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Eventi

40° anniversario della Spedizione Italiana sull'Everest
Everest ,  07/05/2013
Arma dei Carabinieri - Home - Il Cittadino - Informazioni - Eventi - 2013 - Maggio
 Erano le 12,39 del 5 maggio 1973 quando la prima cordata conquistò l'Everest; due giorni dopo, anche la seconda cordata raggiunse la vetta e il Tricolore sventolò finalmente a quota 8.848 metri. Si trattò della più impegnativa spedizione himalayana sino allora attuata.
Nel 40° anniversario dell'incredibile impresa, resta impressa nella memoria di ogni italiano l'immagine della Bandiera issata ai confini del mondo. La spedizione, concepita da Guido Monzino (ormai noto per le sue grandi imprese alpinistiche e sociali), fu organizzata dal Ministero della Difesa e comprendeva 63 componenti, di cui 52 militari rappresentanti delle tre Forze Armate, tra cui cinque carabinieri.

Alla scalata presero parte il capitano Fabrizio Innamorati del Battaglione Carabinieri Paracadutisti e i carabinieri Ivo Nemela, Enrico Schnarf, Gualtiero Seeber e Giuseppe Cheney, tutti in servizio presso il Centro Carabinieri Addestramento Alpino di Selva di Val Gardena (BZ).
In quei giorni, l'organizzazione delle trasmissioni radio consentì a tutta la nazione di seguire le emozionanti fasi della scalata. "Una telescrivente installata nella Sala Operativa del Comando Generale dell'Arma è il filo di Arianna - scrisse il giornalista Italo Galliano -; è' come stare al cinema, quando, passata un'immagine, si attende la successiva".

A un certo punto la situazione sembrò precipitare: per il sergente degli alpini Benedetti e lo Sherpa Sonam Gyaltzen la morte sembrava ormai inevitabile, avevano esaurito l'ossigeno. Così il capitano Innamorati e il maresciallo Epis degli Alpini decisero di scendere 200 metri più sotto per recuperare due bombole di ossigeno. Per Galliano, che seguì quei concitati momenti dalla Sala Operativa del Comando Generale, si trattò di "duecento pesantissimi passi, duecento tonnellate" per tornare su e aiutare i compagni di cordata in difficoltà. Per lui, il titolo appropriato di quella missione era "Salvataggio in alta montagna: è nella tradizione della Benemerita e degli Alpini. Mai, però, così in alto".

Nonostante i rischi e le grandi difficoltà, dovute alla prolungata permanenza ad alta quota (insonnia, inappetenza e carenza di ossigeno) e alle condizioni meteorologiche particolarmente avverse (fortissime raffiche di vento e bufere di neve), la spedizione riuscì a tornare al campo base. Prima di iniziare la discesa, però, il capitano Innamorati affidò alle nevi perenni dell'Everest una piccola riproduzione in peltro della "lucerna", simbolo inequivocabile della presenza dell'Arma anche sul "tetto del mondo".