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Approfondimenti
Il capitano Balduino Caprini, che assunse il comando della Gendarmeria cretese il 6 giugno 1900. Il 17 aprile 1900 il Comando Generale dell'Arma comunicava al Ministero della Guerra di avere deciso, per normale avvicendamento, la sostituzione del capitano Craveri, destinato in Africa, e di avere designato come nuovo Comandante della Gendarmeria cretese il conte capitano Balduino Caprini. Questo ufficiale, come il Craveri, avrebbe effettuato gran parte del suo servizio attivo fuori dai patri confini, passando da Creta alla Macedonia, alla Libia, e lasciando ovunque una vasta eco della sua preparazione militare e del suo carattere decisionista.
Balduino Caprini assunse il comando della Gendarmeria cretese il 6 giugno del 1900. Il 31 luglio dello stesso anno il Comando della Legione di Napoli poteva informare il Comando Generale dell'Arma che le Camere cretesi avevano inviato calorosi ringraziamenti per il risultato ottenuto nella formazione e nell'organizzazione del Corpo di Gendarmeria locale: i Carabinieri Reali e la loro preparazione tecnico-professionale iniziavano ad essere conosciuti in tutto il Mediterraneo e nel mondo mediorientale.
Il 4 gennaio del 1902 su proposta di Caprini, ufficiale dal carattere assai energico, fu valutata la possibilità che i Carabinieri Reali effettuassero una più lunga permanenza nell'isola e, ove occorresse, venissero rimpatriati secondo le valutazioni dirette dello stesso capitano Comandante la Gendarmeria. Il Comando Generale espresse però parere contrario, decidendo di amministrare come sempre in modo diretto la lunghezza delle missioni di ufficiali, sottufficiali, graduati e carabinieri all'estero.
Intanto il capitano Caprini aveva, con la sua consueta determinazione e grande severità, accentrato su di sé tutte le incombenze spettantigli come Comandante di Corpo e quelle spettanti al Consiglio di Amministrazione del Corpo stesso. Accentrò anche, e senza appello, tutte le facoltà devolute ai consigli disciplinari: istituì inoltre un carcere militare e un plotone di disciplina. Aveva infatti riordinato ancora una volta il servizio di Gendarmeria, congedando tutti quei reclutati localmente che non davano le più certe garanzie di un servizio al massimo livello. Il che, come si poteva prevedere, avrebbe provocato malumori e ricadute sullo stesso Comando di Gendarmeria.
In seguito a questi malumori, nel mese di maggio venne decisa un'ispezione a Creta, autorizzata dal Ministero della Guerra. L'incarico fu affidato al colonnello Ramorino, il quale iniziò il suo compito il 24 maggio. L'ispezione dette esiti assai positivi, né poteva essere diversamente. Malgrado alcune recriminazioni di gendarmi locali esclusi dalle promozioni, o addirittura retrocessi in seguito a gravi mancanze, continuavano infatti a pervenire alle autorità italiane testimonianze positive sul servizio globale reso dai carabinieri, nel quadro della garanzia della sicurezza e del mantenimento dell'ordine pubblico.

Creta, 1902: una foto autografata da Balduino Caprini (primo a destra, seduto) <<organizzatore e comandante della gendarmeria cretese>>. Al centro,seduto, il colonnello D'Albignac, comandante della truppa francese, e alla sua sinistra, il maggiore Amichini, comandante della truppa italiana. Il 2 settembre il Ministero della Guerra comunicò al Comando Generale un lusinghiero giudizio espresso dal Comandante in Capo delle Forze Navali del Mediterraneo su Caprini e sui militari dell'Arma distaccati nell'isola di Creta. Ad ulteriore dimostrazione della considerazione con la quale venivano tenuti gli ufficiali dell'Arma, il 1° ottobre lo stesso Ministero comunicava una copia del rapporto del Console Generale a La Canea col quale si dava notizia che il principe Giorgio aveva espressamente autorizzato il capitano Caprini a trattare con il Regio Ministro degli Affari Esteri di tutte le «quistioni riguardanti i Carabinieri Reali di Creta, nella circostanza in cui detto capitano si recava in licenza nel Regno»: questo era un segno indubbio delle buone relazioni e dei rapporti di stima che intercorrevano fra il principe e l'ufficiale italiano.

La Canea: un gendarme a cavallo in grande uniforme. Notare la bardatura da carabiniere. Il principe Giorgio manifestava sempre grande apprezzamento per l'operato degli ufficiali dell'Arma presenti nell'isola da lui amministrata, anche se in un periodo successivo al 1902 egli ebbe alcune divergenze con il Caprini, «il quale forse per troppo zelo con certi suoi atti autoritari diede a vedere di non tenere in debito conto l'alta ingerenza del Principe nelle cose della Gendarmeria»: almeno così scriveva al Ministro della Guerra il tenente colonnello Alessandro Gambara, Comandante del 3° Battaglione del 6° Reggimento di Fanteria di stanza a La Canea, nel giugno del 1903.
In effetti lo stesso Caprini aveva, nel maggio precedente, comunicato al Comandante della Legione di Napoli, dal quale dipendeva, che aveva alcune difficoltà con l'Alto Commissario greco. Queste sorgevano dal fatto che il carattere di ambedue era forte e decisionista; inoltre Caprini, nel tentativo di procedere senza indugi per avere una Gendarmeria efficiente e al livello desiderato, secondo i modelli italiani, non usava mettere preventivamente al corrente di alcune sue decisioni l'Alto Commissario, dal quale peraltro dipendeva organicamente la stessa Gendarmeria. Le nomine a sottufficiale dovevano essere approvate con decreto del principe Giorgio, che evidentemente gradiva esprimere la sua opinione su dette promozioni o eventuali congedi, mentre Caprini procedeva direttamente, in base alle sue motivate valutazioni.
Si produsse così una serie di equivoci e malintesi per i quali lo stesso Caprini avanzò al Comando Legione di Napoli l'ipotesi di un suo richiamo in patria. Obbiettivamente la situazione non poteva essere facile per qualsiasi ufficiale dell'Arma che venisse incaricato del Comando della Gendarmeria di Creta, considerato che il principe Giorgio esigeva che quel Comandante dipendesse da lui esclusivamente e per tutte le decisioni, comprese quelle operative e disciplinari. Furono in realtà dei malintesi, quelli tra il principe e l'ufficiale, dovuti alle difficoltà di far migliorare l'organizzazione della Gendarmeria per farla giungere agli standard italiani, quando forse il livello raggiunto era già considerato più che ottimale.
Il vero nocciolo della questione era da ricondursi con ogni probabilità ad una risoluzione della Camera cretese, che era divenuta progressivamente ostile all'elemento straniero in genere, non specificamente a quello italiano. Infatti nel maggio del 1903 la Camera cretese aveva votato, nella legge sulla organizzazione dei tribunali militari in Creta, un articolo particolare, il n. 28, che era così concepito:

«Si applica la legge militare greca, senza nessuna modificazione, e la procedura penale militare greca invece del codice penale militare italiano».

Con l'aggiunta di una disposizione transitoria che prevedeva che

«tutti i sottufficiali retrocessi senza Decreto del Principe e quelli rimossi dopo aver frequentato il corso dei sottufficiali e dopo aver dato gli esami» potevano «appellarsi di fronte al tribunale militare dalle decisioni del Comandante della Gendarmeria». Era indubbio che vi fosse stata una «deplorevole» confusione tra il potere disciplinare del Comandante la Gendarmeria e le competenze del Tribunale militare, almeno secondo i canoni italiani di separazione delle competenze di ciascuna istituzione o organo. Il Regio Console d'Italia a Creta, il conte Negri, si fece interprete della situazione presso il Ministero degli Affari Esteri e il Comando Generale dell'Arma, sottolineando appunto le difficoltà che qualunque ufficiale, successivamente al Caprini, avrebbe incontrato per continuare a comandare la Gendarmeria cretese. Inoltre, altri problemi erano sorti anche per quanto riguardava l'opera del tenente medico italiano che sovrintendeva alla Sanità del Corpo cretese, tanto che il tenente Amenta, appartenente al 6° Fanteria, il quale aveva avuto l'incarico dal Caprini, reputò più opportuno e dignitoso dare le proprie dimissioni da medico della Gendarmeria.
In sostanza, nonostante il capitano Caprini avesse, all'inizio del suo mandato, tollerato molte anomalie nell'esplicazione del suo comando - tra le quali un tenente Commissario della Marina ellenica con incarichi di «relatore» presso l'Alto Commissario sull'organizzazione della Gendarmeria - proprio per non suscitare difficoltà con il principe Giorgio, non era

«né conveniente né decoroso che un ufficiale commissario di altra nazione e massime della Grecia avesse a esercitare un controllo sull'amministrazione di una istituzione (...) il cui funzionamento come un Corpo organico era affidato per intiero alla direzione degli ufficiali dei RR Carabinieri»:

così si esprimeva il Regio Console a Creta, sottolineando la difficile situazione che si era creata.