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1991-1995. In America Centrale con l'Onusal.

Una carta del Salvador. La Repubblica dell'America Centrale, chiese ed ottenne, nel 1991, l'intervento dell'ONU per porre fine ad annosi contrasti politici. Alla missione partecipò anche l'Italia.Mentre si svolgeva la missione in Cambogia gli italiani erano presenti anche in Salvador nel quadro della Missione Onusal (Observadores de Naciones Unidas en El Salvador, Osservatori delle Nazioni Unite in Salvador). Da circa un ventennio si combatteva in quella Repubblica centro-americana una violenta guerriglia tra l'Esercito governativo e il Fronte (Frente) "Farabundo Martí" per la Liberazione Nazionale, per ottenere il rispetto dei diritti civili costantemente violati dalle locali autorità.
Anche questa missione era stata costituita per volere delle Nazioni Unite, con il consenso del Governo del Salvador, allo scopo di porre fine al conflitto con strumenti politici. Alla base vi era la risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 693 del 20 maggio 1991, per la tutela dei diritti umani in Salvador, a seguito degli accordi stipulati a Ginevra il 4 aprile 1990 per il rispetto e la garanzia degli stessi diritti, e a San José (capitale del Costa Rica) il 26 luglio 1990 tra il Governo del Salvador e il Frente.
L'accordo era di vitale importanza e includeva lo stabilimento di una missione di verifica delle Nazioni Unite per monitorare, a livello nazionale e sul lungo termine, l'osservanza e la garanzia dei diritti fondamentali e delle libertà in quello Stato, ribadendo ancora una volta il nuovo ruolo di Polizia Internazionale che le Forze Armate avevano assunto nell'ambito della comunità internazionale organizzata. Nel novembre del 1990 lo stesso Governo salvadoregno e il Frente richiesero al Segretario Generale delle Nazioni Unite di approntare la missione di verifica al più presto possibile. La sollecitazione derivava da un rapporto del Segretario Generale del 21 dicembre 1990 (S/22031), nel quale egli notificava la sua intenzione di attivare la Missione Onusal per iniziare le previste verifiche, e da un secondo rapporto del 16 aprile 1991 (S/22494).
Nel marzo del 1991 veniva inviata in Salvador una missione preliminare, che valutò sul luogo la possibilità di avvio e lavoro della Onusal. Quella ricognizione concluse che vi era un diffuso sentimento e desiderio in tutti i settori di opinione del Salvador che le Nazioni Unite iniziassero ad operare quanto prima, senza attendere la dichiarazione di un "cessate il fuoco". La risoluzione Onu prevedeva un periodo iniziale di dodici mesi. Il mandato era quello di verificare il rispetto degli accordi di San José, ma non solo: gli osservatori avrebbero dovuto vigilare in generale sulla situazione dei diritti umani in Salvador, fare indagini su denunce specifiche e predisporre delle raccomandazioni sulle misure da adottare per poter eliminare le violazioni e promuovere il rispetto di quei diritti.
Nella prima fase della loro permanenza, dai 60 ai 90 giorni, gli osservatori avrebbero dovuto condurre un esame generale delle applicazioni dei diritti umani e vagliare le procedure seguite per dirimere casi specifici di violazioni, poste in essere da ambo le parti. In un secondo tempo la missione avrebbe intrapreso delle inchieste dirette, avrebbe adottato le raccomandazioni ritenute valide e esercitato tutte le funzioni previste dagli accordi. Tra i compiti di verifica vi era anche quello della monitorizzazione delle attività della Polizia locale, compito specifico che era stato approvato dal Governo del Salvador.

Gli ufficiali dell'Arma del contigente ONUSAL, ritratti davanti la sede della missione.Considerata l'organizzazione paramilitare della Polizia salvadoregna, sarebbe stato necessario l'invio di ufficiali con i gradi di maggiore e tenente colonnello. Nel suo insieme la missione avrebbe impegnato 146 unità tra coordinatori, supervisori, educatori, funzionari politici e giuridici, 64 ufficiali di Polizia e 154 ufficiali di collegamento militari. In loco sarebbero stati occupati 137 assistenti nei vari settori. La missione era composta dunque da militari osservatori di Polizia (Unmos, United Nations Military Observers), da un folto gruppo di osservatori civili dei diritti umani, per lo più appartenenti a nazioni sudamericane; la componente di sicurezza fruiva della professionalità di 9 poliziotti e gendarmi francesi e 8 poliziotti e guardie civili spagnole: iniziò ad operare il 6 agosto 1991.
Ai partecipanti a questa missione era richiesta dalle Nazioni Unite almeno una anzianità di dieci anni nel servizio militare attivo; dovevano saper leggere mappe, avere esperienza lavorativa delle operazioni terrestri a livello di Compagnia, essere competenti nella rapida identificazione delle armi terrestri e degli aeromobili presenti nell'area. La lingua di lavoro della missione era lo spagnolo: pertanto i militari prescelti dovevano avere padronanza di quella lingua.
Nel maggio 1991 il Comando Generale aderiva alla richiesta di partecipazione alla Missione Onusal, in considerazione degli specifici compiti di polizia previsti, che certamente non potevano essere affidati ad ufficiali di altre armi, e tenendo sempre presente la positiva ricaduta d'immagine sull'Istituzione per quella missione in un territorio lontano e difficile. Era una esigenza nuova, ma che inseriva pienamente l'Arma dei Carabinieri nel ruolo di Polizia Internazionale che le Forze Armate italiane stavano assumendo in quel momento. Riaffermava altresì la duplice caratteristica dell'Arma nel suo ruolo di forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza. La partecipazione alla missione avrebbe costituito un significativo precedente per una attività autonoma di polizia militare all'estero; una ulteriore occasione per ribadire la linea già determinata di inserimento internazionale dell'Arma con la sua variegata professionalità. Il 7 agosto, infatti, l'Arma integrò in questa componente di Polizia delle Nazioni Unite un contingente composto da 10 ufficiali (la richiesta internazionale era nel frattempo aumentata): i Carabinieri furono gli unici rappresentanti delle Forze Armate italiane in quella missione e furono avvicendati normalmente ogni dodici mesi.
Il 31 dicembre 1991, a New York, le parti contendenti raggiunsero un accordo: fu decisa una tregua per il periodo 1° febbraio - 31 ottobre 1992. Esse convennero anche che l'accordo finale di pace sarebbe stato firmato a Città del Messico il 16 gennaio 1992. Il 13 gennaio una ulteriore risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la n. 729, ampliava il mandato dell'Onusal; il 1° febbraio fu prevista una Forza Multinazionale per la tutela di quanto stabilito con gli accordi di San José: furono tra l'altro costituite una Divisione militare, per il rispetto degli accordi relativi al "cessate il fuoco" e una Divisione di Polizia, della quale facevano parte i 10 carabinieri, con circa 300 uomini di varia nazionalità, per riorganizzare le Forze di Sicurezza interna, considerato che negli accordi di pace era previsto lo scioglimento della Gendarmeria militare, che aveva costantemente violato i diritti dell'uomo per mancanza di cultura, di organizzazione e soprattutto di un Governo valido e democratico; e fu confermata una Divisione per i diritti umani, che era già attiva.
La Divisione militare sarebbe stata comandata da un ufficiale con il rango di Brigadiere Generale; gli osservatori militari - ne erano previsti 244 - sarebbero stati forniti dagli Stati membri delle Nazioni Unite che avevano aderito alla missione. La Divisione di Polizia sarebbe stata comandata anch'essa da un ufficiale Brigadiere Generale e prevedeva 631 osservatori fino al dicembre 1992. Era intenzione di riunire la Forza della Polizia Militare dopo il 1° gennaio 1993, in accordo con le fasi di funzionamento della nuova Polizia nazionale.

Giovani salvadoregni in un campo del frente ''Farabundo Marti'', schierato contro l'esercito governativo, per ottenere il rispetto delle libertà e dei diritti civili.L'Arma continuò a dare la sua collaborazione: infatti nel contingente di Polizia presente in Salvador, che in quel momento assommava a 262 unità, vi erano anche 9 ufficiali italiani. Compiti particolari della componente italiana erano quelli di fornire assistenza e collaborazione alla Polizia locale, in attesa della costituzione di una nuova Polizia Nazionale Civile così come prevista dall'accordo di New York. La Divisione di Polizia fu di supporto anche alla Divisione per il rispetto dei diritti umani.
Nel 1992 fu costituita la nuova Accademia Nazionale di Pubblica Sicurezza. Compito dell'istituzione era quello di formare e addestrare i componenti della nuova Polizia Civile: un osservatore italiano dei Carabinieri, con il grado di tenente colonnello, iniziò in quella Accademia le sue funzioni di istruttore. Ebbe notevoli riconoscimenti da parte del Comandante della Divisione di Polizia, all'epoca l'uruguaiano generale Homero Vaz, che richiese la presenza continuata, anche in soprannumero rispetto al contingente italiano, dell'ufficiale che aveva avuto mansioni di istruttore presso quell'istituto di formazione.
Nel 1993, con la risoluzione n. 888 del 30 novembre, il Consiglio di Sicurezza prolungò la missione degli osservatori di Polizia in Salvador fino al 31 maggio 1994. Agli inizi di quell'anno lo stesso Governo del Salvador chiese all'Onu una ulteriore permanenza della missione fino almeno al 30 aprile 1995, per la verifica degli accordi di Chapultepec (quartiere di Città del Messico, ove era avvenuta la firma), che erano rimasti incompiuti. Il Segretariato Generale delle Nazioni Unite accettò di rimanere con una forza ridotta di 32 unità, di cui tre italiane; nel maggio 1994 il Segretario Generale delle Nazioni Unite decise di ridurre ulteriormente la presenza della componente di Polizia dell'Onusal. Il contingente italiano subì, sempre nel maggio 1994, una diminuzione di organico, contraendo prima da dieci a nove e poi, nell'ottobre dello stesso anno, da nove a sette le presenze. L'anno seguente, il 30 aprile 1995, cessò la Missione Onusal e iniziò ad operare un'altra missione delle Nazioni Unite, composta interamente da personale civile (Minusal, Misión de Naciones Unidas en El Salvador).
Nell'aprile del 1995, prima della fine della Missione Onusal, le Nazioni Unite decisero di rimanere oltre il 30 aprile, data prevista per il ritiro della missione, con una presenza ristretta (la Minusal): nell'ambito di questa missione avrebbe operato un piccolo contingente di Polizia di 8 persone. Il Dipartimento degli Affari Politici dell'Onu chiese all'Italia la permanenza del tenente colonnello dei Carabinieri già presente in loco fino al 31 ottobre dello stesso anno. L'ufficiale passò alle dipendenze di Minusal e fu autorizzato a restare fino al 15 settembre 1995, come componente della Uncivpol (United Nations Civil Police, Polizia Civile delle Nazioni Unite).
La presenza dell'Arma in Salvador si concluse il 30 settembre 1995, con il rientro in patria dell'ultimo ufficiale presente sul territorio.