validità del permesso di soggiorno è la stessa del visto d'ingresso:
- fino a sei mesi per lavoro stagionale e fino a nove mesi per lavoro stagionale nei settori che richiedono
tale estensione;
- fino ad un anno, per la frequenza di un corso per studio o formazione professionale ovviamente documentato;
- fino a due anni per lavoro autonomo, per lavoro subordinato a tempo indeterminato e per ricongiungimenti familiari.
Gli stranieri che vengono in Italia per visite, affari, turismo e studio per periodi non superiori ai tre mesi, non devono chiedere il permesso di soggiorno.
Il rinnovo del permesso di soggiorno deve essere richiesto almeno 60 giorni prima della scadenza ed è sottoposto alla verifica delle condizioni previste per il rilascio.

Procedure ed approfondimenti: (https://www.portaleimmigrazione.it/)

Procedura per consultare lo stato del documento: http://www.poliziadistato.it/articolo/view/15002/

 

CONTRATTO DI SOGGIORNO PER LAVORO SUBORDINATO

(art. 5 bis del O.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 modificato dalla Legge 30 luglio 2002, n. 189)

Il contratto di soggiorno per lavoro subordinato stipulato fra un datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia e un prestatore di lavoro, cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea o apolide, costituisce titolo valido per il rilascio del permesso di soggiorno se contiene specifiche dichiarazioni relative:
- alla garanzia da parte del datore di lavoro della disponibilità di un alloggio per il lavoratore che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica;
- all'impegno al pagamento da parte del datore di lavoro delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel Paese di provenienza.
Il contratto di soggiorno per lavoro è sottoscritto presso lo Sportello Unico per l'Immigrazione presso la Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo della propria provincia o ha sede legale il datore di lavoro o dove avrà luogo la prestazione lavorativa .

Procedura on line: https://nullaostalavoro.dlci.interno.it/

COMUNICAZIONE DI OSPITALITA' E/O ASSUNZIONE
ALLE PROPRIE DIPENDENZE DI STRANIERO O APOLIDA

(Art. 7 del D.Lgs. 25 luglio 1998 n.286 modificato dalla Legge 30 luglio 2002, n. 189)

I cittadini che, a qualsiasi titolo, danno alloggio ovvero ospitano uno straniero o apolide, anche se parente o affine, cedono allo stesso la proprietà o il godimento di beni immobili, rustici o urbani, posti nel territorio dello Stato, sono tenuti a darne comunicazione scritta, entro quarantotto ore, con il modulo in appendice all'Autorità Locale di p.s. (Commissariato di P.S. oppure, ove manchi, al Sindaco).
La comunicazione deve contenere:
- le generalità del denunciante e quelle dello straniero o apolide;
- gli estremi del passaporto o del documento di identificazione dello straniero o apolide;
- l'esatta ubicazione dell'immobile ceduto o in cui la persona è alloggiata, ospitata o presta servizio;
- il titolo per il quale la comunicazione è dovuta.
Le violazioni delle predette disposizioni sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 160 a 1.100 euro.

RILEVANZA PENALlSTICA DELLA LOCAZIONE
(Art. 12 comma 5 bis del D.Lgs. 25 luglio 1998 n.286)

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque cede a titolo oneroso un immobile di cui abbia la disponibilità ad un cittadino straniero irregolarmente soggiornante nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
La condanna con provvedimento irrevocabile comporta la confisca dell'immobile, salvo che appartenga
a persona estranea al reato.
Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni vigenti in materia di gestione e destinazione dei beni confiscati.
Le somme di denaro ricavate dalla vendita, ove disposta, dei beni confiscati sono destinate al potenzia mento delle attività di prevenzione e repressione dei reati in tema di immigrazione clandestina.

Modulistica: comunicazione di cessione di fabbricato
                    comunicazione di ospitalità

 

I limiti alle libertà di circolazione e di soggiorno dei cittadini dell'Unione europea.

I diritti alla libera circolazione e al soggiorno dei cittadini dell'Unione europea nel territorio degli altri Stati membri dell'Unione europea non sono illimitati, ma si esercitano in conformità delle norme comunitarie che li regolano e possono essere sottoposti alle limitazioni decise da ogni Stato membro giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica (artt. 45, par. 3, e 52 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di seguito denominato "TFUE"). Perciò il cittadino di un altro Stato membro dell'Unione europea, la cui presenza costituisca un pericolo per l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sanità pubblica di un altro Stato membro dell'Unione europea oppure che si trovi sul suo territorio sprovvisto dei requisiti previsti per esercitare i diritti di libera circolazione e di soggiorno può essere oggetto di un provvedimento di allontanamento adottato dalle autorità dello Stato membro dell'Unione europea nel cui territorio si trova. Dunque il cittadino italiano non può mai essere allontanato dal territorio dello Stato, mentre il cittadino di altri Stati membri dell'Unione europea che si trovi in Italia può, in alcune ipotesi, essere allontanato dal territorio italiano.
I diritti alla libera circolazione e al soggiorno possono essere limitati in due tipi di ipotesi.
A) La prima ipotesi è disciplinata a livello comunitario dagli artt. 14 e 15 della Direttiva 2004/38, e riguarda le situazioni in cui il cittadino dell'Unione non possiede o non possiede più le condizioni per avere diritto al soggiorno:
1) ogni cittadino dell'Unione europea ha diritto all'ingresso sul territorio di un altro Stato membro dell'Unione europea e al soggiorno fino a tre mesi dall'ingresso se è munito di una carta d'identità o di un passaporto in corso di validità (art. 6 e 7);
2) ogni cittadino dell'Unione beneficia del diritto al soggiorno fino a tre mesi dall'ingresso finché non diventa un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale dello Stato membro ospitante (art. 14, comma 1);
3) ogni cittadino dell'Unione europea e i suoi familiari beneficiano del diritto al soggiorno per un periodo superiore a tre mesi dall'ingresso finché soddisfano le condizioni fissate negli artt. 7, 8 e 12 della direttiva (art. 14, par. 2); (si veda la scheda sull'ingresso e soggiorno dei cittadini dell'Unione europea);
B) la seconda ipotesi, in cui l'allontanamento è motivato da ragioni di ordine o sicurezza pubblica, è disciplinata a livello comunitario dagli artt. 27 - 33 della Direttiva 2004/38, riguarda l'ipotesi in cui il cittadino dell'Unione o il suo familiare è allontanato per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica. In particolare, il primo comma dell'art. 27 prevede che gli Stati membri possono limitare la libertà di circolazione di un cittadino dell'Unione o di un suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica, ma non possono invocarli per fini economici.

In entrambi queste ipotesi lo Stato può adottare provvedimenti di allontanamento nei confronti del cittadino di altro Stato membro dell'Unione europea, ma l'esercizio del potere di allontanamento da parte dello Stato non è libero, perché è regolamentato, quanto a presupposti, garanzie procedurali, modalità di esecuzione e tutele giurisdizionali, dalla stessa direttiva 38/2004 e dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea.

Il sistema delle misure di allontanamento per motivi di ordine pubblico e sicurezza in Italia è attualmente così organizzato nell'art. 20 d. Igs. n. 30/2007:

A. si prevedono due tipi di misure di allontanamento per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello stato adottabili nelle seguenti ipotesi tipizzate dal legislatore:

(1) l'allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato. Riguarda il caso in cui il valore posto a repentaglio è la stabilità delle istituzioni dello Stato (ad esempio, per un attacco terroristico o per un' attività di spionaggio). Il provvedimento è adottato con decreto del Ministro dell' Interno:

- quando la persona da allontanare appartiene ad una delle categorie indicate nell’art. 18 legge 22 maggio 1975, n. 152, e successive modificazioni integralmente riprodotte nelle lett. d), e), f), g), h), i) dell’art. 4 d. lgs. n. 159/2011: (a coloro che, operanti in gruppi o isolatamente, pongano in essere atti preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti a sovvertire l'ordinamento dello Stato, con la commissione di uno dei reati previsti dal capo I, titolo VI, del libro II del codice penale o dagli articoli 284, 285, 286, 306, 438, 439, 605 e 630 dello stesso codice nonché alla commissione dei reati con finalità di terrorismo anche internazionale; a coloro che abbiano fatto parte di associazioni politiche disciolte ai sensi della legge 20 giugno 1952, n. 645, e nei confronti dei quali debba ritenersi, per il comportamento successivo, che continuino a svolgere una attività analoga a quella precedente; a coloro che compiano atti preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti alla ricostituzione del partito fascista ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 645 del 1952, in particolare con l'esaltazione o la pratica della violenza; g) fuori dei casi indicati nelle lettere d), e) ed f), siano stati condannati per uno dei delitti previsti nella legge 2 ottobre 1967, n. 895, e negli articoli 8 e seguenti della legge 14 ottobre 1974, n. 497, e successive modificazioni, quando debba ritenersi, per il loro comportamento successivo, che siano proclivi a commettere un reato della stessa specie col fine indicato alla lettera d); agli istigatori, ai mandanti e ai finanziatori dei reati indicati nelle lettere precedenti. E' finanziatore colui il quale fornisce somme di denaro o altri beni, conoscendo lo scopo cui sono destinati; alle persone indiziate di avere agevolato gruppi o persone che hanno preso parte attiva, in più occasioni, alle manifestazioni di violenza di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401);
- quando vi sono fondati motivi di ritenere che la permanenza nel territorio dello Stato della persona da allontanare possa, in qualsiasi modo, agevolare organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali.
Ai fini dell'adozione dei provvedimenti di allontanamento, si tiene conto anche di eventuali condanne pronunciate da un giudice italiano per uno o più delitti riconducibili a quelli indicati nel libro secondo, titolo primo del codice penale. Si tratta dei reati contro la personalità dello Stato (ad esempio, associazioni sovversive o associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale).

(2) l'allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza. Tale provvedimento è adottato dal
Prefetto del luogo di residenza o di dimora del destinatario, salvo che il destinatario del provvedimento sia una persona che abbia soggiornato in Italia per dieci anni o un minore, nel qual caso è competente il Ministro dell'Interno. Esso riguarda il caso in cui la prognosi di grave pericolo in caso di permanenza del cittadino dell'Unione o del suo familiare riguardi la società civile (ad esempio, per una serie di gravi delitti contro la persona).

Si prevede poi un provvedimento di allontanamento per altri motivi di ordine pubblico o pubblica sicurezza: esso è adottato dal Prefetto del luogo di residenza o di dimora del destinatario e riguarda le
situazioni di persone che non rientrano nelle fattispecie sopra descritte ma che comportano comunque un rischio grave e attuale per le istituzioni dello Stato o la società civile. L'Amministrazione può servirsi di questo tipo di provvedimento nei confronti di una persona la cui presenza sul territorio italiano sia ritenuta un grave pericolo per la società civile o per le istituzioni dello Stato, anche se la sua situazione non rientra tra quelle che legittimano l'adozione di provvedimenti di allontanamento per motivi ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o di un provvedimento di allontanamento per motivi imperativi di sicurezza pubblica.
Ai sensi dell'art. 20, comma 17, d.lgs. n. 30/2007, i provvedimenti di allontanamento per ragioni di ordine pubblico e sicurezza pubblica sono adottati dal Prefetto o dal Ministro dell'interno tenendo conto anche delle segnalazioni motivate del sindaco del luogo di residenza o di dimora del destinatario del provvedimento. Il Sindaco può dunque inviare le sue segnalazioni, ma esse non sono vincolanti e devono essere motivate e inoltre il bilanciamento finale di tutti gli interessi coinvolti spessa all'autorità competente ad adottare il provvedimento, sicché ben potrebbero costoro soprassedere all'adozione del provvedimento in presenza di altri elementi ricavati altrove o da valutazioni diverse.

Si prevede infine un provvedimento di allontanamento per motivi di salute pubblica. In merito, l'art. 20 d.lgs. n. 30/2007 chiarisce che le malattie o le infermità che possono giustificare limitazioni alla libertà di circolazione nel territorio nazionale sono soltanto quelle con potenziale epidemico individuate dall'Organizzazione mondiale della sanità, nonché altre malattie infettive o parassitarie contagiose, sempreché siano oggetto di disposizioni di protezione che si applicano ai cittadini italiani. Tuttavia è importante ricordare che si prevede che le malattie che insorgono dopo l'ingresso nel territorio italiano non possono giustificare l'allontanamento.