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RISERVA NATURALE VALLE DELL'ORFENTO

Regione: Abruzzo
Provincia: Pescara
Comune: Caramanico Terme

N° elenco ufficiale aree protette: EUAP0031, EUAP0032, EUAP, EUAP0028
Provvedimento di istituzione: Decreti Ministero Agricoltura e Foreste 11 settembre 1971, DM 29 marzo 1972, DM 2 marzo 1977 e DM 18 ottobre 1982
Altre classificazioni: inserita nel Parco Nazionale della Majella
Sito d’importanza Comunitaria (direttiva 92/43/CEE)
Zona di Protezione Speciale (direttiva 79/409/CEE)
Proprietà: Demanio dello Stato

Altitudine: 500-2.676 m s.l.m.
Estensione: 2.240 ha (1920 R.N. Valle dell’Orfento I + 320 R.N. Valle dell’Orfento II +366 Piana Grande della Majieletta )



Descrizione
Valle montana formata dal fiume omonimo, che in alcuni milioni di anni ha inciso profondamente la roccia, dando origine ad una delle valli più spettacolari ed importanti dell’Appennino dal punto di vista naturalistico. Il paesaggio è caratterizzato da poderose serie di strati calcarei risalenti all’era secondaria e terziaria costituiti in prevalenza da frammenti di gusci e conchiglie di molluschi lamellibranchi e gasteropodi. Gli strati rocciosi più resistenti hanno dato origine a imponenti bastionate rocciose e i banchi più compatti formano talvolta lungo le pareti delle grandi tettoie, lunghe anche diverse decine di metri ed ampiamente sporgenti. I più estesi ed accessibili di questi ripari naturali costituirono il primo rifugio degli eremiti che, chiudendoli sul lato a valle, ricavavano facilmente celle, luoghi di culto, ecc. Dalle creste sommitali, fra cui ritroviamo la cima più alta della Riserva (Monte Focalone, m 2.676), la valle scende ripida e scoscesa con rocce e spesse coltri di detriti, a volte ricoperti di neve fino ad estate inoltrata. Nelle forme si riconosce l’azione dei ghiacciai del Quaternario che subito sotto allo spartiacque hanno scavato le tipiche conche denominate “circhi”. Pareti rocciose verticali ed anche a strapiombo, dall’alto delle quali si aprono grandiosi panorami, sono frequenti oltre che alle quote più elevate anche tra i boschi delle quote intermedie e inferiori mentre l’Orfento a tratti, sprofonda in forre inaccessibili.

Flora
La Riserva naturale della Valle dell’Orfento presenta differenze di quota molto forti tra le parti più basse (m 500) e la cima più alta (m 2.676). Le condizioni climatiche, perciò, variano molto nelle diverse zone, in funzione della quota e dell’esposizione. Una variabilità corrispondente si ha nelle formazioni vegetali. Alle quote più alte, oltre i 2.400 metri, a causa del clima proibitivo (gelo notturno frequente anche d’estate, vento, lunga permanenza della neve sul terreno), la vegetazione riesce ad affermarsi soltanto qua e là, tra le pietre che ricoprono il terreno: si tratta di piante adattate a queste condizioni estreme, come Silene acaulis (Silene a cuscinetto), Dryas octopetala (Camedrio alpino), Papaver alpinum (Papavero alpino) e Leontopodium nivale (Stella alpina dell’Appennino), una pianta di grande interesse geobotanico giunta fin sulla Maiella dalle steppe dell’Asia durante l’ultima glaciazione e quindi differenziatasi dalle altre dello stesso genere (come ad es. la Stella alpina delle Alpi) a causa dell’isolamento geografico.

Più in basso la fascia dei pascoli di altitudine, dove sono presenti, tra l’altro, alcune specie di Genziane, è in parte rivestita da una fitta ed estesa boscaglia di Pinus mugo (Pino mugo), dal portamento cespuglioso e strisciante, alto non più di un paio di metri; questa pianta è giunta dalle Alpi quando il clima era più freddo di quello attuale ed oggi sull’Appennino è ridotta a pochi nuclei isolati, il più importante dei quali, per estensione e densità, è questo della Maiella. Le rocce e i brecciai ospitano una flora caratteristica, rappresentata da piante rustiche e poco esigenti. Tra quelle delle rocce la più tipica della Maiella è Campanula fragilis cavolinii (Campanula di Cavolini) che continua a fiorire dalla primavera alla fine dell’estate, mentre la specie più tipica dei brecciai è Drypis spinosa (Dripide comune). Tra gli altri fiori più vistosi, divenuti rari sulle montagne a causa della raccolta sconsiderata, si ricordano Paeonia peregrina (Peonia selvatica), Lilyum bulbiferum (Giglio rosso), L. martagon (Giglio martagone). La fascia intermedia della Riserva è dominata da Fagus sylvatica (Faggio), a cui si associano sporadicamente Acer pseudoplatanus (Acero montano), Corylus avellana (Nocciolo), Sorbus domestica (Sorbo), ecc. Più in basso, e soprattutto sui versanti esposti a Sud, a Fagus sylvatica si mescolano Ostrya carpinifolia (Carpino nero), Carpinus orientalis (Carpino orientale), Acer obtusatum (Acero opalo), A. campestre (Acero campestre), Fraxinus ornus (Orniello), Quercus pubescens (Roverella), ecc. È anche frequente, un pò dappertutto, il Laburnum anagyroide (Maggiociondolo) che in primavera con il giallo dei suoi grappoli interrompe la verde monotonia del bosco. Alle quote inferiori, ma anche al di sopra dei 1.000 metri, sulle rocce esposte a Sud, non mancano specie tipicamente mediterranee, come il Quercus ilex (Leccio).

Fauna

La diversità degli ambienti della Riserva, caratterizzati da varie formazioni vegetali, offre possibilità di rifugio e di alimentazione a numerose specie di animali. In questo complesso montuoso sono presenti Mammiferi di eccezionale valore naturalistico e scientifico come Canis lupus (Lupo) che vive stabilmente nella riserva, Ursus arctos marsicanus (Orso bruno marsicano), che la utilizza soprattutto come zona di transito e rifugio temporaneo. La reintroduzione di Cervus elaphus (Cervo) e Capreolus capreolus (Capriolo), iniziata nel 1983, ha permesso a questi ungulati di insediarsi definitivamente nell’Orfento con una popolazione che si sta espandendo e che costituirà nel tempo un ulteriore motivo di attrazione per i grossi predatori. Sono presenti, inoltre, Felis silvestris (Gatto selvatico), tutti i mustelidi della fauna italiana e la Lynx lynx (Lince), la Lutra lutra (Lontra) scomparsa di recente (l’ultima segnalazione è del 1997) è tornata a colonizzare l’area grazie al progetto di rilascio sperimentale di alcuni individui in natura. Microtus nivalis (Arvicola delle nevi) e Vipera ursinii (Vipera dell’Orsini) costituiscono due ottimi esempi di fauna relitta. Tra i piccoli Mammiferi sono presenti, inoltre, Myoxus glis (Ghiro), Muscardinus avellanarius (Moscardino), Clethrionomys glareolus (Arvicola rossastra), Microtus (P.) savii (Arvicola del Savi), Apodemus flavicollis (Topo selvatico collo giallo), Sorex minutus (Toporagno nano). Ciò che rende il comprensorio altrettanto interessante e vivo è la presenza di un’avifauna ricca e singolare. Si possono infatti osservare varie specie, di cui alcune molto rare, come Falco peregrinus (Falco pellegrino), E. biarmicus (Lanario), Accipiter nisus (Sparviero) e Aquila chrysaëtos (Aquila reale), che frequenta regolarmente la Riserva. Tra gli Uccelli tipici di alta quota possiamo ricordare Montifringilla nivalis (Fringuello alpino), Loxia curvirostra (Crociere), Emberiza cia (Zigolo muciatto), Oenanthe oenanthe (Culbianco), Alectoris graeca (Coturnice) ed altri.

Molto interessanti sono anche gli Uccelli rupicoli: Pyrrhocorax graculus (Gracchio), P. pyrrhocorax (Gracchio corallino), Ptyonoprogne rupestris (Rondine montana), Delichon urbica (Balestruccio), Tichodroma muraria (Picchio muraiolo). Nelle faggete trovano ospitalità Picoides major (Picchio rosso maggiore), Picus viridis (Picchio verde), Parus ater (Cincia mora), P. caeruleus (Cinciarella), Pyrrhula pyrrhula (Ciuffolotto), e tante altre specie. Lungo il corso dell’Orfento vive Cinclus cinclus (Merlo acquaiolo) che trova alimento proprio immergendosi nelle acque del fiume; esso è divenuto il simbolo della Riserva perché vive nell’unico canyon della Maiella, un corso d’acqua perenne. Unico caso per l’Appennino centro-meridionale, sono state ritrovate alcune coppie nidificanti di Turdus torquatus alpestris (Merlo dal collare).

Ricerca scientifica
Sono stati effettuati lavori (tesi di laurea e ricerche) di paleontologia, stratigrafia, entomologia, botanica, studi eco-etologici degli Ungulati reintrodotti, attraverso la radiotelemetria, censimenti delle specie di mammiferi ed uccelli presenti, dinamica di popolazione dei micromammiferi. Studi ambientali sulla presenza della lontra e della lince.

Come raggiungere l’area
Provenendo dall’autostrada A14 Bologna-Bari ci si immette all’altezza di Pescara sull’autostrada A25 Pescara-Roma uscita Scafa/Alanno per raggiungere Caramanico Terme. Dall’autostrada A1 all’uscita per Caianello si prosegue per Venafro e Roccaraso da dove si può raggiungere Pescocostanzo - Valico della Forchetta - Stazione di Palena . Da quest’ultima si prosegue per Campo di Giove - Passo San Leonardo - S. Eufemia - Caramanico Terme. Nel Centro visitatori vengono rilasciate le autorizzazioni per visitare la Riserva concesse a gruppi di non più di 10 persone e vengono rilasciate il giorno stesso della visita. Si possono richiedere inoltre visite guidate.

Servizi per i visitatori
Centro visitatori a Caramanico Terme costituito da: sale espositive, sala convegni e proiezioni, biblioteca, Museo naturalistico e archeologico. L’intera struttura è accessibile a portatori di handicap e la sezione archeologica anche a non vedenti e ipovedenti (Tel. 085/922343) .Inoltre è possibile percorrere 5 sentieri di diverse difficoltà. Aree pic-nic attrezzate.

Riferimenti: Ufficio Territoriale Carabinieri per la Biodiversità di Pescara – Tel. 085/72303.