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1897 - 1906. A Creta: decisioni in sede internazionale

Approfondimenti
Con i capitani: Federico Craveri (1897 - 1900), Balduino Caprini (1900 - 1903), Eugenio Monaco (1903 - 1906).

Un gruppo di gendarmi a La Canea. Seduti, sono riconoscibili il capitano Federico Craveri e il tenente Arcangelo De Mandato.

Quasi alla fine del secolo XIX, la corsa alla spartizione dell'Africa e ai territori dell'Impero Ottomano si era fatta sempre più serrata e le potenze europee, insieme all'Impero zarista, decidevano delle sorti dei Balcani e del Mediterraneo. Creta faceva ancora parte dell'Impero Ottomano; era in una posizione strategica, e quindi era chiaro che non vi si potessero accettare situazioni di instabilità politica, essendo necessaria la stabilità nel Mediterraneo e negli Stretti.
Erano presenti nell'isola 27mila soldati turchi, la maggior parte dei quali provenivano dalla Siria. Mantenere l'ordine pubblico era difficile, anche se l'isola non era densamente abitata: la popolazione del capoluogo, Candia, era ridotta a circa 240mila abitanti, là dove al tempo dei veneziani vi erano più di un milione di persone. Degli abitanti, 180mila erano greci e 60mila musulmani, in maggioranza turchi. Questi ultimi si suddividevano in originari dell'isola e provenienti dalle province europee dell'Impero; vi erano anche alcuni anatolici. Le divergenze fra greci e turchi erano frequenti. Gli europei erano pochi, 175 unità, di cui 55 italiani. L'isola dipendeva politicamente e amministrativamente dalla Sublime Porta (così era comunemente indicato il Governo ottomano), che però non si curava molto degli affari locali, lasciandoli nelle mani di un governatore turco, sovente personaggio in disgrazia, disinteressato e anche corrotto. In seguito all'insurrezione della popolazione cristiana di Creta contro l'Impero Ottomano - insurrezione che aveva turbato l'isola nel maggio 1896 -, dalle grandi potenze venne decisa, tra le altre misure adottate per prevenire uno scontro aperto fra la Grecia e la Turchia, la formazione di un Reggimento di Gendarmeria internazionale a Creta, col concorso di militari di tutte le grandi potenze, allo scopo di sostituirsi, almeno in parte, alla Gendarmeria locale, composta da elementi in prevalenza musulmani, che aveva compiuto numerosi arbitri nei confronti dei greci e dei cristiani. Questi abusi di potere erano stati una delle cause principali che avevano portato all'insurrezione del maggio 1896.

Corpo di spedizione Internazionale a Creta: carabinieri in grande uniforme, durante una cerimonia. Nel dicembre di quell'anno il Regio Ministero della Guerra informava il Comando Generale dell'Arma che, in conformità con le decisioni prese in sede internazionale, sarebbe stato istituito a Creta un Reggimento di Gendarmeria, costituito da militari provenienti dagli eserciti delle potenze interessate alla stabilità e alla sicurezza dell'isola e del Levante, e cioè Russia, Inghilterra, Austria-Ungheria, Francia e Italia. A seguito di questa decisione, il 24 dicembre 1896, con un telegramma circolare, il Comando Generale chiedeva alle varie Legioni i nomi di ufficiali, in attività di servizio ed in posizione ausiliaria, e di militari di truppa che avessero desiderato prendere parte alla formazione del Reggimento e che avessero i requisiti richiesti per questo qualificato servizio: la prima vera "interpellanza" per una missione all'estero. Mentre si procedeva alla formazione della Gendarmeria internazionale, imposta dalle potenze e non gradita né a Costantinopoli né nell'isola, il Sultano approvava, agli inizi del 1897, il progetto di riorganizzazione della Gendarmeria locale, per la quale si prevedeva truppa proveniente da tutti i territori ottomani, mentre gli ufficiali e gli istruttori sarebbero stati europei: era una vittoria diplomatica degli Stati europei che intendevano mantenere il comando e il controllo di una Gendarmeria locale per la quale necessitavano efficienza, sicurezza, disciplina.
In seguito a questa approvazione e alle decisioni internazionali, nel mese di gennaio 1897 il Ministero degli Affari Esteri avviava la fase operativa, richiedendo ufficialmente al Comando Generale dell'Arma la designazione di un capitano, due tenenti e un sottufficiale in servizio attivo affinché contribuissero, «come deciso in sede politica», alla formazione della Gendarmeria cretese. Poco dopo, precisamente il 23 gennaio, lo stesso Ministero inviava una copia del Regolamento per la costituzione di quella Gendarmeria ed un esemplare delle relative norme e condizioni di impiego: le caratteristiche dell'ingaggio erano la volontarietà dell'impegno, che non sarebbe durato meno di tre anni, l'indennità di missione e l'attribuzione del grado superiore a quello rivestito in patria. Il 25 gennaio il Comando Generale segnalò al Ministero della Guerra i nomi degli uomini designati per tale servizio: il capitano Federico Craveri, i tenenti Arcangelo De Mandato e Candido Celoria e il brigadiere Giuseppe Pesavento furono assegnati al costituendo contingente dell'Arma, rispettivamente come maggiore Comandante di Battaglione, come capitani Comandanti di Compagnia e come sottotenente. Tali designazioni furono approvate dal Ministero della Guerra il giorno stesso della loro proposta. Ai quattro si sarebbe aggiunto, in un secondo tempo, il tenente Luigi Paolini.
Il 27 gennaio gli ufficiali indicati furono invitati a partire senza indugio per la loro destinazione a La Canea, città principale di Creta. Essi salparono il 4 febbraio da Brindisi, giungendo nella rada della Canea il 6 dello stesso mese. Aspettarono in rada pochissimi giorni, e il 12 febbraio Craveri poté sbarcare con i suoi colleghi: in attesa di assumere le funzioni nell'istituenda Gendarmeria locale, egli fu subito nominato Comandante del 1° Battaglione della Gendarmeria internazionale; i tenenti De Mandato e Celoria divennero Comandanti di Compagnie che dovevano essere composte probabilmente da montenegrini e da austriaci, e il brigadiere Pesavento sottotenente in una Compagnia mista.
Intanto la situazione dell'isola e del conflitto fra Grecia e Turchia si era aggravata. Pochi giorni dopo il loro arrivo a La Canea, la corazzata Stromboli e l'incrociatore Ruggero di Lauria venivano inviati dall'Italia nelle acque cretesi. Al comando della squadra italiana era l'ammiraglio conte Felice Napoleone Canevaro. Giunsero a Creta anche navi delle altre potenze europee. L'ammiraglio Canevaro, per l'anzianità nel grado, assunse il comando del Consiglio degli Ammiragli: col consenso delle autorità ottomane le potenze europee inviarono a terra, ognuna, un distaccamento di 100 marinai. Il capitano di vascello Carlo Amoretti fu nominato Comandante Militare Internazionale di La Canea: sbarcando a Candia, egli prese possesso del Konak (Quartier Generale della Gendarmeria) insieme agli ufficiali dei Carabinieri Reali che erano già in loco.

Nell'attesa di essere investiti delle loro funzioni istituzionali, questi ufficiali furono impiegati dal Consiglio degli Ammiragli, che governava provvisoriamente l'isola, in missioni e verifiche all'interno di Creta. Craveri, che era il Comandante del contingente, informò subito il Comando Internazionale dell'anarchia che regnava nel territorio. Successivamente decise di inviare un rapporto settimanale in Italia; queste relazioni, dense di notizie e valutazioni, sono di interesse storico e documentale, non solo per ricostruire i fatti avvenuti a Creta, ma anche per meglio delineare la figura di uomo e di ufficiale del Craveri stesso.

Uno dei primi rapporti inviati dal capitano Federico Craveri da La Canea: si tratta di documenti di grande interesse storico, che consentono di ricostruire la situazione nell'isola di Creta alla fine dell'Ottocento. Si era così costituito il primo nucleo di Carabinieri Reali in Creta, isola dove sarebbero rimasti fino al 1906, quando lasciarono definitivamente l'incarico, con lodi e apprezzamenti delle autorità e della popolazione. Intanto in Italia, verso la fine di febbraio, si stavano preparando a raggiungere Candia altri 12 carabinieri, la cui partenza però fu sospesa, causa gli avvenimenti bellici nell'isola.
Il 10 marzo 1897 veniva sciolta dalle potenze la Gendarmeria internazionale di Creta: il tentativo di organizzazione di una forza di polizia composta solamente da militari delle potenze europee, infatti, non aveva dato buoni risultati, non solo per l'ovvia ostilità e non collaborazione della corrotta Polizia locale, ma anche perché si era verificata una mancanza di unità nel comando e nelle istruzioni e quindi l'istituzione non aveva corrisposto alle esigenze del Paese.
Nonostante la dissoluzione della Gendarmeria internazionale, l'ammiraglio Canevaro, presidente del Consiglio degli Ammiragli, richiese al Ministero della Guerra, e ottenne, l'autorizzazione a trattenere presso il Comando Superiore delle Forze Navali italiane sbarcate a La Canea i tre ufficiali e il sottufficiale dell'Arma presenti, i quali passarono così alle dirette dipendenze del Comandante della squadra attiva a La Canea, Carlo Amoretti, che aveva guadagnato l'avanzamento a vice ammiraglio. Nel frattempo il servizio di polizia continuava ad essere svolto nominalmente dalla Polizia ottomana, ma l'unico servizio efficace era in realtà quello disimpegnato dai marinai inviati dalle potenze europee, dai Carabinieri Reali e dagli 80 montenegrini, che erano stati fatti affluire dalle stesse potenze nel febbraio precedente, ai comandi del conterraneo capitano Bozovich.
Pochi giorni dopo, il 13 marzo, il Ministro della Guerra, Luigi Girolamo Pelloux, riteneva di dover esprimere al Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri Reali il proprio compiacimento «per la solerte opera» svolta dai militari dell'Arma in missione e «in particolare per la condotta energica e risoluta del tenente De Mandato», che si era distinto in alcune operazioni particolarmente difficili e rischiose, sottolineando come anche il suo collega agli Affari Esteri aveva avuto parole di elogio per gli ufficiali dei Carabinieri che avevano prestato servizio a Creta fino a quel momento.
Il 21 aprile del 1897 il Ministero della Guerra, in seguito alla decisione dello Stato Maggiore dell'Esercito di inviare un nutrito contingente militare nell'isola (per un totale di circa 1.550 uomini), così come avevano fatto le altre potenze, autorizzò la partenza per La Canea di altri 30 carabinieri (6 sottufficiali e 24 uomini di truppa), i quali giunsero nell'isola il 24 aprile successivo. Di questi, una metà andarono a Candia con le truppe di Fanteria dell'Esercito e un'altra metà sbarcò a Hyerapietra allo scopo di proteggere «la presa dell'acqua necessaria a quel villaggio (...). L'inappuntabilità della loro tenuta e del loro contegno vennero favorevolmente commentati» dalla popolazione e dalle autorità cretesi.

Creta, 1897: la Gendarmeria Internazionale in una foto di gruppo. Nel frattempo le potenze europee presenti a Creta avevano costituito una Commissione Internazionale di Polizia Militare, che aveva un presidente e un avvocato fiscale italiani, i quali applicava uno il Codice militare di guerra italiano: l'isola infatti era retta con la legge marziale e in ogni suo settore funzionavano i tribunali militari. Il 27 aprile il Ministero della Guerra, in seguito all'avvenuto scioglimento della Gendarmeria internazionale a Candia, stabilì le nuove norme per regolare la posizione amministrativa degli ufficiali e dei militari di truppa colà inviati e di coloro che avrebbero fatto ritorno in patria, equiparandola completamente a quella del restante contingente dell'Esercito presente in loco. Il 23 maggio successivo decise che tutti i militari dell'Arma residenti a La Canea dovevano essere considerati come un distinto reparto e dovevano essere amministrati, secondo le norme ordinarie stabilite per i distaccamenti, dalla Legione territoriale di Napoli, la quale avrebbe così avuto anche in futuro, per tradizione e opportunità logistica, l'amministrazione dei contingenti dei Carabinieri inviati oltremare. La guerra greco-turca del maggio 1897 comportò alcuni sostanziali cambiamenti negli equilibri dell'isola, e può essere considerata come una delle battute conclusive, nel secolo XIX, di quella «questione d'Oriente» che peraltro non sembra risolta nemmeno ai nostri tempi, considerando quanto è avvenuto e continua ad avvenire nei territori balcanici. Nel conflitto, che fu combattuto principalmente nella regione della Tessaglia, non coinvolgendo dunque direttamente il territorio isolano, i greci furono sconfitti. In seguito alla nuova situazione, nella seduta del 14 agosto il Consiglio degli Ammiragli decise, tra l'altro, che, a datare dal 12 settembre successivo, la Gendarmeria ottomana presente nell'isola sarebbe stata messa direttamente agli ordini del Comandante dei Carabinieri Reali, e cioè del capitano Craveri, in attesa di istituire e organizzare una Gendarmeria cretese, così come richiesto dalle istanze locali, in quel quadro di esigenze autonomistiche e nazionalismi forti che avrebbero portato al dissolvimento dell'Impero Ottomano. L'11 ottobre 1897 il maggior generale Emanuele Oliveri, Comandante Generale interinale dell'Arma, nel compiacersi dell'incarico, indubbiamente prestigioso, assegnato al Craveri, notava a questo proposito che l'ufficiale avrebbe saputo «come sempre, ben rispondere a tutte le esigenze del servizio, superando con la sua attività e il suo zelo le gravi difficoltà dell'incarico stesso». Il 10 novembre il Ministero della Guerra, per meglio garantire il mantenimento dell'ordine a La Canea e dintorni e provvedere ad un più efficace funzionamento della Polizia giudiziaria e politica in quella località, ordinò la partenza dall'Italia di altri 20 carabinieri, di cui 10 a cavallo, a disposizione del Comando Superiore delle Truppe Internazionali. Questo contingente partì il 12 novembre successivo. Al dicembre 1897 la forza dei Carabinieri Reali dislocata a Creta era così composta: 12 tra sottufficiali, brigadieri, carabinieri provenienti dalla Legione di Ancona; 12 provenienti da Bari; 2 da Firenze; 21 da Napoli; 1 da Verona. In totale 48 unità, più gli ufficiali.