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Dopo la nomina del Comandante Overall, la componente italiana dovette ampliarsi: furono inviati altri 11 elementi, giungendo così a 25 unità. Dopo il 28 settembre, nel quadro del potenziamento della missione e della struttura, l'Italia aveva acquisito quattro importanti posizioni al Quartier Generale: quella di Comandante in Capo e Operativo (Overall Commander); di Capo della Pianificazione (Chief of Plans) nel Quartier Generale; di Assistente personale del Comandante (Personal Assistant to the Commander); ad un maresciallo fu dato un incarico di rilevanza amministrativa. L'incarico di Vice Comandante della Missione rimase al funzionario italiano della Polizia di Stato.
Il 12 aprile 1999 terminava il terzo anno di vita della Mape: il suo rinnovo in quarto mandato, fino al 12 aprile 2000, vide anche l'effettiva estensione della missione, ora indicata come Mapext. Al momento del quarto rinnovo, Mape aveva contribuito ad addestrare, dare consulenza, verificare la Polizia albanese, per migliorarne gli standard e farle raggiungere quelli europei. Aveva inoltre contribuito attivamente a scrivere la bozza della legge della Polizia di Stato, della Istruzione sulla Disciplina e dello Statuto dell'Organizzazione della citata Polizia.
Vi era stato anche un controllo attivo sui singoli elementi della Polizia. Quando la missione era iniziata, i poliziotti albanesi erano 17.000 circa: al momento del quarto rinnovo erano solamente 15.000, riduzione dovuta a licenziamenti per indegnità e a ritiri spontanei. La Polizia era stata riorganizzata in 12 Direttorati e 47 Commissariati sul territorio. Il Direttore Generale della Polizia con sede a Tirana era alle dipendenze del Ministro per l'Ordine Pubblico. Inoltre erano stati costituiti 11 Nuclei di Forze di Reazione Rapida su tutto il territorio e 88 Nuclei Speciali di stanza a Tirana. Per affrontare il problema dei rifugiati il Governo albanese aveva istituito un Gruppo per la Gestione dell'Emergenza (Emergency Management Group), alle dirette dipendenze del Vice Primo Ministro. In questo gruppo erano rappresentate tutte le organizzazioni internazionali, compresa la Mape, per gli opportuni coordinamenti.
Nella ristrutturazione della Mape, ora Mapext, rimaneva la sostanziale conferma degli obiettivi maturati, e cioè contribuire al recupero di una stabilità duratura dell'Albania, sostenendo la creazione di una Forza di Polizia democratica; fornire il sostegno contributivo della Ueo in una cornice di cooperazione e di complementarità con le altre iniziative multinazionali e bilaterali esistenti in Albania. Le priorità per quanto riguardava l'addestramento e il dispiegamento sarebbero state decise in cooperazione e con il consenso del Governo albanese, sempre e comunque considerando prioritaria la sicurezza degli operatori Mape. Era prevista appunto l'unità di Comando per assicurare il successo alla missione: l'Arma dei Carabinieri ne aveva la piena responsabilità. In realtà si trattava di trasformare la precedente missione in una Operazione di Polizia Internazionale in Albania.
Mentre si procedeva alla ristrutturazione del dispositivo Mape, la situazione con la frontiera del Kosovo diveniva sempre più difficile. La complessa gestione dei profughi kosovari, affluiti in massa oltre le linee del confine albanese, comportò l'esigenza che la Mape aggiustasse i suoi meccanismi per aiutare il Governo e la Polizia albanese in questa emergenza, e soprattutto potesse offrire un contributo valido per garantire la sicurezza agli operatori delle varie organizzazioni internazionali presenti in Albania in quel momento contingente. Con l'aiuto della Mape il Ministero dell'Ordine Pubblico albanese elaborò una strategia per gestire la situazione a lungo termine, che si basava sulla costituzione di Nuclei di Forze di Polizia specializzate nella questione dei rifugiati. Nel febbraio 1999 era stata anche terminata la stesura del progetto di legge sulla riorganizzazione della Polizia di Stato albanese. Continuava l'attività di addestramento e di valutazione dei risultati raggiunti, cioè una verifica sul campo del personale che aveva seguito i corsi addestrativi a Tirana e a Durazzo.
Per ricordare l'attività multinazionale della Mape e in questo quadro anche l'impegno dell'Arma: nel primo periodo, tra il maggio e l'ottobre 1997, furono addestrati circa 200 istruttori albanesi; tra il novembre 1997 e il novembre 1998, 1.600 poliziotti, di cui 200 presso il Training Center di Tirana e 1370, con corsi di 3-4 settimane, nelle aree addestrative all'interno delle unità. Si trattò di una missione umanitaria di peace-building, con programmi di assistenza professionale e di consulenza specifica che, lo ripetiamo, vide per la prima volta un generale dei Carabinieri, ufficiale con solida esperienza di operazioni internazionali e con conoscenza del fenomeno della criminalità albanese, nominato Overall Commander, cioè Comandante in Capo presso il Quartier Generale a Bruxelles. Fu la seconda volta - ma non sarebbe stata l'ultima - che un alto ufficiale dell'Arma, appartenente una Forza di Polizia a chiara "connotazione militare" assunse un incarico così elevato, importante e delicato in un ambito i stituzionale europeo.

Il problema che fu posto dai tedeschi e dagli inglesi, rispetto al carattere civile o militare da dare all'incarico di Overall Commander e alle nuove programmazioni della Mape (cioè, in realtà, alla contrapposizione fra Polizia a statuto civile e Polizia a statuto militare) era, nel contesto, un falso problema, perché il Comandante in Capo doveva operare a Bruxelles in coordinamento con lo Stato Maggiore Militare della Ueo, secondo schemi e normative tipiche di una organizzazione militare. Avrebbe inoltre avuto alle sue dipendenze collaboratori provenienti da Polizie a diverso statuto e composizione, ma le procedure da adottare erano quelle militari.
Ancor prima di assumere la carica, l'Overall Commander doveva proporre al Consiglio, in consultazione con il Force Commander (Comandante della Forza) a Tirana e tenendo conto delle proposte albanesi, un organigramma dell'Ufficio di Comando a Bruxelles e a Tirana, prevedendo, come poi fu deciso, 10 unità in Belgio e 13 a Tirana. Doveva altresì definire le nuove regole di ingaggio e il nuovo piano di ripiegamento dei componenti la missione, in caso se ne fosse presentata la necessità. Infatti, la Mapext era di nuova concezione e uno degli aspetti salienti dell'organizzazione era la dipendenza del Comandante in Capo direttamente dal Consiglio della Ueo. La forza della nuova Mapext aveva un organico di 170 unità; la durata della missione era annuale con possibili proroghe; la sua competenza era molto estesa, e quindi venivano inviati i Consulenti giuridici anche sul territorio, nei 12 Direttorati albanesi, tenendo in particolare evidenza quelli con l'emergenza profughi; l'assistenza alla Polizia albanese veni va assicurata per la realizzazione di un nuovo modello istituzionale (Polizia Civile), secondo un ulteriore disegno di legge che avrebbe dovuto essere approvato dal Parlamento albanese. La missione doveva inoltre provvedere al radicamento dei criteri addestrativi messi in atto durante la fase di assistenza tecnica fornita nelle strutture della Polizia albanese.
L'organizzazione della Mapext fu sinteticamente la seguente: vi furono consulenti della missione, a livello centrale, nel Ministero dell'Ordine Pubblico, della Difesa, delle Finanze, della Giustizia, per la gestione dei problemi e delle situazioni riguardanti le Forze di Polizia; vi furono poi consulenti presenti a livello delle 12 Circoscrizioni territoriali in cui è suddivisa l'Albania, e gruppi di esperti con specializzazioni diverse, insediati a Scutari, Valona e Argirocastro; furono istituiti Centri di Addestramento a Tirana e a Durazzo e si formarono dei gruppi misti di lavoro all'interno delle Scuole di Polizia albanesi.
In particolare, poi, il Comando Operativo di Bruxelles avrebbe dovuto occuparsi di dispiegamento, sostegno e recupero delle forze; di sviluppo e revisione dei piani in tema di operazioni, addestramento, sicurezza, logistica, assistenza medica e comunicazioni, in consultazione con il Force Commander; della definizione delle regole di ingaggio; della determinazione degli aspetti legali della missione; delle relazioni esterne; della gestione del personale; della documentazione ufficiale dell'attività della missione; del controllo di qualità; della supervisione degli aspetti finanziari; della individuazione e monitoraggio dei criteri determinanti il successo della missione; dell'attività investigativa e informativa.
La Mapext si è chiusa il 30 giugno 2001: a questa missione hanno partecipato le Forze di Polizia di 28 Paesi europei. Da parte italiana, elementi appartenenti ai Carabinieri, alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza: una collaborazione interforze, molto importante per l'apporto delle diverse professionalità, maturate nel corso dell'espletamento dei propri compiti istituzionali.