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1997. La Missione Alba nel quadro della FMP.

Albania, 1998: un militare del 1° Reggimento Carabinieri Paracadusti ''Tuscania'' in servizio di vigilanza.Tra il 1997 e il 2000 le iniziative a favore dell'Albania si sono moltiplicate e qualche volta avrebbero rischiato anche di sovrapporsi, se i loro compiti non fossero stati chiaramente definiti e rispettati.
L'aggravamento della crisi del "Paese delle Aquile" nel mese di marzo del 1997, dovuto anche al crollo delle società finanziarie, aveva coinvolto il 90 per cento delle famiglie albanesi, mettendole sul lastrico. Ciò convinse le organizzazioni internazionali presenti sul territorio, Onu, Ue, Osce, Ueo, Consiglio d'Europa, a prendere alcune iniziative forti per tentare di arginare la situazione e ripristinare un ordine civile: l'Albania, infatti, era in uno stato di anarchia che rischiava di estendersi ben oltre i suoi confini, mettendo a serio rischio tutti gli sforzi fatti dalla comunità internazionale per stabilizzare la regione.
Il 27 marzo l'Osce (Organization for Security and Cooperation in Europe, Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), con la decisione n. 160, aveva espresso la volontà di fare ogni possibile sforzo per dare assistenza nel settore dei diritti democratici: la stessa Albania aveva chiesto a livello ufficiale consistenti aiuti a riguardo. Tre giorni prima, il 24 marzo, il Consiglio della Ue (Unione Europea) aveva dichiarato di voler avere un ruolo di prima linea sia per riportare la nazione alla stabilità necessaria, sia per garantirle assistenza umanitaria, economica e sociale. Nel settore delicato e critico della sicurezza, veniva deciso di provvedere alla costituzione di una Forza di Polizia che potesse contribuire efficacemente all'obbiettivo di un ritorno a condizioni di legalità sostanziale.
A seguito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n. 1101, del 28 marzo 1997, su richiesta di aiuto formulata, come detto, dallo stesso Governo albanese, era stata decisa la formazione di una Forza Multinazionale di Protezione militare (Fmp, v. anche pag. 157 e segg. e pag. 169), per rendere possibile e facilitare la distribuzione degli aiuti umanitari che erano arrivati in Albania e per garantire un ambiente sicuro alle numerose missioni e alle organizzazioni internazionali lì operanti, incluse quelle di volontariato. La Forza di Protezione doveva condurre l'operazione in modo neutrale e imparziale. La missione, temporanea e limitata, fu autorizzata sulla base del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite che, in termini operativi, lo ricordiamo, significa il diritto di ricorrere alla forza per autodifesa, per protezione della missione, per la libertà di movimento: quindi in caso di necessità. La comunità internazionale chiese ed ottenne dal Governo albanese piena libertà d i movimento per la Fmp.
L'Italia, che sul piano politico aveva svolto una attività considerevole - ormai nota come "diplomazia preventiva" - per risolvere il problema a livello diplomatico, e sul piano militare aveva lavorato con grande tempestività alla pianificazione dell'intervento militare, ebbe l'incarico di guidare la Forza Multinazionale: aveva confermato di essere disponibile ad assumerne la responsabilità al Consiglio di Sicurezza con una lettera del 27 marzo 1997. La missione sarebbe dovuta durare tre mesi, con possibile rinnovo, se così veniva deciso dalle Nazioni Unite: a giugno del 1997 erano previste nuove elezioni albanesi e in quel momento la comunità internazionale avrebbe potuto rivedere le scelte sulla sua durata. Era stato previsto che la Fmp dovesse impegnare non meno di 6.000 unità.
La missione aveva così ricevuto la legittimazione del Governo albanese e della comunità internazionale. Tutte le nazioni partecipanti - Francia, Grecia, Turchia, Spagna, Romania, Austria, Danimarca - dovevano firmare, prima dell'avvio dell'intervento, un accordo bilaterale con l'Albania. A queste nazioni si aggiunsero in un secondo momento la Slovenia e il Belgio, con due unità sanitarie, e il Portogallo, che fornì un velivolo da trasporto. In tutto furono messi a disposizione della Forza 3.500 uomini. L'Italia contribuì per il resto, 2.500 unità, tra le quali un Reparto Carabinieri: il 1° Reggimento Paracadutisti "Tuscania".

Si trattava di una missione a rischio. Oltre ai pericoli insiti nel tentativo di ripristinare la sicurezza e garantire l'assistenza umanitaria nel Paese, non poteva essere esclusa la presenza di mine sul territorio. Compiti precipui della missione erano: rendere sicuri i principali porti d'ingresso nell'area di responsabilità, per permettere l'afflusso e la distribuzione degli aiuti umanitari; provvedere alla sicurezza delle sedi della missione internazionale a Tirana e a quella delle organizzazioni che operavano nel campo umanitario in Albania; in particolare, consentire alle missioni di Osce e Ueo, già presenti sul campo, di svolgere i propri compiti di osservazione e monitorizzazione.
Nel quadro della costituzione della Forza Multinazionale di Protezione, l'Italia aveva inviato una missione esplorativa militare a Tirana, insieme a ufficiali francesi, greci e spagnoli. La Forza fu approntata definitivamente e schierata in soli quindici giorni. Una missione di pace importante per tutta l'Europa e per l'Italia: una missione multinazionale, ma totalmente europea, con il solo appoggio esterno degli Stati Uniti, guidata dalle Forze Armate italiane, protagoniste della sua ispirazione e preparazione, che per la prima volta avevano il Comando di una Forza multinazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite.
La Fmp venne articolata su un Comando delle Forze a livello Divisionale con sede a Tirana, un Comando a livello di Brigata con sede a Valona, 3 Reggimenti meccanizzati, un Battaglione di Fanteria di Marina, un Reparto blindato e Reparti di supporto logistico. A Tirana, per sottolineare, come sempre, il carattere multinazionale della missione, il Comandante italiano della Forza aveva tre Vice Comandanti: uno francese, uno turco e uno greco. Il Capo di Stato Maggiore era italiano. Lo sforzo fatto dall'Italia comprendeva anche una componente aerea di trasporto e supporto tattico e una componente navale d'altura e anfibia con unità di sorveglianza costiera. Come già detto, il contributo italiano, a livello di risorse umane impegnate "fuori area" fu di 2.500 uomini. L'Italia creò anche una struttura comandata da un generale italiano, la Civil Military Cooperation (Cimic, Cooperazione Civile-Militare).
La Missione, nota in Italia con il nome di Alba, ebbe inizio il 15 aprile 1997, quando giunsero a Durazzo 450 francesi a bordo dell'unità di trasporto "Orage", un Nucleo di 350 spagnoli e circa 200 unità Carabinieri paracadutisti del 1° Reggimento "Tuscania". In questa missione, finalizzata alla erogazione degli aiuti umanitari in favore dell'Albania, l'Arma fu presente con un contingente complessivo di 218 uomini. Questo, salito poi a 241 uomini, fu inquadrato in un Reggimento di formazione, con un Comandante che ebbe anche l'incarico di Provost Marshal, cioè di Comandante della Polizia Militare della Forza.
Nel quadro di Alba i Carabinieri, oltre a costituire riserva di impiego, ebbero i consueti compiti di polizia militare; curarono la prevenzione e la repressione di traffici illeciti, dalla droga alle armi; effettuarono la sorveglianza alle infrastrutture d'interesse militare (hanno presidiato l'aeroporto di Tirana durante tutta la missione) e le scorte ai convogli (particolarmente delicati quelli che portavano il materiale elettorale o le schede già votate dagli elettori); garantirono la sicurezza e la scorta alle autorità civili e militari in visita sul territorio e alle delegazioni Osce (gli osservatori di questa Organizzazione furono circa 400, che si aggiunsero agli 800 provenienti da varie nazioni); organizzarono pattugliamenti nelle strade di Tirana e ricognizioni su tutto il territorio albanese.
L'Ufficiale dell'Arma che si era recato a Valona nel quadro della Missione Bilaterale Interforze di Polizia in Albania, fu inquadrato quale osservatore presso il Reggimento di Polizia Militare della Fmp, alle dirette dipendenze del Comandante del Reggimento, con l'incarico di Ufficiale di Collegamento con la Polizia albanese a Valona. Ebbe anche l'incarico di relazionarsi in forma istituzionale con il Nucleo Centrale di Coordinamento istituito nell'ambito della stessa missione, oltre a quello di mantenere i necessari contatti con le altre organizzazioni internazionali che già aveva per i suoi primi compiti istituzionali. Il 19 giugno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione n. 1114, decideva il prolungamento della missione per un periodo di 45 giorni: in effetti, come aveva rilevato Kofi Annan, ormai divenuto Segretario Generale, il ritiro della Fmp alla vigilia delle elezioni albanesi avrebbe potuto vanificare gli sforzi fatti fino a quel momento.
Il 29 giugno e il 6 luglio (in due turni) si svolsero le elezioni; il 23 luglio si riunì a Tirana il nuovo Parlamento. Subito dopo la Forza Multinazionale di Protezione iniziò il ripiegamento: alla fine di luglio erano rimaste sul territorio albanese solo forze italiane. L'8 agosto terminava la Missione Alba. Il 10 agosto 1997 anche gli uomini del "Tuscania" in essa inquadrati si ritirarono definitivamente dall'Albania.