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Uno dei tanti cimiteri della città distrutta.Unificare le due Polizie di Mostar, dunque, si rivelò un compito davvero molto arduo: la Polizia croata non dava molta collaborazione, mentre quella bosniaco-musulmana, decisamente inferiore per numero all'altra, si appoggiava alle Polizie europee e, in quanto più debole, dava un più deciso apporto collaborativo. La situazione migliorò quando anche la parte croata aderì all'avvio di un processo di unificazione che prevedeva due livelli decisionali, sia nell'indirizzo dottrinario che di applicazione degli accordi, e la creazione di un Joint Operation Centre (lett.: Centro operativo congiunto) come organo iniziale di cooperazione tra la Weupol da una parte e le due polizie locali dall'altra.
Nel settore delle iniziative connesse a questo processo di unificazione e a quello della stabilizzazione fu importante il monitoraggio delle principali attività operative dei due Comandi: servizi di pattugliamento e attività istituzionali. Appunto per favorire l'integrazione delle due Polizie locali, era prevista la formazione di pattuglie congiunte (joint patrols), normalmente costituite da un militare dell'Arma, capo-pattuglia, con un Musulmano di Mostar est, un croato di Mostar ovest, un croato della Repubblica di Croazia e un interprete.
Nel novembre 1995 si era ancora molto lontani dall'unificazione delle due Polizie, però i contingenti internazionali riuscivano a mantenere una certa calma e a intervenire, pacificando e risolvendo problemi quando vi era qualche forte attrito tra le due compagini. L'ordine pubblico era abbastanza soddisfacente e rare le violazioni del "cessate il fuoco": la smilitarizzazione della città sopravviveva. I fatti criminosi riguardavano principalmente reati contro il patrimonio.
Nel gennaio 1996 vi furono numerosi incontri fra le parti in causa per stabilire se, in seguito agli Accordi di Dayton, doveva ancora essere mantenuta la zona smilitarizzata di Mostar presidiata da militari della Ifor e della Weupol, con il sistema dei posti di controllo che impegnavano numeroso personale. La situazione generale, però, non raggiungeva un miglioramento stabile e le etnie vivevano in un clima di continua conflittualità. Comunque nel mese successivo la Polizia europea riuscì a far iniziare i servizi di pattugliamento nella zona centrale della città con pattuglie miste composte da poliziotti appartenenti alla Weupol e alle due componenti croata e bosniaco-musulmana, senza la presenza di un militare della Forza Speciale di Polizia Internazionale.
Il 30 giugno 1996 a Mostar si svolsero le elezioni: un momento sempre molto delicato, in particolare in quella terra, con il ritorno dei profughi per l'esercizio del voto e quindi con la possibile ricomparsa di atteggiamenti fortemente ostili. Nel mese di luglio, dopo le elezioni, tenutesi in un clima piuttosto tranquillo di ordine e sicurezza pubblica, il contingente italiano, così come gli altri presenti, si ridusse di 10 unità, mentre per i compiti di monitoraggio la Ueo previde un nuovo Reparto di osservatori di Polizia che sarebbe stato affidato ad un ufficiale dell'Arma.
Intanto si era costituita la Iptf. Il Gruppo Politico Militare della Ueo, in una riunione a Bruxelles, mise in evidenza i problemi che si creavano con il mandato delle due Forze di Polizia che in qualche modo si sovrapponevano per alcuni compiti, quale quello delle funzioni di monitoraggio. I rappresentanti italiani caldeggiavano il trasferimento all'Iptf dei soli compiti di monitoraggio, restando alla Weupol l'addestramento e la consulenza, soprattutto una volta che il controllo della Forza di Polizia Unificata A Mostar: le rovine del ponte ''Don't Forget'' (non dimenticare). Ma è possibile dimenticare?fosse stato trasferito alle autorità locali. Questa posizione fu accettata, non prevedendo comunque un ritiro immediato della Forza Ueo

Il 14 ottobre 1996 avvenne la cessione di poteri tra la Weupol e la Iptf; fino a quel giorno operò a Mostar un coordinatore per tutte le attività connesse necessarie. Il 15 ottobre terminò ufficialmente la Missione di Polizia dell'Unione Europea (Weupol). Il 22 il contingente italiano rientrò in Italia.
È doveroso ricordare che nel dicembre 1995, per cause di servizio, era deceduto il Comandante del Distaccamento dei Carabinieri di Mostar.