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L'encomio solenne tributato al Tenente Colonnello Alfredo Arnera per il suo operato in Somalia tra il 1956 e il 1958, pubblicato sul Giornale Militare Ufficiale del 18 luglio 1959.Iniziò l'amministrazione italiana e iniziò il delicato lavoro dell'Istituzione per garantire ordine e sicurezza in uno Stato che era potenzialmente già autonomo, anche se con sovranità temporaneamente limitata: bisognava garantire, oltre all'ordine pubblico e alla stabilità, anche la legalità dei comportamenti delle Forze dell'Ordine, in un ritrovato concetto di democrazia dopo il periodo fascista e gli eventi bellici.
Ancor prima di subentrare agli inglesi, l'Arma avviò la riorganizzazione e soprattutto l'addestramento del Corpo di Polizia somala, predisponendo un complesso di studi per fortificarne e in parte rinnovarne gli appartenenti, allo scopo di poter immettere nei vecchi ranghi della Police nuove e giovani leve, professionalmente formate fin dall'inizio del loro impiego. Alla data del 1° aprile 1950, prima della cessione dei poteri all'Italia, gli organici della Somalia Police Force erano i seguenti: gli ufficiali, tutti inglesi, 56; gli africani (etnia Wakamba) 385; gli arabi 95; i somali 1.751. Solo una minima parte di questi ultimi aveva già servito nelle Forze Armate italiane, principalmente nei tre gradi di ispettore, che rappresentavano la parte elitaria del Corpo, sia per la preparazione culturale che per l'impegno politico.
Fu accuratamente studiata una regolamentazione etico-disciplinare adatta alla mentalità dei somali, che però fosse strettamente nella linea disciplinare tradizionale dell'Arma. Coniugare tradizioni e culture di due sistemi sociali così diversi non poteva essere molto facile e non lo fu: si doveva soprattutto evitare di cadere in una prassi che poteva essere intesa come "colonialista", ottenendo comunque un Corpo professionalmente inappuntabile. Nel frattempo fu risolto il problema prioritario dei salari, che vennero quadruplicati rispetto a quelli dell'amministrazione inglese: si diede inizio a quella Polizia somala che durante le missioni dell'Onu degli anni Novanta sarebbe stata riconosciuta a livello internazionale come quella che, pur disciolta all'atto del rovesciamento di Siad Barre, era l'unica in grado di rifondare in Somalia una Forza di Polizia.
Per immettere nuove leve, addestrate fin dal loro primo impiego, si riorganizzò la Scuola di Polizia di Mogadiscio con corsi per ufficiali e sottufficiali, corsi integrativi per ispettori, corsi di preparazione e di abilitazione dei sottufficiali, e corsi di specializzazione dei quali si sentiva fortemente l'esigenza, sia per i compiti di istituto sia per la nuova realtà economica della Somalia, e cioè per automobilisti, motociclisti, meccanici, radiotecnici, armieri-artificieri, infermieri. Nella primavera del 1952 fu varato anche il primo corso della Scuola Preparatoria per l'Ammissione alle Scuole Militari Italiane (Spasmi), destinata ai migliori elementi, che avrebbero poi seguito i corsi in Italia. Fra questi ufficiali si distinse un ispettore somalo, Mohamed Abscir Mussa, che il 23 dicembre 1958, con il decreto n. 63604 dell'Amministratore dell'Afis, sarebbe stato nominato Comandante delle Forze di Polizia della Somalia, al momento della cessione dei poteri dall'Arma alla Polizia somala.
Anche nel settore dell'equipaggiamento lo sforzo finanziario sostenuto dall'Italia fu molto forte. Oltre ad adeguare i salari degli agenti somali, per un migliore e più giusto tenore di vita, si dovette provvedere a rifornire i magazzini, trovati vuoti, di qualsiasi capo di vestiario o arma o oggetto di cui il Corpo avesse bisogno per i compiti istituzionali e per l'addestramento. Erano in particolare carenti i settori degli automezzi e dei radiocollegamenti: trasporti e passaggio di ordini e informazioni costituivano un punto nodale per espletare i compiti d'istituto, tanto più su un territorio con grandi aree non abitate e con un terreno difficile e impervio, privo di ferrovie e di strade asfaltate o quantomeno camionabili, con piste praticabili solo due stagioni l'anno. L'interno della Somalia vedeva ancora predoni e razziatori. I clan non si risparmiavano in lotte tribali di lontana tradizione che purtroppo, dopo un periodo di relativa calma, avrebbero ripreso negli anni Novanta con esiti drammatici per l'intero Corno d'Africa, oltre che per la popolazione civile.
Negli accordi sottoscritti con gli inglesi, era stato precisato che i reparti militari britannici si sarebbero ritirati con tutto il materiale e i veicoli in dotazione; solo gli automezzi della Polizia sarebbero rimasti al Corpo, ma quel parco veicoli era molto vetusto e quindi fu di quasi assoluta inutilità. La stessa situazione si verificò per quanto riguardava le trasmissioni. Progressivamente, con grande determinazione e professionalità, il Gruppo Territoriale dei Carabinieri riuscì a dotarsi dei mezzi e dei materiali necessari per adempiere ai propri compiti e addestrare i somali con gli strumenti indispensabili.

Raoul Brunero. 
Nel corso dei primi anni di amministrazione venne organizzato anche un Nucleo Mobile di Frontiera, un grande reparto di pronto intervento a carattere militare, con sede a Belet Uen, articolato in tre Sottonuclei e una Squadra, per il controllo dei posti di confine con l'Etiopia; confine facilmente permeabile, attraverso il quale venivano compiute molte incursioni con razzie di persone e di bestiame, e con ripetute violenze ai danni delle popolazioni civili. Quella situazione, lungi dall'essere totalmente bonificata, migliorò tuttavia in modo sensibile.
Fu altresì allestito un Reparto celere di Polizia somala, con sede a Mogadiscio, per rapidi interventi di ordine pubblico, che operò conseguendo ottimi risultati. Fu organizzato un Centro tecnico di Polizia Giudiziaria con Casellario giudiziario a Mogadiscio. Completavano l'ordinamento un Comando di Gruppo, due Comandi di Compagnia Territoriale, tre Comandi di Tenenza autonomi, un Comando di Tenenza, un Comando di Sezione, un Reparto Comando, un Reparto Comando Polizia somala, 35 Stazioni Territoriali delle quali 13 con personale esclusivamente somalo, 33 Posti fissi. Presso i Comandi Territoriali funzionavano Nuclei specializzati di Polizia Giudiziaria e informativi, con larga prevalenza di personale somalo. Su tutto il territorio furono installate 24 Stazioni radio, la maggior parte delle quali organizzate nei Posti fissi di Polizia lungo la frontiera.
Nel quadro generale della politica italiana in Somalia, fin dall'inizio della presenza dell'Arma si dette il via al cosiddetto processo di "somalizzazione" di tutte le attività militari, in parallelo con quanto avveniva nel resto dell'amministrazione civile. A mano a mano che si raggiungevano alcuni traguardi, i militari dell'Arma venivano ritirati: a meno di un anno dallo sbarco a Bender Cassim, il Battaglione e le due Compagnie autoportate che erano stati alle dirette dipendenze del Comando del Corpo di Sicurezza lasciavano la Somalia. Non bisogna però dimenticare che i motivi di ordine finanziario che avevano decurtato il numero iniziale dei Battaglioni italiani da sette a cinque erano sempre fortemente incombenti e le riduzioni venivano effettuate soprattutto sui capitoli di spesa militari, per privilegiare, con pragmatismo, strutture necessarie alla popolazione, quali ad esempio la costruzione di scuole, di ospedali, dell'Università della Somalia.
Rimasero in missione solo i Carabinieri del Gruppo Territoriale, che peraltro ebbero anch'essi notevoli riduzioni di numero: dalle 521 unità dell'inizio del servizio, gli effettivi scesero a 320, ufficiali compresi, nella seconda metà del 1952. Nel 1953 la forza organica dell'Arma in Somalia per il Corpo di Polizia fu ulteriormente ridotta: 13 ufficiali, 81 sottufficiali, 90 militari di truppa; in tutto 184 unità. Vi era poi il Presidio Italiano del Corpo di Sicurezza, costituito da uno Squadrone blindo-corazzato di carabinieri, con una forza organica di 23 ufficiali, 80 sottufficiali e 230 carabinieri. Questo Presidio sarebbe passato alle dipendenze dell'Amministratore, quando, il 1° gennaio 1956, il Corpo di Sicurezza e il Corpo di Polizia somala, considerata l'opportunità di adeguare la struttura delle Forze Armate alle nuove esigenze del territorio, si fusero in un unico organismo con il nome di Forze di Polizia della Somalia. Queste consistevano in un Comando, nell'organizzazione territoriale (Comand i Regionali e Comandi Distrettuali di Polizia) e nell'organizzazione mobile (un Comando di Gruppo mobile e Compagnie mobili), agli ordini del tenente colonnello Umberto Ripa di Meana, in quel momento Comandante del Corpo di Polizia. Le forze militari già facenti parte del disciolto Corpo di Sicurezza venivano raggruppate, ad eccezione dell'Aeronautica, in un organismo denominato Esercito della Somalia. Anche l'Aeronautica e gli elementi della Marina Militare comandati in Somalia passavano alle dirette dipendenze dell'Amministratore. L'organico dell'Arma subì ulteriori riduzioni.
Intanto era stata costituita una Compagnia di "carabinieri somali": una soluzione brillante per un problema di non poco conto. La maggior parte degli zaptiè dell'epoca coloniale non aveva voluto prestare servizio con gli inglesi, e comunque pochi di coloro che avevano chiesto di entrare nella Somalia Gendarmery erano stati accettati nelle fila britanniche. Sarebbe stato difficile inserirli nella struttura della vecchia Gendarmery, ora Corpo di Polizia della Somalia, per un problema di gradi e mansioni da affidare. Gli ex-zaptiè in buone condizioni fisiche e intellettuali furono riuniti nella Compagnia di Carabinieri somali, posta alle dirette dipendenze del Corpo di Sicurezza, che stava attuando anch'esso la politica della "somalizzazione". A questa Compagnia vennero assegnati i compiti di polizia militare di pertinenza dell'Arma, sostituendo così i militari italiani che rientravano in patria. La Compagnia dette buoni risultati nel servizio attivo e nell'addestramento.

Umberto Ripa di Meana. 
Enrico Anzilotti ebbe la carica di Amministratore, e quindi anche di Comandante delle Forze Armate in Somalia fino al 24 luglio 1958, quando fu sostituito dall'ambasciatore Mario Di Stefano. Nei primi mesi del 1958 Anzilotti decise che la "somalizzazione" delle Forze Armate, così come l'organizzazione civile, dovevano essere accelerate e compiute; nei suoi intendimenti, inseriti e coordinati nel quadro della politica estera italiana di quel periodo, nel mese di dicembre del 1958 il Comando delle Forze di Polizia della Somalia doveva essere definitivamente ceduto dal Comandante italiano al maggiore somalo, che per l'occasione sarebbe stato promosso al grado di colonnello, prescelto dal Consiglio dei Ministri del Governo locale tra i pari grado più qualificati. Si trattava indubbiamente di una decisione dettata dall'opportunità politica e dalla situazione finanziaria, più che dall'effettivo raggiungimento da parte somala della preparazione sufficiente per gestire l'intero Corpo di Polizia.
Agli inizi del 1957, contro il parere dell'allora tenente colonnello Alfredo Arnera, dal 16 maggio 1956 al 14 dicembre 1958 Comandante del Gruppo Territoriale e Comandante delle Forze di Polizia somale - che era stato preceduto nel comando dai pari grado Umberto Ripa di Meana e Raoul Brunero -, era stato completamente "somalizzato" lo Squadrone blindo-corazzato; era stato ridotto l'organico della Compagnia Comando Carabinieri ed era stato deciso di cedere ad ufficiali somali il comando delle Compagnie mobili e delle Stazioni, rimpatriando progressivamente i componenti le varie sezioni: la Stazione di Balad fu il primo Comando ad essere interamente "somalizzato"; Balad, come Belet Uen, dove dopo più di quarant'anni sarebbero tornati i militari italiani in una difficile missione di supporto della pace
Arnera percepiva il voluto acceleramento del processo di sostituzione nei Comandi come una forzatura che non permetteva la completa attuazione dei piani di addestramento predisposti. Egli sosteneva, e molto probabilmente aveva ragione, la necessità che, fino ad almeno due mesi dopo le elezioni per la formazione dell'Assemblea Costituente, previste per l'agosto 1958, la responsabilità dei Comandi fosse ancora integralmente italiana e che lo Squadrone blindo-corazzato fosse ancora composto esclusivamente da personale dell'Arma. Arrivato a ben comprendere le situazioni locali, riteneva che, sebbene la Polizia somala potesse dare un certo affidamento anche in delicate situazioni dell'ordine pubblico, fosse tuttavia prematuro conferirle tutti i Comandi, soprattutto in un periodo così delicato come quello elettorale.
Il 26 dicembre 1958, Alfredo Arnera scriveva in una interessante relazione finale al Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, allora generale di Corpo d'Armata Luigi Lombardi, sull'attività e la situazione dell'Arma in Somalia, relativamente al comportamento delle Forze di Polizia somale durante la consultazione elettorale dell'agosto 1958:

«...infatti lo scrivente, pur essendo intimamente convinto che la Polizia potesse dare pieno e sicuro affidamento (almeno all'80-90%) anche in caso di gravi perturbamenti dell'ordine pubblico, non poteva disconoscere che essa avrebbe potuto non rispondere pienamente - o quanto meno svolgere azione sfuocata - qualora, malauguratamente - come vari sintomi inducevano a non poterlo escludere - si fosse determinata una frattura profonda e definitiva fra i due principali gruppi ivi esistenti (Darot e Hauia, divisi da una tradizionale e insanabile ostilità); e se, in caso d'insorgenza, eventualmente anche su spinta proveniente dall'esterno, di un movimento a sfondo xenofobo e di intolleranza razziale religiosa, i cui fermenti si avvertono ormai in tutta l'Africa orientale, essa fosse stata messa nell'alternativa di obbedire ai dirigenti della sua stessa razza e religione».

In un altro punto della sua relazione notava con amarezza:

«Ma ormai non vi è più nulla da fare poiché, come sopra detto, tutta l'impalcatura di sicurezza, costituita dall'Arma, è stata completamente smantellata per ragioni di bilancio».