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1909 - 1911. In Cile: istruttori del "Cuerpo".

 

Il diploma conferito dal Presidente cileno ai Carabinieri Reali per i primi servigi resi nell'istruzione dei Carabineros del suo paese.Alla fine del secolo scorso l'emigrazione italiana in America Latina crebbe in modo esponenziale e l'Italia divenne sempre più interessata alle vicende di quel lontano continente. Con la presenza di numerosi italiani e gli accadimenti internazionali del primo decennio del secolo XX, la fama dei Carabinieri Reali aveva varcato non solo le frontiere dell'Europa e del Mediterraneo, ma si era estesa anche in America Latina. Nel 1909 il Governo del Cile, come già avevano fatto altri governi, richiese al Regio Governo italiano l'invio di provetti istruttori per il Cuerpo de Carabineros de Chile.
Numerosi ufficiali cileni avevano soggiornato in Italia nella prospettiva di istituire nel loro Paese una Polizia militare modellata sui Carabinieri italiani, ma l'enorme distanza e una certa inesperienza degli stessi organizzatori locali non avevano permesso che il Cuerpo raggiungesse l'efficienza e l'operatività che erano state ammirate nei servizi istituzionali dell'Arma in Italia.
Fu dunque naturale che da parte delle autorità cilene si richiedesse la presenza nel loro Paese di alcuni militari italiani allo scopo di correggere gli eventuali errori e cercare di passare nella nuova Polizia cilena le caratteristiche di una grande esperienza professionale e umana. Come in altre occasioni, non sarebbe stato facile organizzare un Corpo di Polizia adeguato alle esigenze del Cile, in quanto bisognava ovviamente tenere nel dovuto conto la particolare composizione della popolazione cilena, con i discendenti dei conquistatori spagnoli, forniti di un certo grado d'istruzione, che vivevano in mezzo a una maggioranza di autoctoni e meticci, il cui grado di istruzione era molto basso, se non totalmente nullo.
Il 9 agosto 1909 si imbarcavano a Napoli, diretti in Cile, i marescialli maggiori Torquato Cremonesi e Felice Riva. Dopo un mese di viaggio i due sottufficiali giunsero al nuovo posto di lavoro. Incorporati nei quadri dei Carabinieri ebbero, com'è consuetudine in simili casi, il grado superiore e le collegate prerogative: furono infatti ingaggiati come sottotenenti (alferez), con una ferma vincolata di due anni. La loro sede fu la Scuola Carabinieri di Santiago del Cile, dove ebbero funzioni di istruttori, con riguardo specialmente all'interpretazione e applicazione dei Regolamenti emanati. Si trattava in sostanza di far comprendere alcune parti di tali Regolamenti e di adattarli alle realtà locali, salvaguardando le esigenze di operatività del Cuerpo.
Il Comandante cileno effettuava spesso visite a Comandi, Reparti e Stazioni istituiti sul territorio: in queste occasioni si faceva sempre accompagnare da uno dei due militari italiani, i quali esercitavano così non solo la funzione di istruttori, ma anche, in un certo senso, quella di ispettori e supervisori. Nell'agosto del 1911 il loro contratto giunse a termine e si considerò terminata anche la loro missione. Il Governo cileno si compiacque più volte dell'operato dei due sottufficiali, e al momento della partenza ritenne di dover concedere loro l'unica onorificenza cilena allora esistente: la Croce al Merito Militare.
Il lavoro doveva aver dato buoni frutti se alcuni anni più tardi (9 maggio 1923), il Ministro plenipotenziario italiano in Cile, Castoldi, scriveva al Comandante Generale dell'Arma:

La lettera inviata dal Ministro Castoldi al Comandante Generale dell'Arma ad accompagnare un esemplare dell'album realizzato in Cile per l'istituzione del ''Dia del Carabinero''.«Mi fo premura di far pervenire a V. E., per cortese cura del Comando della legione di Genova, un esemplare dell'album commemorativo pubblicato in occasione della istituzione del "Dia del Carabinero", giorno festivo per questo Corpo Armato, esemplare che il Comando generale mi ha mandato accompagnandolo con una gentile lettera nella quale si dice di "aceptarlo como una manifestaciòn de la gran admiraciòn que el cuerpo de Carabineros de Chile tiene por los Reales Carabineros de Italia".

Ho risposto al Colonnello Don Alfredo Ewing, Comandante Generale, che avrei fatto pervenire il gentile dono all'Eccellenza Vostra, che certamente lo avrebbe gradito quale prova evidente della simpatia e dei vincoli di cameratismo che uniscono le due gloriose istituzioni militari.
Come è certamente noto all'Eccellenza Vostra questo Corpo di carabinieri del Cile ebbe a valersi alcuni anni or sono dei servigi di due dei nostri sottufficiali dell'Arma che furono assunti da questo Governo col grado di ufficiali, così che l'organizzazione e i regolamenti di questo Corpo Armato si ispirarono a quelli dell'arma dei reali Carabinieri italiani, dai quali venne persino presa la denominazione (...)».

Quasi tutto il mondo che parla spagnolo ha dato il nome di Carabineros alla locale Polizia, anche se non sempre la loro integrazione nelle Forze Armate locali o i loro compiti istituzionali corrispondono a quelli dell'ordinamento italiano.