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Tiph 2 (dal 1997)

1999: una pattuglia di osservatori della TIPH al confine israelo-palestinese.Nonostante le critiche che all'epoca furono mosse alla Tiph 1, per non aver di fatto ottenuto risultati concreti, quali appunto la riapertura del mercato e/o della Moschea-Sinagoga, essa aveva lasciato un ottimo ricordo e un riconoscimento del lavoro svolto e, come sopra anticipato, aveva favorito la riapertura del dialogo fra le due parti contendenti. I negoziati di pace ripresero e proseguirono. Ad Oslo, il 28 settembre 1995, fu raggiunto un accordo (cosiddetto Oslo II, per distinguerlo da Oslo I, firmato a Washington il 13 settembre 1993, conosciuto anche come Dichiarazione dei Principi) appunto sulla West Bank e sulla Striscia di Gaza. Questo accordo, che segna il termine di una prima fase di negoziati tra Israele e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, all'articolo VII prevedeva il parziale ritiro dell'Esercito israeliano da Hebron e la costituzione di una nuova missione di osservatori internazionali.
Attuando quanto deciso ad Oslo, gli accordi israelo-palestinesi del 1° gennaio 1997 (Agreement on the Temporary International Presence in the City of Hebron, Accordo sulla Presenza Temporanea Internazionale nella Città di Hebron) previdero il ritiro dell'Esercito di Tel Aviv dai territori di Hebron. Insieme ad altre cinque nazioni (Norvegia, Svezia, Danimarca, Svizzera e Turchia), l'Italia fu formalmente invitata, con lettera congiunta israelo-palestinese dell'8 gennaio, a partecipare con un proprio contingente di osservatori ad una nuova Missione di Presenza Temporanea Internazionale, denominata Tiph 2 e naturale prosecuzione di quella del 1994. Le parti contendenti avevano apprezzato in maniera concreta l'operato del precedente gruppo di osservatori e avevano ritenuto fondamentale la loro partecipazione. Il mandato della missione doveva essere breve: tre mesi, estensibili ad ulteriori tre, salvo accordi diversi tra le parti.
Già nel maggio 1996 la seconda Tiph aveva avuto praticamente inizio con la presenza di 50 osservatori norvegesi, che erano giunti a Hebron dopo la firma, l'8 maggio, di un accordo tra Israele e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Gli osservatori avevano il compito di predisporre le condizioni per l'allargamento della missione agli altri Paesi, come previsto nell'accordo stesso. Il 21 gennaio 1997 l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e Israele avevano firmato per la presenza della Tiph 2 nell'area della città di Hebron, quale definita dall'accordo interinale del 28 settembre 1995 sulla West Bank e sulla Striscia di Gaza. Il Memorandum of Understanding fra gli Stati partecipanti alla missione era stato approvato pochi giorni dopo, il 30 gennaio 1997, sempre ad Oslo. Il 1° febbraio 1997 la seconda Missione multinazionale Tiph divenne formalmente operativa sul terreno.
Compito ufficiale della missione fu quello di

«...assicurare la presenza di osservatori per contribuire al consolidamento del processo di pace nella regione mediorientale, infondendo sicurezza nei cittadini palestinesi residenti nella città di Hebron».

Uno dei numerosi posti di blocco che si incontrano nei territori.Il contingente multinazionale era composto in totale di 140 osservatori di Polizia (numero elevato a 180 in occasione del primo rinnovo della presenza internazionale il 31 luglio 1997). Con lo svilupparsi della missione, però, fu notato che i contingenti potevano essere ridotti: un risultato positivo della presenza internazionale era indubbio e una diminuzione del numero degli osservatori non avrebbe causato disfunzioni nell'operatività generale della missione stessa. Così, quando in una riunione ad Ankara del novembre 1999 la Tiph 2, che era stata continuamente prorogata, fu ristrutturata, gli osservatori scesero fino a 100 unità e poi a 85; in quella occasione l'organico italiano fu ridotto da 27 a 19 membri. All'inizio della missione, i più numerosi erano stati i norvegesi con 41 unità, seguiti dagli italiani, con 31 militari; da danesi e svedesi con 20 unità ciascuno; partecipavano anche 10 svizzeri e 18 turchi.
Questa volta il contingente italiano, se si fa eccezione per un ufficiale dell'Esercito addetto alle Trasmissioni, comprendeva esclusivamente unità dell'Arma, con 31 elementi: un ufficiale Comandante (con funzioni di Vice Comandante della Missione), 15 elementi operativi; 4 per la Sicurezza; 6 per l'Amministrazione; 2 per le Relazioni Pubbliche; 2 per l'Intelligence; 1 elemento per l'Informazione Pubblica. Era stato preceduto, come di consueto, da un Nucleo Avanzato di Ricognizione dell'Arma, che aveva raggiunto Hebron il 29 gennaio 1997. Il resto seguì il 12 febbraio.
Le attività di pattugliamento delle aree più a rischio iniziarono immediatamente, a bordo di mezzi contrassegnati con il logo della Missione Internazionale. Le pattuglie furono fin dall'inizio miste, cioè con personale appartenente a tutti i contingenti, integrando così le componenti nazionali, per una migliore ottimizzazione delle esperienze già fatte in similari missioni e per sottolineare il carattere internazionale di quella presenza in territorio palestinese.
La missione è tuttora in corso: 2 ufficiali, 12 marescialli e 2 carabinieri sono ad Hebron in missione di pace. I compiti affidati ai Carabinieri italiani, così come agli altri osservatori di Polizia sono stati, e sono, i seguenti: infondere, con la propria presenza, un maggior senso di fiducia negli abitanti palestinesi di Hebron; aiutare a promuovere la stabilità ed assicurare un ambiente tendente al miglioramento delle condizioni di vita; vigilare sul rafforzamento della pace e della prosperità dei palestinesi; fornire assistenza nella promozione ed esecuzione dei progetti avviati dai Paesi donatori; incoraggiare lo sviluppo economico e il progresso della città; compilare ed inoltrare rapporti di situazione; coordinare le proprie attività con le autorità palestinesi ed israeliane. Come osservatori di Polizia, i carabinieri non hanno avuto e non hanno la facoltà di intervenire; possono solamente documentare le eventuali violazioni degli accordi con vari mezzi audiovisivi e con rapporti scritti, material e che viene inviato alla Commissione mista di controllo israelo-palestinese.
Anche in questa seconda missione il personale ha operato e opera disarmato. Come nella precedente, il Comandante è norvegese e il Vice Comandante italiano: da quest'ultimo dipendono le 5 Divisioni funzionali previste, a loro volta dirette da 5 Senior Officers delle altre nazioni partecipanti. Comando e relative responsabilità sono suddivise tra tutti i partecipanti alla missione, per una migliore riuscita della stessa e per una migliore integrazione della struttura di Comando, nell'ambito della quale i militari italiani operano.

Agli inizi della Tiph 2 partirono 6 ufficiali, 14 marescialli, 1 vicebrigadiere, 8 tra appuntati e carabinieri. Oltre all'unità dell'Arma delle Trasmissioni, integrò, anche questa volta, il contingente un'infermiera volontaria della Croce Rossa. Tutti gli appartenenti alla missione sono stati e sono in possesso di una esperienza professionale qualificata e diversificata e hanno partecipato ad altre missioni all'estero, in alcuni casi anche alla prima Tiph, essendo stato considerato requisito prioritario, quando possibile, tale partecipazione. Da notare, per quanto riguarda l'aspetto linguistico, che all'inizio furono inseriti nel Reparto quattro marescialli: tre conoscitori della lingua araba e uno della lingua ebraica. Questa attenzione contribuì notevolmente alla migliore riuscita dell'operazione, in quanto fu possibile, sia con la presenza dell'infermiera volontaria sia con quella delle unità padrone delle due lingue, un rapporto più facile e diretto con la popolazione.
I Comandi hanno avuto, sia nella prima sia nella seconda missione a Hebron, ed hanno tuttora, un codice che può essere riassunto in queste poche linee: mantenere un comportamento improntato ad assoluta equidistanza tra le fazioni e irreprensibile nell'assolvimento dei propri compiti. La Norvegia è considerata la nazione leader della missione, ma l'Italia ha avuto ed ha un ruolo decisionale molto forte: l'Italia e l'Arma vantano anche una presenza storica in Palestina in missioni umanitarie e di supporto alla pace.
L'operato dei Carabinieri italiani non si è limitato a monitorare la situazione, ma, nello spirito dei compiti della missione, ha contributo anche all'organizzazione di manifestazioni di vario genere, alcune sportive, che sono state utili per aiutare la popolazione a ritrovare una dimensione di vita normale. Un esempio fu la Maratona dell'Amicizia che si svolse, per iniziativa del contingente italiano, per le strade di Hebron, per la prima volta nella sua storia, il 14 marzo 1999, in una città divisa in due, dove la vita era stata caratterizzata da scoppi di violenza e da contrasti continui. L'apporto italiano fu determinante nella fase iniziale, organizzativa e in quella operativa. L'Autorità Palestinese diede il proprio patrocinio all'iniziativa, inserendo nel Comitato Organizzatore il Ministro della Gioventù e dello Sport e il Sindaco di Hebron. Vi parteciparono circa 2.000 atleti palestinesi, sia professionisti che studenti, e gente comune, incluse 250 donne, alcune delle quali peraltro indossavano il rituale velo islamico durante lo svolgimento della prova. Anche il campione olimpionico italiano della specialità, Alberto Cova, partecipò alla manifestazione, in uno spirito di solidarietà verso gli sforzi di riconciliazione che venivano fatti.
I Carabinieri hanno dimostrato e dimostrano a livello internazionale doti di grande professionalità sia per quanto riguarda l'osservazione del territorio sia per il monitoraggio degli avvenimenti. Tale professionalità si è esplicata molte volte nel corso di questa missione nella corretta gestione di numerose situazioni di tensione e di pericolo e nell'assistenza alla popolazione, con atti che lasciassero una traccia per una possibile convivenza tra due popoli in lotta.
Il problema palestinese non è stato ancora risolto né dalle parti in causa né dalla comunità internazionale, che non ha trovato gli strumenti giusti per mettere pace in Galilea, quella pace che fino a questo momento sembra allontanarsi sempre più, almeno ai nostri giorni.