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1913 - 1920. In Albania: un regime instabile.

 

Una mappa dell'Albania: a separare il Paese balcanico dall'Italia, solo pochi chilometri di mare aperto.L'opera svolta dai Carabinieri Reali in Albania nel periodo 1913-1915, durante il conflitto e nel 1919-1920 per la riorganizzazione della Gendarmeria albanese è stata importante e interessante, nel solco di quella professionalità rivolta a fondare o organizzare servizi di polizia all'estero. Fu anche molto delicata per la situazione di fatto in cui si trovava l'Albania, un protettorato che costava all'Italia un grave tributo finanziario.
L'Albania, territorio che aveva fatto lungamente parte dell'Impero Ottomano e ad esso aveva fornito truppe, pativa degli stessi problemi che avevano afflitto il Governo e l'Esercito del Sultano e quindi, anche per quanto riguardava la Gendarmeria, la situazione era molto carente: mancanza di disciplina, di senso del dovere, di moralità, con una grande corruzione a tutti i livelli.
Divenuta formalmente indipendente nel 1913, aveva in realtà una sovranità assai precaria in uno scacchiere ove le questioni territoriali, risolte sulla carta con la Pace di Londra del 30 maggio 1913, non erano state affatto risolte: nei Balcani un conflitto seguiva l'altro, senza che le potenze coinvolte trovassero uno stabile punto di accordo, che forse venne trovato, ma solo temporaneamente e in parte, alla fine del primo conflitto mondiale.
L'Italia aveva, in quel tempo, appena firmato il Trattato di Losanna con la Turchia (1912) e deteneva ancora come pegno, rispetto a Costantinopoli e alle altre potenze europee, le isole dell'Egeo, il cosiddetto Dodecaneso: il Regio Governo, preoccupato di veder bloccati i suoi vitali interessi nel Mar Adriatico, era assai attento a che l'Austria-Ungheria non espandesse la sua influenza, e nel caso la sua sovranità, ai confini della Grecia, e quindi tendeva a stabilire a sua volta un'influenza forte sull'Albania, così vicina alle coste italiane. Del resto, gli articoli dell'Accordo di Londra del 1913 avevano attribuito all'Italia la sovranità su Valona e avevano previsto la spartizione del territorio tra Serbia, Montenegro e Grecia, con un piccolo Stato musulmano interno, senza sbocchi al mare; spartizione che non avvenne.
Con quegli accordi, dunque, l'Impero Ottomano, ormai completamente esautorato nel suo territorio europeo, dovette affidare alle grandi potenze, Germania, Austria, Inghilterra, Italia e Russia, l'impegno di regolare la determinazione delle frontiere dell'Albania, riconoscendola ormai come Stato sovrano. In quella occasione il controllo sull'amministrazione civile e delle finanze venne affidato ad una Commissione internazionale composta da delegati delle sei potenze interessate e da un rappresentante albanese, i cui poteri dovevano durare cinque anni e non potevano essere rinnovati in caso di bisogno. La Commissione doveva elaborare un progetto di organizzazione particolareggiato per tutta l'amministrazione pubblica e controllare, in attesa della designazione del Capo dello Stato albanese, il funzionamento delle nuove autorità nazionali.
Prima dell'indipendenza, non esisteva in Albania un vero e proprio Corpo di Gendarmeria con un inquadramento regolare e fattivo: vi erano pochi addetti, che rispecchiavano la stessa disorganizzazione e avevano gli stessi problemi della Gendarmeria macedone, cioè scarsa efficienza e poca attitudine alla disciplina. La Gendarmeria, dunque, doveva essere riorganizzata. Con il Protocollo di Firenze del 17 dicembre dello stesso anno furono definite le frontiere del nuovo Stato, peraltro con grande delusione degli albanesi, che avevano sperato di avere confini molto più ampi. Anche altri Paesi, quale ad esempio la Grecia, furono frustrati nelle loro richieste, così che la sistemazione approvata ebbe la particolarità di scontentare tutti i soggetti interessati, con implicazioni di vario genere che la comunità internazionale sconta ancora oggi.

Un gruppo di sottufficiali del Comando Superiore in Albania, in un momento di pausa.Il 10 aprile 1914 la Commissione internazionale approvò a Valona lo Statuto dell'Albania, in 216 articoli. Si trattava in realtà di una legge organica che dava i fondamenti della legislazione albanese. In base a questo statuto l'Albania fu eretta in un Principato costituzionale ereditario, sotto la garanzia delle sei potenze firmatarie. Il principe Guglielmo di Wied fu assunto al trono, l'Albania venne dichiarata indivisibile e il suo territorio inalienabile, ma il regime instaurato nel Paese non diede buona prova e cadde dopo pochi mesi disfacendosi.
Intanto era scoppiato il conflitto europeo e il principe di Wied fuggì precipitosamente dall'Albania; Issad Pascià, albanese filo-turco, rientrò nei confini, mentre i turchi cercavano di recuperare il territorio, fomentando dei movimenti islamici e assicurando il trono al figlio del Sultano regnante, Abdul Hamid II. La situazione rimaneva molto fluida. Non meno di sei diversi regimi si alternarono nel territorio compreso nei confini del 1913, dando vita ad una situazione politica e amministrativa molto confusa, che di fatto aveva nuovamente diviso l'Albania in diverse parti.

Il capitano Giuseppe Borgna, con il Capo di Stato Maggiore del XVI Corpo d'Armata, Emilio Guglielmotti, il tenente Umberto Russo e con il sottotenente dei Bersaglieri Scirocco.Era evidente che tale situazione presentasse per il Regio Governo un pericolo costante di instabilità, del quale preoccuparsi. Come prima misura umanitaria, il Governo di Roma inviò a Valona una Missione sanitaria per assistere la popolazione. La Missione sbarcò nel porto della città il 26 ottobre del 1914; sbarcò anche la Sezione Carabinieri, al seguito del Corpo d'Occupazione, ai comandi del tenente Giovanni Gervasutti, che assunse le funzioni di Direttore di Polizia. Nel dicembre successivo la Regia Marina occupò l'isolotto di Saseno e Valona stessa, costituendo una testa di ponte. L'Arma, al seguito del Corpo di Spedizione per il servizio di polizia militare, fu preposta alla direzione di uffici vari e all'espletamento dei propri servizi istituzionali. Iniziò però anche l'opera di riorganizzazione della Gendarmeria indigena, compito che era già stato previsto nell'ambito degli accordi di Londra, anche se era stato deciso che dovesse essere affidato ad una potenza neutrale, quale la Svezia.
Nel gennaio del 1915 il Commissario civile presso la Prefettura di Valona aveva proposto infatti al Comando delle Truppe d'Occupazione l'istituzione di una Scuola della Gendarmeria albanese, da far funzionare sotto la direzione di ufficiali e sottufficiali dei Carabinieri Reali. Così scriveva il Commissario civile dell'epoca:

«Lo stato nel quale si trova questa gendarmeria è peggiore di quello che mai siasi visto in Turchia e solamente può essere paragonato a quello delle unità in Asia Minore, prima della riorganizzazione. I reparti e posti sono in condizioni miserande. Si vedono militi di tutte le età, dallo spirito deperito, alcuni palesemente inetti ad ogni fatica. Quali nelle uniformi più varie, quali con abiti di tutte le fogge, senza alcun distintivo di corpo armato (...) non gendarmi adunque, ma una specie di guardia nazionale adibita ad ogni servizio (...). Aggiungasi inoltre che, seguendo la vecchia usanza che non fu solamente turca, parecchi individui sono attualmente tenuti in servizio perché si teme che togliendo loro la paga vadano ad assumere il malandrinaggio».

Il 24 aprile del 1915 il capitano Giuseppe Borgna, che già aveva partecipato alla riorganizzazione della Gendarmeria macedone, coadiuvato dai tenenti Umberto Russo e Ormida Quacchi e da 5 sottufficiali, sbarcava a Valona, inquadrato nel Corpo Speciale, ma con lo scopo specifico di fondare la Scuola della Gendarmeria albanese. Il 2 dicembre il Borgna, ottenuto l'avanzamento a maggiore, assumeva anche il comando dei Carabinieri presso il Corpo Speciale. Borgna sarebbe morto in terra albanese il 10 ottobre 1918, per una broncopolmonite.
Nel 1916 arrivò a Valona il capitano Pier Luigi Massa, anch'esso destinato alla Scuola di Gendarmeria. Il 22 giugno di quello stesso anno il Comando del XVI Corpo d'Armata assunse la denominazione di Comando Truppe d'Occupazione dell'Albania. Intanto i carabinieri integrati nel Corpo venivano regolarmente avvicendati, aumentati o diminuiti, a seconda delle esigenze del Corpo stesso. Il 3 giugno 1917, in pieno conflitto, venne proclamata l'unità e l'indipendenza albanese, sotto l'egida e la protezione del Regno d'Italia: un protettorato de facto, come era negli usi politici di quel tempo.