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Contrasto alla criminalità organizzata e narcotraffico
Sequestro stupefacentiIndagine “Cartagine”, conclusa nel 1995 con l’arresto di 95 componenti di una ramificata associazione dedita al narcotraffico internazionale tra il Sud America e l’Europa. Durante l’indagine veniva sequestrato a Borgaro Torinese (TO)  un carico di 5.487 Kg di cocaina proveniente dalla Colombia importato dalle principali cosche della ‘Ndrangheta in sinergia con la famiglia di “cosa nostra” dei Cuntrera/Caruana. 

Indagine “Ghiaccio”, conclusa nel dicembre 2002 con l’esecuzione di un provvedimento cautelare nei confronti di 44 affiliati al mandamento palermitano di Brancaccio, articolazione di Cosa Nostra già diretta dai fratelli detenuti Filippo e Giuseppe Graviano, esponenti di vertice dello schieramento “corleonese”. L’indagine consentiva di ricostruire le strategie “militari” ed economiche di “cosa nostra” ed i molteplici rapporti con esponenti di altre famiglie mafiose e con qualificati ambienti amministrativi e professionali del capoluogo, volti a condizionare scelte elettorali, concorsi ed appalti.

Indagine “Decollo”, conclusa nel gennaio 2004 con l’arresto di 112 affiliati alle cosche ‘ndranghetiste Mancuso di Limbadi (VV) e Pesce di Rosarno (RC), facenti parte di un’articolata struttura criminale capace di movimentare ingentissimi quantitativi di cocaina tra il Sud America (Colombia e Venezuela), l’Europa (Italia, Francia, Spagna, Olanda e Germania), l’Africa (Togo) e l’Australia, riciclandone i proventi con le più diversificate tecniche.

Indagine "Grande Mandamento", conclusa con l’arresto di 21 affiliati a “cosa nostra” nel quadro della attività di ricerca di Bernardo Provenzano sviluppatasi tra il 2001 e 2004, che ha consentito di smantellare il complesso circuito logistico di sostegno al latitante, costituito da elementi di provata fedeltà e elevata esperienza in grado di assicurare la sua custodia nonchè la  trasmissione delle direttive all’intera organizzazione.

Indagine “Normandia”, conclusa con l’arresto di complessivi 91 affiliati al clan camorristico dei casalesi sviluppata tra il 2006 ed il 2013. L’indagine ha evidenziato l’estesa infiltrazione delle diverse articolazioni del clan dei Casalesi nel settore degli appalti pubblici, documentandone la diffusa rete collusiva nella pubblica amministrazione locale e regionale funzionale ad un controllo complessivo del territorio, a testimonianza della vocazione imprenditoriale che caratterizza il sodalizio “casalese” nel variegato panorama criminale campano.

Indagine "Dionisio/Iblis" sviluppatasi tra il 2002 e 2010 che ha portato all’arresto, in due fasi, di 133 affiliati a “cosa nostra” della provincia di Catania. La complessiva manovra investigativa ha fatto emergere gli interessi mafiosi negli appalti pubblici, le infiltrazioni nella pubblica amministrazione, la capillare attività estorsiva sul territorio, le dinamiche conflittuali interne all’organizzazione con la scoperta degli autori di 5 omicidi.

Indagine “Il Crimine”, conclusa nel luglio 2010 con l’arresto di 261 affiliati alle cosche della ‘ndrangheta di Reggio Calabria, che ha delineato l’evoluzione dell’organizzazione mafiosa, svelando la costituzione di un inedito organismo di vertice, denominato Provincia, cui fanno capo anche le molteplici articolazioni extraregionali, nazionali ed estere, strutturate secondo il modello della “colonizzazione”.

Indagine “Mondo di mezzo”, conclusa nel maggio 2015 con l’esecuzione di 81 provvedimenti cautelari nei confronti Santuario Polsidei componenti un’organizzazione mafiosa radicata nella Capitale, facente capo a Carminati Massimo, già appartenente all’organizzazione terroristica dei N.A.R. e legato alla “Banda della Magliana”. Avvalendosi dello storico legame con esponenti dell’estrema destra romana, il sodalizio si è gradualmente dimensionato in organizzazione di tipo evoluto dedita alla sistematica infiltrazione del tessuto economico ed istituzionale, con una struttura tipicamente mafiosa ed un apparato in grado di gestire interessi illeciti, in particolare nel settore degli appalti pubblici.

Indagine “Mammasantissima”, conclusa nel giugno 2016 che ha consentito  di sostenere e documentare l’ipotesi investigativa sull’esistenza ed operatività di una struttura direttiva occulta della ‘ndrangheta, composta da soggetti denominati “invisibili”, che interagivano dall’interno con qualificati ambienti del mondo politico, della Pubblica Amministrazione e della società civile, la cui esistenza era già  emersa in precedenti indagini ma mai compiutamente individuata.