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RISERVA NATURALE DI POPOLAMENTO ANIMALE FORMOLE

Istituzione: D.M. 28 aprile 1980
Proprietà : Demanio dello Stato
Altitudine : 405 - 837 m s.l.m.
Estensione : 464,97.91 ha

Organo di Gestione :
Reparto Carabinieri Biodiversità C.N.B.F. di Pieve S. Stefano
Via Tiberina 3 bis n° 56  - 52036 Pieve S. Stefano (AR)
Tel. 0575799035-36   fax 0575798135

  1. Flora
  2. Fauna
  3. Fruizione
Vista panoramica della Riserva di Formole

Descrizione e cenni storici

La Riserva Naturale di Formole si trova nell'Alta valle del Tevere, alla destra idrografica del fiume. Per la maggior parte si tratta di prati e pascoli intercalati a boschi in un'alternanza armoniosa. Questi terreni erano ex poderi abbandonati dai vecchi proprietari negli anni '50 e presi in gestione dall'A.S.F.D. In alcune zone maggiormente degradate vennero realizzate opere di sistemazione idraulico forestale, come briglie, muretti a secco, graticciate ecc. Limitate superfici vennero rimboschite, soprattutto con Pino nero d'Austria, come Poggio Stantino, Poggio Garavone e Monte Croce Coperta. In queste zone sono comuni gli affioramenti di calcari e di marne argillose, mentre affiorano le ofioliti nei versanti collinari che scendono fino al torrente Lotro. Questa riserva ha la particolarità di ospitare un allevamento di cavalli Haflinger (o avelignesi) e maremmani per produrre cavalcature, sia da servizio di campagna che da rappresentanza ufficiale, per i forestali che fanno servizio a cavallo. La gestione agricola in sintonia con l'ambiente permette che certi ambienti, come i pascoli e i seminativi collinari possano mantenersi nel tempo, permettendo il mantenimento di un paesaggio collinare che ha caratterizzato l'Italia centrale negli ultimi secoli.

 
 
Fiori

Flora

Circa metà della superficie della riserva è ricoperta di boschi, per la maggior parte naturali e composti essenzialmente da specie quercine come cerro e roverella. Come specie sporadiche è possibile annoverare varie specie di sorbi, nocciolo, acero campestre, acero opalo, pero selvatico, ciliegio selvatico ecc. Lungo le strade è facile trovare siepi di ginestre, biancospino e pruno selvatico, che offrono riparo e nutrimento all'avifauna.
In alcuni pascoli, soprattutto nelle zone di crinale come Poggio Garavone e Monte Croce Coperta ci sono estese macchie di ginepro, nero e rosso, talvolta con esemplari centenari di notevoli dimensioni. Di modesta estensione sono i rimboschimenti di resinose, di cui il più esteso è quello di Poggio Stantino, ben visibile da Pieve S. Stefano. Nei versanti più aridi prevale il carpino nero, spesso in formazioni pure, mentre nei fondovalle, lungo il torrente Lotro, prevalgono l'ontano nero, vari salici, pioppo nero ecc. La zona delle serpentine sale dal torrente fino a Monte Petroso e a Poggio Stantino. È una zona particolare (gariga), con scarsa vegetazione, esclusa da interventi, rimboschimenti, pascolo e altre forme di utilizzazione. La flora che vi si ritrova è unica perché adattata al difficilissimo ambiente delle ofioliti, come la graminacea Stipa etrusca. Accanto al ginepro rosso troviamo altri arbusti tipicamente mediterranei come l'alaterno e la fillirea. Questa zona è adiacente ad una zona protetta provinciale che presenta le stesse caratteristiche.

 

 
 
Istrice

Fauna

La fauna presente è la stessa delle limitrofe riserve di Fungaia e di Poggio Rosso. Ritroviamo i caprioli, i daini, la volpe e l'onnipresente cinghiale. Il rifugio della fauna maggiore è rappresentato dagli impluvi naturali, spesso impervi e coperti di fitta vegetazione. È segnalata la presenza sporadica del lupo appenninico nelle zone più alte e meno frequentate . Sono stati riscontrati anche tasso, istrice e piccoli predatori come donnola e faina. Nei pascoli più in alto è più facile avvistare gheppi e poiane, assieme ad allodole ,fringuelli e varie specie di silvie.
Ambiente umido degno di nota è il torrente Lotro, a scorrimento perenne e con acque sempre limpide e pulite, luogo d'elezione per molti anfibi e fauna ittica in genere. Presso i laghetti artificiali di S.Mariano fanno sosta volentieri gli aironi cenerini, che volano dal Tevere al Lago di Montedoglio e poi ritornano qui a riposarsi sulla cima degli alberi attorno ai due laghi. Anche nella riserva di Formole si sentono i richiami notturni degli allocchi, dei gufi e delle civette.

 
 
Fruizione

Fruizione

Per accedere alla riserva di Formole è consigliabile percorrere la E 45 fino all'uscita di Pieve Santo Stefano sud e percorrere la SS tiberina 3 bis in direzione dell'abitato di Pieve S. Stefano fino al primo ponte sul Tevere che si incontra sulla sinistra. Il centro ippico di Formole si trova vicino al fiume Tevere, che qui,essendo vicini alle sorgenti ha un marcato carattere torrentizio.
Il toponimo "Formole" deriva probabilmente dall'antica operazione di formare le travi di abete bianco che dalla Massa Trabaria venivano fatte fluitare, sotto forma di zattere, lungo il Tevere fino a Roma.