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1918 - 1923. In Turchia: da Costantinopoli all'Anatolia.

Costantinopoli, 1919: gli uomini del Distaccamento Carabinieri Reali in una foto che li ritrae con il personale dell'Ambasciata italiana.In seguito all'armistizio di Moudros, firmato tra l'Impero Ottomano e gli Alleati il 30 ottobre 1918, ebbe inizio l'occupazione della Turchia da parte delle potenze vincitrici e la sistemazione, o meglio la spartizione, dei territori ottomani. Il 13 novembre la stessa capitale dell'Impero e sede della corte sultaniale, Costantinopoli, veniva occupata da truppe interalleate: pochi giorni dopo ben 55 navi da guerra alleate erano alla fonda nel Corno d'Oro.
Agli inizi del 1919, oltre ai francesi e agli inglesi, già presenti nella capitale ottomana, anche l'Italia, in seguito alle decisioni che si venivano prendendo a Versailles circa l'assetto dei territori dell'Impero del Sultano dopo il conflitto, fu autorizzata ad avere una parte attiva in questo settore strategico: e quindi il Regio Governo organizzò un battaglione da affiancare a quello inglese e francese a Costantinopoli.
La situazione di quella grande e complessa città era particolarmente difficile, soprattutto per quanto riguardava l'ordine pubblico. L'Esercito non era più graniticamente fedele al Sultano: i rovesci subiti nel conflitto avevano reso ancor più precaria la condizione dei militari, gran parte dei quali erano favorevoli ad un radicale cambiamento.
Nel 1923, dopo numerose difficoltà, sarebbe stata proclamata la Repubblica di Turchia, che raccoglieva l'eredità, peraltro molto difficile, del sultanato. La capitale della neonata repubblica sarebbe stata spostata ad Angora (l'odierna Ankara) e il millenario Impero Ottomano sarebbe stato definitivamente cancellato.
Le ultime convulsioni interne e il conflitto feroce tra il Sultano, ancora formalmente a capo dell'Impero, e Mustafà Kemal Pascià (fondatore della Repubblica turca, più conosciuto con il nome di Atatürk, Padre dei Turchi), vero negoziatore della pace con i vincitori, che nell'Anatolia aveva dichiarato la sua ostilità, anche armata, al sovrano, facevano sì che una pericolosa situazione di anarchia iniziasse a instaurarsi a Costantinopoli, dove dalla fine della guerra al 1923 il Sultano avrebbe continuato a risiedere.
In realtà quest'ultimo non aveva più alcun potere, se non formale, e non riusciva ad imporsi alle sue truppe, tantomeno ai suoi organi di polizia, che erano stati sempre considerati distanti dal trono, inefficienti, non degni di alcuna considerazione, né di carriera, né pecuniaria, e già originariamente poco fedeli al potere sultaniale.
Di fronte al degrado della situazione, il generale inglese Henry Wilson, Comandante in Capo delle Truppe Alleate in Oriente, istituì, il 17 gennaio del 1919, un Comitato Interalleato di Controllo della Polizia Ottomana, che potesse garantire l'ordine e la sicurezza nella città, affiancando alle strutture locali professionalità e ufficiali europei in grado di riorganizzare su solide basi quella Polizia, non escludendola dal potere e non azzerandola. La Polizia turca, la cui denominazione ufficiale era ancora Gendarmeria Imperiale Ottomana, manteneva il compito di far rispettare l'ordine sultaniale, mentre quello degli ufficiali alleati era, tra l'altro, di indirizzare, e soprattutto riorganizzare su basi moderne, quel Corpo.
In questa particolare missione si distinsero gli ufficiali dei Carabinieri Reali che già avevano avuto esperienza nel settore ed erano stati agli ordini dei generali Emilio De Giorgis e Mario Nicolis di Robilant ai tempi della riorganizzazione della Gendarmeria macedone. Membro italiano del Comitato di Controllo fu, in prima istanza, il capitano Ceresole, sostituito poi dal tenente Nemore Moda e dal tenente Mattia, ambedue appartenenti all'Arma. Il 17 novembre 1919 divenne membro effettivo del Comitato il colonnello Balduino Caprini, ormai ben noto e stimato in quell'area geografica, e che fino a quel momento era stato incaricato della direzione di uno dei settori interalleati della città. Ed è grazie alle numerosissime carte del Caprini conservate nell'Archivio Storico dell'Arma, che è stato possibile ricostruire molte vicende relative a questa missione e alla contemporanea spedizione italiana in Anatolia, alla quale l'ufficiale partecipò, perché molto del materiale del Distaccamento dei Carabinieri Reali fu distrutto al momento della loro partenza da Costantinopoli.

Costantinopoli, 1920: gendarme a cavallo in grande uniforme.Agli effetti del servizio di polizia, la zona di occupazione di Costantinopoli, che contava in quel periodo 1.300.000 abitanti, era stata divisa, il 10 febbraio 1919, in tre settori: quello di Scutari, con sedi interalleate a Kadi e Scutari, dove il comando era stato affidato agli italiani, e di cui per un certo periodo fu proprio Caprini ad avere la responsabilità; quello di Pera-Galata, con sedi interalleate a Taxsim e al molo di Galata, con un comandante inglese, il colonnello Villiers; e quello di Stanbul, con sedi interalleate a Bayazit e a San Mattia, di competenza francese, comandato dal capitano corso Ceccaldi. In ogni settore vi erano poi, in sottordine, due ufficiali appartenenti alle altre due nazionalità presenti, per mantenere un certo equilibrio e per dare un reale carattere interalleato al servizio. La presenza di ufficiali delle tre forze di occupazione nei vari settori serviva anche a far sì che i vari sudditi degli alleati che vivevano a Costantinopoli si sentissero protetti nei loro interessi dall'ufficiale della Polizia interalleata della rispettiva nazionalità.
Il servizio di ordine pubblico consisteva principalmente nell'indirizzare giornalmente l'operato della Polizia ottomana, vigilandolo e controllandolo, e nel sostituirsi ad essa ogni qualvolta le speciali condizioni del momento lo richiedessero, servendosi dei militari del distaccamento dei Carabinieri Reali, dei policemen inglesi e dei gendarmi francesi. La collaborazione fra le tre forze alleate, a quanto risulta dai documenti, non fu sempre molto facile, non certo a livello di operatività sul territorio, ove le rispettive competenze professionali erano ben conosciute e apprezzate, ma a livello di alti comandi interalleati, per il coordinamento generale dell'operazione.
La Polizia al momento dell'occupazione alleata dipendeva formalmente dal Ministero della Guerra e da quello degli Interni, anche se aveva perso fin dal 1911 la caratteristica di corpo militare; era organizzata anch'essa in tre settori con un buon numero di effettivi: 2.065 unità, non tutte però in servizio. Normalmente gli agenti mancanti venivano reclutati nell'Esercito, ma non certo tra i migliori, considerando che la paga era insufficiente e il vitto e il vestiario mancanti: il comandante di quel tempo, Halil Bey, aveva grandi difficoltà a reperire gli elementi necessari, anche se era uno dei suoi obblighi principali, segnalati dal Comitato di Controllo, quello di portare a regime il numero degli effettivi e migliorare le condizioni materiali della Forza.
Per quanto la riguardava e per assicurare i compiti di istituto programmati, l'Italia inviò nella capitale ottomana un Battaglione, composto da 19 ufficiali e 740 uomini di truppa: il Battaglione sbarcò al molo di Galata il 7 febbraio 1919; il giorno dopo arrivò il Caprini, con un Distaccamento di 283 unità tra sottufficiali e carabinieri. A lui fu subito affidato il comando della zona di Scutari.
Il Distaccamento dei Carabinieri Reali, costituito nel dicembre del 1918, poté contare su quella forza iniziale fino al 20 giugno del 1921. Dopo tale data l'Alto Commissario italiano presso il Governo turco, tenuto conto delle gravi esigenze rappresentate dal Comando Generale, acconsentiva a ridurre la forza presente a 150 uomini, compresi ben 30 sottufficiali, in vista del numero dei settori in cui era frazionato colà il servizio dei Carabinieri. In seguito il contingente fu ridotto ancora, fino a giungere, il 16 gennaio 1923, alle 100 unità.
Il Distaccamento fu posto a disposizione dell'Alto Commissario italiano, all'epoca il conte Carlo Sforza, per affiancare, nella zona assegnata, la Polizia ottomana e provvedere alla sua riorganizzazione. Oltre agli altri compiti d'istituto, in particolare i carabinieri ebbero anche l'incarico di scortare i vari piroscafi italiani diretti ai porti russi del Mar Nero, per evitare che i marinai avessero difficoltà di vario genere con le autorità bolsceviche e soprattutto venissero in contatto con quelle forze rivoluzionarie.

Una cartolina d'epoca, che ripropone militari delle diverse Gendarmerie presenti a Costantinopoli negli anni venti.Per quanto riguardava gli ufficiali del Distaccamento, la pianificazione delle presenze era stata valutata nella seguente misura: 1 tenente colonnello comandante, 1 maggiore, 3 capitani e 4 subalterni. Gli ufficiali comandanti furono: il tenente colonnello Nemore Moda; il maggiore Ettore Borghi (ndr: dai documenti presenti in archivio non è stato possibile reperire le date esatte di inizio e fine delle missioni di Nemore Moda e Ettore Borghi); il capitano Floro Flori, dal gennaio all'ottobre del 1923, che aveva anche svolto precedentemente le funzioni di Segretario della Presidenza del Comitato di Polizia interalleata.
Come ufficiali in sottordine furono designati: il capitano Ettore Chiurazzi, che dal 13 aprile 1919 al settembre dello stesso anno resse il settore di Scutari, passando in seguito a quello di Kadikeny fino al marzo del 1920, per poi essere impegnato fino al rimpatrio con funzioni di Segretario del Delegato italiano nella Commissione Caprini; il tenente Guglielmo Nasi, che fu in missione a Costantinopoli, a disposizione dell'Alto Commissario, dall'ottobre del 1919 all'ottobre del 1920, passando poi a comandare, dall'ottobre del 1920 al dicembre del 1921, la Compagnia dei Carabinieri di Costa d'Asia; fu successivamente nominato Controllore del Battaglione turco di Pera e contemporaneamente Addetto all'Ufficio II - Personale Ufficiali per la riorganizzazione del Comando Generale della Gendarmeria ottomana, dal dicembre 1921 all'ottobre 1922, e Segretario della Presidenza del Comitato Interalleato di Controllo, dall'ottobre del 1922 al gennaio 1923; il tenente Mario Quercia, che prestò servizio in Turchia dall'ottobre 1919 fino a sei mesi dopo la firma del Trattato di Losanna (1923), rimpatriando insieme alle Truppe Interalleate di Occupazione, che per effetto dell'accordo si ritirarono dal territorio; il tenente Dante Blasi che fu addetto alla Commissione Interalleata dal 16 agosto 1919 al 23 settembre 1923; i tenenti Antonio Losito, dal dicembre 1918, e Feliciano Iussa, dal dicembre 1918 al 23 settembre 1923. Il Distaccamento veniva sciolto definitivamente il 1° ottobre del 1923.
Nel corso della missione, il 27 giugno del 1921 decedeva per malattia (febbre perniciosa) il tenente Losito e poco dopo, a causa della spagnola, il carabiniere a piedi Giuseppe Silvioni. Nell'esercizio delle loro funzioni venivano feriti durante alcune operazioni d'istituto l'appuntato Matteo Cavallo e i carabinieri a piedi Emilio Nusco e Angelo Brussanelli. Il lavoro di questi militari fu vivamente apprezzato in Italia. Floro Flori venne encomiato dal Ministero degli Affari Esteri con le seguenti parole:

«Preposto, come facente parte di missione per il controllo della Polizia Ottomana, a delicati servizi di Polizia, assolse con tatto, elevato sentimento e con intelligenza il suo compito meritando l'elogio del Ministero degli Esteri».
br> Ettore Chiurazzi ricevette l'encomio del Ministero della Guerra dalla Direzione Generale del Personale Ufficiali perché
br> «con elevato sentimento, con spirito di abnegazione e con viva intelligenza, coadiuvò sempre mirabilmente il Direttore del servizio di controllo della Polizia ottomana concorrendo a tutelare efficacemente gli interessi italiani in Costantinopoli».

Le richieste relative ad un aumento del contingente dei Carabinieri Reali in quella missione speciale, così come nelle altre, erano piuttosto pressanti e vi erano istanze continue allo scopo di ottenere un numero sempre maggiore di uomini e quadrupedi, quando possibile. Il 26 novembre 1921, il Comandante Generale dell'Arma, Giacomo Ponzio, nel prendere in esame una ennesima richiesta del Regio Ambasciatore italiano in Turchia, faceva il punto della situazione sulla presenza dei carabinieri a Costantinopoli: era stato infatti chiesto l'aumento di 24 carabinieri a piedi, visto come possibile dal Comando Generale, mentre sembrava difficile poter inviare un ulteriore numero di sottufficiali, considerata la sensibile deficienza di tali qualifiche esistente nei relativi ruoli, soprattutto tenendo conto che già era stata accordata una forte aliquota per quella missione, e cioè un sottufficiale ogni cinque carabinieri.
Per quanto riguardava la riorganizzazione della Gendarmeria, Caprini, forte dell'esperienza maturata prima a Creta, poi in Macedonia e durante la guerra italo-turca in Libia, si pose con molta energia allo studio della struttura da costruire per conseguire il risultato richiesto. Nella sua qualità di Delegato italiano presso l'Ufficio di Controllo Interalleato della Polizia Ottomana, ricordava come quella Gendarmeria fosse stata organizzata nel 1904 dal generale Emilio De Giorgis sulla base della struttura dell'Arma, e posta alle dipendenze del Ministero della Guerra, mentre nel 1911 questa dipendenza era stata modificata e la Gendarmeria era stata messa agli ordini e alla discrezionalità di un funzionario amministrativo, che l'aveva impiegata come meglio aveva ritenuto opportuno, spesso non per servizi istituzionali. Caprini aveva subito colto il nodo più importante della questione, la vera essenza e la dipendenza gerarchica di un Corpo che doveva garantire la Polizia civile, avendo però strumenti militari, come fosse una forza armata.
Anche Giovanni Battista Carossini, ormai promosso maggiore, nel 1920, a Rodi, preparò un articolato progetto di riorganizzazione, che però non collimava totalmente con quanto previsto dal Caprini, il quale ebbe dei contrasti anche all'interno della stessa delegazione italiana, oltre ad alcuni, facilmente comprensibili, con Jessua Bey, che pure gli era assai devoto. Jessua Bey, di madre italiana, aveva la carica di Segretario Generale del Comando Generale della Gendarmeria Imperiale Ottomana e fu un ottimo informatore per Caprini. Sostanzialmente i progetti di Caprini e Jessua Bey erano uguali. Carossini, invece, aveva più che altro tenuto conto delle difficoltà relative al settore di influenza italiana in Anatolia.