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Storico oro per Giorgio Di Centa nella 50 km tecnica libera

Pragelato (To), 26/02/2006

L'App. Giorgio Di Centa esulta al traguardo (sito cnn.com foto di Getty)Giorgio Di Centa si consacra finalmente protagonista assoluto nella gara olimpica dei 30 km a tecnica libera svoltasi questa mattina a Pragelato, bissando l'oro che solo una settimana fa aveva conquistato con la staffetta nella 4 x 10 km. Il carabiniere friulano centra così un risultato straordinario per il fondo azzurro dopo 38 anni dall'unica medaglia d'oro olimpica individuale, quella di Franco Nonesai Giochi di Grenoble 1968 nella 30 Km a tecnica classica.

L'azzurro, insieme al collega Pietro Piller Cottrer, altro favorito alla corsa alle medaglie, ha mantenuto sempre la testa della gara: una gara d'attesa in cui tutti i migliori si sono studiati da vicino, senza però mai sferrare l'attacco decisivo, fino a quando a poco meno di due chilometri il folto gruppo dei battistrada si trovava ad affrontare per l'ultima volta la salita prima della corsa finale verso il traguardo. A questo punto, lo svedese Mathias Fredriksson ha cercato di fare la selezione allungando il passo proprio sulla lunga salita. Ed è qui che Di Centa, con grande freddezza e senso tattico, seguiva lo scandinavo senza però dare l'impressione di voler tentare il tutto per tutto come aveva invece fatto nella pursuit di due settimane prima.In quell'occasione si era ritrovato davanti insieme a Piller Cottrer, ma l'eccessivo allungo in salita gli aveva praticamente stremato le gambe costringendolo poi a cedere al rientro degli avversari proprio sui metri finali, quelli decisivi, quelli che segnano la differenza tra una medaglia o un cocente quarto posto.

Oggi no, Giorgio è sicuro, la sua scelta tattica ordina di non esagerare sull'arrampicata finale dell'ultimo giro, ma riservare le energie necessarie a giocarsi tutti allo sprint. Ed proprio così che ha fatto Di Centa, con grande coraggio si è ritrovato in quegli ultimi trecento infiniti metri, da solo là, davanti a tutti, le gambe tengono, il calore dei tifosi ti spinge, ma nonostante tutto ti aspetti sempre il rientro di qualcuno, qualcuno che alla fine riesce a mettere la punta degli sci davanti ai tuoi e infrange il sogno di una vita.

Oggi non è andata così, l'attacco del carabiniere friulano è partito da lontano, trecento interminabili metri da giocarsi insieme ad altri nove affamati atleti, pronti a giocarsi tutto per quei primi tre posti di gloria.

Superato il francese Vittoz, sulla sinistra, Di Centa ha abbassato il capo e senza timori si è involato sul traguardo, dove ad attenderlo c'era il suo secondo titolo olimpico, dopo quello della staffetta di una settimana fa.

Sulla linea d'arrivo, così nell'ordine: Di Centa, il russo Dementiev ed il veterano austriaco Botwinov specialista delle lunghe distanze, il transalpino Jonnier, Piller Cottrer e lo svedese Soedergren. Tutti in due secondi, impensabile e mai successo in una cinquanta chilometri.

L'App. Giorgio Di Centa esulta al traguardo (sito www.rainew24.rai.it)Una gara perfetta quella di Di Centa, senza la minima sbavatura, degli sci velocissimi e soprattutto tanta, tanta voglia di lasciare il segno nella storia di questo sport durissimo e al tempo stesso così affascinante anche per togliersi di dosso l'inevitabile, consueto collegamento con la sorella Manuela, assoluta campionessa del passato più recente, la quale, con le sue otto medaglie, ha sempre offuscato i risultati di Giorgio. Una gara perfetta questa 50 km, perché è andato tutto per il verso giusto: si giocava in casa, era l'ultima occasione per centrare un obiettivo così importante. C'erano la moglie Rita e le tre figliolette ad attenderlo al traguardo, c'era il padre ed il fratello Andrea, e la sorella Manuela, sua prima grande tifosa.

In più era ancora domenica, un giorno fortunato per i carabinieri, visto che sia l'oro di Zoeggeler che quello della staffetta 4x10 km, erano arrivati nelle prime due domeniche olimpiche; anche oggi si è ripetuta la “domenica del carabiniere”, come molti hanno simpaticamente sottolineato. Gli atleti dell'Arma chiudono così in maniera determinante un'Olimpiade per certi versi sfortunata, visto il quinto posto di Oberstolz nello slittino doppio a soli 2 decimi dal bronzo, e il quinto posto di Rocca in combinata, che dopo un grande recupero nella prova di slalom si è ritrovato a soli sette, miseri decimi dalla medaglia.

Tuttavia, questa è stata un'Olimpiade complessivamente trionfale per i colori dell'Arma. Infatti, se si dovesse stilare una classifica di tutti i Gruppi Sportivi Militari per le medaglie conquistate ai questi Giochi, i Carabinieri con tre ori e un bronzo starebbero davanti a tutti. Il loro contributo al medagliere azzurro è stato quindi determinante. Aveva aperto Piller Cottrer con il prezioso bronzo della pursuit nella seconda giornata di gara, quella del successo nello slittino singolo di un altro grande carabiniere che risponde al nome di Armin Zoeggeler, primo oro azzurro a Torino. Poi ci hanno pensato il solito Piller e Di Centa, determinanti autori del trionfo azzurro nella staffetta 4x10 km ed infine ancora Di Centa con questa splendida vittoria di oggi. E proprio il fondista di Paluzza (UD), carabiniere convinto, sognando già una promozione per meriti sportivi, sottolinea come il supporto dell'Arma sia stato sempre fondamentale nel corso della propria carriera sportiva.

L'App. Giorgio Di Centa in un momento della gara (sito www.gazzetta.it foto Ap)E che dire poi di Armin Zoeggeler, orgoglioso e glorioso alfiere della squadra azzurra alla cerimonia di chiusura di questa sera; lui con le sue quattro medaglie olimpiche in quattro edizioni diverse è diventato un po' il simbolo della squadra azzurra a Torino; lui con la sua semplicità, ma soprattutto con i suoi risultati. E da oggi lo affiancherà anche Di Centa, un altro ragazzo semplice, vero, che costruisce i suoi successi con la fatica e la passione, che finalmente esce dal ruolo del campione mai campionissimo, lui che adesso vanta ben tre medaglie olimpiche; lui che l'anno scorso si era laureto vice campione del mondo nella pursuit di Oberstorf (GER); lui che da piccolo, allo sci di fondo, preferiva i salti e le gobbe; lui che dall'età di due anni deve fare i conti con un avversario che ti annienta, l'asma; lui che a trentatre anni riesce finalmente a coronare meritatamente il sogno rincorso da una vita.

L'hanno voluto ringraziare tutti, da Ciampi a Berlusconi, dal maratoneta Baldini, con il quale condivide la comune trionfale chiusura olimpica, lui maratoneta della strada, Di Centa maratoneta delle nevi, a Giacinto Facchetti, presidente dell'Inter, la squadra del cuore del carabiniere di Paluzza. Ma il riconoscimento più importante, Giorgio l'ha ricevuto proprio dai vertici dell'Arma: in primis il Comandante Generale, Gen. Luciano Gottardo, che lo ha chiamato subito dopo l'arrivo, dove a festeggiarlo e ad abbracciarlo c'erano anche il Maggiore Paolo Zito, Comandante del Centro Sportivo Carabinieri, e il Maresciallo Danilo Antonipieri, responsabile della Sezione Sport Invernali dell'Arma.

Adesso, forse, non si renderà ancora conto di quello che ha fatto, sicuramente più tardi, nel corso della cerimonia di chiusura, quando la sorella Manuela, membro del Comitato Olimpico Internazionale, gli consegnerà la medaglia d'oro nella variopinta cornice dello stadio olimpico gremito di gente, capirà che certe ribalte, certi palcoscenici spettano solo a chi è diventato immenso, nella vita e nello sport; in quel momento forse si guarderà intorno godendosi l'abbraccio della folla e rivolgerà lo sguardo all'amico Armin, che solenne in mezzo al prato in rappresentanza di tutti gli atleti azzurri, reggerà maestoso, quel tricolore che entrambi hanno onorato con le loro stupende vittorie.