Menu
Mostra menu

Eventi

L'Arma festeggia oggi la "Virgo Fidelis", Patrona di tutti i Carabinieri, e commemora il 64° anniversario della "Battaglia di Culqualber" e la "Giornata dell'Orfano".
Roma ,  21/11/2005

Nella mattinata si è svolta a Roma, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, la Santa Messa in onore della "Virgo Fidelis", Patrona dell'Arma dei Carabinieri, celebrata dall'ordinario militare, S.E. Mons. Angelo Bagnasco, alla presenza del Ministro dell'Interno, On. Giuseppe Pisanu, del Sottosegretario alla Difesa, On. Francesco Bosi, del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola, del Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri Luciano Gottardo e di una numerosa rappresentanza di militari dei vari gradi.

La celebrazione della Virgo Fidelis risale all'11 novembre 1949, quando Sua Santità Pio XII proclamava ufficialmente Maria "Virgo Fidelis Patrona dei Carabinieri", fissando la celebrazione della festa il 21 novembre, in concomitanza della sua presentazione al Tempio.

Il ricordo della Madonna viene così legato alla "Battaglia di Culqualber", evento bellico del 21 novembre 1941, che rievoca il sacrificio cruento del 1° Battaglione Carabinieri e Zaptiè in Africa orientale per la difesa del caposaldo di Culqualber: quei caduti sono andati a far parte della folta schiera di Carabinieri che, in pace e in guerra, hanno saputo compiere il loro dovere, fino all'estremo sacrificio, per tener fede al giuramento prestato.

Un momento della cerimonia

Questi, brevemente i fatti.
Il 18 maggio 1941, con l'onore delle armi, capitolavano le truppe che, agli ordini del duca Amedeo D'Aosta, avevano presidiato l'Amba Alagi. Rimanevano però ancora in armi presidi a Gondar. Tutt'intorno al capoluogo, infatti, erano stati realizzati 4 efficienti baluardi difensivi tra i quali, a sud est, quello di Culqualber. Culqualber, parola composita che in amarico vuol dire "passo delle euforbie", è una sperduta località montana, per la quale passava, in ripidi tornanti, l'unica rotabile che dalla lontana Addis-Abeba portava a Gondar, lontana una cinquantina di chilometri. I Carabinieri vi giunsero il 6 agosto 1941 e si schierarono con le altre unità presenti: in tutto circa 2.000 uomini tra nazionali e coloniali. Il Battaglione, agli ordini del maggiore Alfredo Serranti, era formato da due compagnie miste, comandate rispettivamente dal capitano Giovanni Celi e dall'allora tenente Dagoberto Azzari, oggi Generale di Corpo d'Armata. La consegna era di resistere, a oltranza, impedendo al nemico di oltrepassare la Sella stradale. Inizialmente gli attacchi al caposaldo furono portati da grosse bande abissine appoggiate dall'aviazione, che martellava le posizioni difensive ancora in allestimento. In più occasioni venne offerta al presidio italiano la resa, con l'onore delle armi, sempre rifiutata. Poi, a metà ottobre, il nemico ricevette cospicui rinforzi in uomini e mezzi. Il 13 novembre 1941, ebbe inizio la battaglia finale. Gli attacchi si protrassero per ben 9 giorni, finché, il 21 novembre, la resistenza dei leoni di Culqualber fu sopraffatta. Cadde il Magg. Serranti, caddero altri Eroi del Battaglione Carabinieri che meritò alla Bandiera dell'Arma la seconda Medaglia d'Oro al valor Militare, con la seguente motivazione:
"Glorioso veterano di cruenti cimenti bellici, destinato a rinforzare un caposaldo di vitale importanza, vi diventava artefice di epica resistenza. Apprestato saldamento a difesa d'impervio settore affidatogli, per tre mesi affrontava con indomito valore la violenta aggressività di preponderanti agguerrite forze, che conteneva e rintuzzava con audaci atti controffensivi, contribuendo decisamente alla vigorosa resistenza dell'intero caposaldo, ed infine, dopo aspre giornate di alterne vicende, a segnare, per l'ultima volta in terra d'Africa, la vittoria delle nostre armi. Delineatasi la crisi, deciso al sacrificio supremo, si saldava graniticamente agli spalti difensivi e li contendeva al soverchiante avversario in sanguinosa, impari lotta corpo a corpo, nella quale comandante e carabinieri, fusi in un sol eroico blocco, simbolo delle virtù italiche, immolavano la vita perpetuando le gloriose tradizioni dell'Arma. Culqualber A.O. agosto - novembre 1941".

Un momento della cerimonia

Il rito religioso in onore della Patrona dell'Arma è stato preceduto dalla deposizione di una corona d'alloro al Sacrario dei Caduti dell'Arma all'interno del Museo Storico, in Piazza Risorgimento, da parte del Comandante Generale Luciano Gottardo, alla presenza della Bandiera di Guerra, del Medagliere dell'Arma, nonché di una folta rappresentanza di militari, dell'Associazione Nazionale Carabinieri, della O.N.A.O.M.A.C. e di due reduci della battaglia di Culqualber: il Generale di Corpo d'Armata Dagoberto Azzari e l'App. Pietro Galante. Non sono mancati momenti di commozione quando in onore ai caduti un trombettiere, subito dopo la deposizione della corona, ha suonato il silenzio d'ordinanza. Prima ancora, il Capo Corso del 185° Corso di Applicazione aveva dato lettura di una breve commemorazione della battaglia e della motivazione della M.O.V.M. conferita alla Bandiera dell'Arma per il fatto d'arme.

Ma oggi si celebra anche la "Giornata dell'Orfano", istituita nel 1996, che rappresenta per l'Istituzione e per l'ONAOMAC (Opera Nazionale di Assistenza per gli Orfani dei Militari dell'Arma dei Carabinieri) l'occasione per fornire alle famiglie dei colleghi caduti nell'adempimento del dovere un forte sostegno morale, volto ad attenuare il dolore di un vuoto che resterà per sempre incolmabile.
Nel corso della cerimonia presso la Basilica di santa Maria degli Angeli e dei Martiri, è stata conferita l'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, concessa dal Capo dello Stato, alla signore Nicolina Di Troia e Immacolata D'Errico, vedove di militari dell'Arma e madri di orfani assistiti negli studi dall'O.N.A.O.M.A.C.