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Dal 2000. CIU: una unità di intelligence contro la criminalità organizzata.

Nel luglio 2000 il Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite per le operazioni di supporto alla pace, nonché Capo della Missione delle Nazioni Unite per l'Amministrazione Provvisoria in Kosovo (Unmik, United Nations Interim Administration Mission in Kosovo), una presenzaMorin, Kosovo, luglio 2000: il confine con l'Albania. civile internazionale, ha invitato l'Italia a partecipare al programma per la costituzione in Kosovo di Unità specializzate contro la criminalità organizzata (Criminal Intelligence Units, Ciu). Sono presenti, oltre all'Italia, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti.
Come in altri territori dei Balcani, in Kosovo la criminalità organizzata si rivela ancora oggi uno degli ostacoli più difficili da superare, insieme alle differenze etniche che pregiudicano la stabilità della regione. Droga, contrabbando di armi, mobilità illegale di clandestini che si concreta anche in commercio di esseri umani e riduzioni in schiavitù di nuovo tipo: sono questi elementi di perturbazione ben noti, contro i quali sembra difficile intervenire, se non con strumenti ben organizzati ed equipaggiati a livello tecnologico. In realtà il pericolo più grave per la zona può essere proprio il forte "fatturato" dell'"Azienda Criminalità" (tendente, come in ogni azienda "sana", a massimizzare i profitti con rapidità), più che il nazionalismo spinto e/o il fondamentalismo islamico, che finiscono per scontrarsi violentemente con la laicità di questo profitto generalizzato e selvaggio.
È evidente che occorreva una riflessione sulle strategie per combattere il problema. Questo tipo di attività, oltre a non permettere una sicurezza del territorio, contrasta una seria stabilizzazione e introduce nuovi elementi di crisi, anche ove si è riusciti a ottenere qualche risultato. Inoltre, le attività dei gruppi armati della etnia albanese sono crescenti sia in Serbia meridionale sia in Macedonia.
La nuova missione che le Nazioni Unite hanno inteso attivare, di supporto alla Amministrazione Provvisoria, con una previsione di 35 unità, deve anche essere di supporto per quanto riguarda i conflitti interetnici. La nazione leader è l'Inghilterra, che ha manifestato fin dalla prima programmazione la volontà di partecipare con un elevato numero di esperti: 20 elementi. La sede è a Pristina, in Kosovo.
Questa Unità di intelligence contro la criminalità è posta sotto l'autorità del Comandante della Polizia dell'Unmik. L'Arma dei Carabinieri anche in questo caso è stata una delle protagoniste nelle prime fasi concettuali e propositive dell'operazione. L'Italia riteneva che dovessero essere attribuite al Ciu funzioni di analisi e non operative, considerando che in Kosovo già sono attive delle strutture in grado di ottenere informazioni ben radicate sul terreno. L'Arma offrì in un primo tempo 13 unità, che insieme alle 8 provenienti dalla Polizia di Stato portavano a 21 le forze italiane disponibili, avanzando la proposta che pertanto fosse data all'Italia la Vice Direzione della struttura.
La presenza di un certo numero di elementi specializzati dei Carabinieri era auspicabile, anche perché si sarebbe potuto avere un raccordo di informazioni di criminal intelligence che sarebbe stato di sicura di utilità per la Msu (Multinational Specialized Unit, Unità Multinazionale Specializzata) operante in Kosovo. Un interesse operativo, oltre che politico, avendo l'Italia e l'Arma una particolare esperienza e professionalità nel settore, dimostrata nel corso di tante missioni e di tante operazioni.

Una colonna di mezzi corazzati dell'Arma, percorre la strada per Prizren, Kosovo. I solchi nel terreno nascondevano delle mine.L'iniziale previsione di contributo dell'Arma era per l'invio di un colonnello e 4 marescialli, qualora però fosse stato assegnato all'Italia l'incarico di Vice Capo Missione, che andò invece alla Gran Bretagna insieme a quello del Capo Missione. Altri incarichi sarebbero stati sottodimensionati per un contingente guidato da un ufficiale superiore. Poiché l'incarico richiesto non fu assegnato all'Italia, il contingente fu ridotto a 3 marescialli, due dislocati a Pec e uno nella sede centrale di Pristina. Il 9 novembre 2000, 3 unità dei Carabinieri hanno raggiunto il Kosovo integrati nella nuova Unità di intelligence. La previsione di impiego è per un anno.
Nella Ciu sono presenti anche 3 unità della Polizia di Stato. Quale responsabile unico per il contingente è stato inizialmente designato un Ispettore della Polizia di Stato, il quale è anche Vice Capo della Sezione Intelligence. L'incarico di referente unico è a rotazione fra l'Arma e la Polizia di Stato, ogni sei mesi. Cosicché nel maggio 2001 esso è passato a un rappresentante dell'Arma.
La nuova Unità, specializzata per la lotta al crimine, è stata costituita come organo specializzato della Unmik Police, per compiti di intelligence e soprattutto di analisi dei fenomeni criminali e delle notizie raccolte su tali fenomeni dalle strutture operative nel settore investigativo sulla criminalità, quali la Polizia Militare della Kfor (Kosovo Force) e la Msu-Kfor, alla quale è stata attribuita la competenza investigativa nel quadro della struttura organizzativa della Kfor, anche successivamente alla assunzione di responsabilità da parte della Missione ad interim (Unmik). In effetti la Msu avrà questi compiti, allo stato degli accordi attuali, fino alla completa assunzione delle responsabilità di governo da parte della autorità locali. Peraltro si sono registrati già notevoli risultati nell'attività di contrasto alla criminalità organizzata condotta dalla Msu-Kfor.
Alla data di chiusura del presente lavoro, per la Ciu operano a Pristina 3 unità dell'Arma. A livello diplomatico internazionale si stanno studiando le forme di coordinamento delle varie strutture operanti in Kosovo, per evitare sovrapposizioni e consentire un uso ottimizzato degli sforzi in termini umani e finanziari che gli Stati contribuenti fanno, e non solo per questa Unità, nell'area dei Balcani al fine di avviare la Macedonia, il Kosovo e l'Albania ad una stabilità che comporti un miglioramento delle condizioni economiche e sociali della popolazione civile. in Valona 11 elementi con compiti di Polizia Militare.