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1995-2001. In Guatemala con la Missione Minugua.

Carabinieri nella missione Minigua in uno dei vivaci e coloriti mercati guatemaltechi.Ancora una volta le Nazioni Unite furono chiamate a sostenere il rispetto dei diritti umani nell'America centrale. Nel 1994, a Città del Messico, fu firmato un accordo tra il Governo del Guatemala e l'Unione Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca per instaurare una condizione di legalità in quello Stato del Centro America provato dalla guerriglia e dalle durezze del regime al potere. Per poter sorvegliare l'effettiva applicazione di questo accordo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise, con la risoluzione n. 48/267 del 19 luglio 1994, di inviare in loco una missione di pace.
La Missione Minugua (Misión de Naciones Unidas para Guatemala, Missione delle Nazioni Unite per il Guatemala) ebbe inizio il successivo 21 novembre, con l'accordo dello stesso Governo guatemalteco, accusato in primis di continue violazioni dei più elementari diritti. Tra i funzionari chiamati a parteciparvi, appartenenti a 36 diverse nazionalità, erano previsti 60 osservatori provenienti dalle Polizie dell'Argentina, del Canada, della Colombia, del Brasile e, per l'Europa, della Spagna. Da parte del consesso internazionale fu pressantemente sollecitato un contributo alla diplomazia italiana, da concretarsi con l'invio di alcune unità dei Carabinieri.
Nel marzo del 1995 le Nazioni Unite chiesero formalmente all'Italia di inviare 10 osservatori di Polizia in Guatemala. Il personale doveva avere un'ottima conoscenza della lingua spagnola e un'esperienza professionale nel campo delle investigazioni criminali, con particolare riferimento alle violazioni dei diritti umanitari. Ulteriore requisito caratterizzante era il possesso di una patente di guida internazionale, abilitante alla conduzione dei mezzi a trazione integrale: segno inequivocabile delle particolari difficoltà presentate dal territorio. Il Segretariato delle Nazioni Unite dichiarò più volte, in forma ufficiale, che confidava nell'adesione italiana, soprattutto ricordando la preziosa esperienza maturata dai Carabinieri italiani in Salvador.
L'inizio della missione fu molto difficile, anche per la situazione assai tesa che regnava in Guatemala, con grave rischio per gli osservatori internazionali che, tra l'altro, molto spesso dovevano percorrere territori minati, per raggiungere le zone da controllare. La situazione dell'ordine pubblico era talmente compromessa che erano frequenti le denunce di violazione dei diritti umani. Il 27 luglio del 1995 si aggiunsero agli osservatori già operanti in zona 2 ufficiali dei Carabinieri e 8 sottufficiali, che furono dislocati in diverse aree del Paese, in qualità di componenti della Polizia Civile, in ambito internazionale delle Nazioni Unite (Civpol). In particolare, i carabinieri dovevano verificare il processo di attuazione degli accordi di pace, di cooperazione e di assistenza per il rafforzamento delle istituzioni che lavoravano per i diritti umanitari.
Il Comandante del Reparto Carabinieri della Minugua dipendeva funzionalmente, per il tramite gerarchico, dal Police Commissioner (il Comandante del contingente multinazionale), per l'assolvimento della missione, e gerarchicamente dal Comando Carabinieri del Ministero degli Affari Esteri, che svolgeva le funzioni di Comando di Corpo. Anche in Guatemala il personale internazionale, compreso quello italiano, operò disarmato, come ad Hebron nella prima Missione Tiph e come sarebbe accaduto nella Tiph 2, nel 1997, dimostrando ulteriormente la validità di istituire missioni di verifica e di assistenza con osservatori di Polizia Civile. Dagli inizi della Minugua (configurata come una Missione delle Nazioni Unite per la Verifica dei Diritti Umani in Guatemala, United Nations Mission for the Verification of Human Rights in Guatemala), vi è stata la costante presenza di 30 carabinieri, per un periodo di 6 mesi.

L'ingresso della sede ufficiale della missione in Guatemala.Nel 1998, su impulso della Rappresentanza italiana alle Nazioni Unite, fu valutata la possibilità di far permanere il personale impiegato nelle missioni Onu almeno un anno nella sede stabilita, come avveniva in altri casi di missioni internazionali. Il Comando Generale dell'Arma aderì alla richiesta, trasmessa per via diplomatica, anche nell'ottica, avanzata dal Palazzo di Vetro, che con la modifica temporanea sarebbe stato possibile far assegnare al contingente italiano compiti di maggior prestigio, i quali presupponevano ovviamente tale lunga permanenza nel teatro d'operazioni. Potrebbe sembrare assai logico e facile aumentare il periodo di permanenza all'estero da sei mesi a un anno, ma questo cambiamento nella durata della missione fuori dal territorio metropolitano comportava numerose difficoltà sul piano ordinativo, operativo, logistico e finanziario, per non menzionare quello burocratico, peraltro non trascurabile.
Le autorità guatemalteche riconobbero che la Minugua si era imposta con la sua efficace presenza e aveva progressivamente rafforzato la sua influenza in Guatemala, ottenendo risultati positivi che all'inizio non sembravano possibili. Soprattutto nella prima fase della missione vi fu un importante lavoro di consultazione, diretto a migliorare il funzionamento e il coordinamento fra le Istituzioni del settore giudiziario e di Polizia, mediante la formazione di gruppi misti (osservatori giuridici e di Polizia). Tra i compiti svolti dal contingente dei Carabinieri vi è stata anche la cura del settore addestrativo delle Forze di Polizia locali, inclusa nella riforma delle Accademie di Polizia nell'ambito del progetto che prevedeva una attività di appoggio della Minugua al Governo del Guatemala: in questo quadro era inserita, per consuetudine, la formazione sia degli allievi che degli istruttori.
Era stato lo stesso Governo centrale a chiedere alla Minugua la collaborazione dei suoi componenti per realizzare un piano di ristrutturazione delle Forze di Sicurezza; e a questo scopo fu istituita nel 1996 una Commissione dei Consiglieri di Polizia, formata da 5 degli osservatori presenti, tra i quali fu inserito anche il Comandante del contingente dei Carabinieri. La Commissione aveva sede presso il locale Ministero dell'Interno, permettendo così una più efficace divulgazione delle modalità operative dell'Arma e una influenza professionale sui programmi di addestramento.
Anche nel caso della missione in Guatemala furono tenuti corsi di aggiornamento al personale inviato, relativi alla situazione geo-politica, socio-economica, storica, religiosa, linguistica, con cenni sul sistema penale, istituzionale, giuridico e penitenziario di quello Stato.
La Minugua, per l'Italia, terminerà il 30 agosto 2001, con il rientro in patria dell'ultimo militare dell'Arma presente in territorio guatemalteco.