Menu
Mostra menu
  • >
  • Arma
    >
  • Oggi
    >
  • Convegni e Manifestazioni
    >
  • Roma, 23 e 24 maggio 2005
    >
  • English Version
    >
  • May 23
    >

Dr. Marco Strano

Protocollo di investigazione sotto copertura per la pedo-pornografia su Internet

Introduzione: i minori in chat e il rischio di adescamento

Le chat line, secondo quanto documentato dall’esperienza investigativa delle forze di Polizia specializzate, rappresentano il settore di Internet dove si manifestano i maggiori rischi per i minori. Tali strumenti di comunicazione, infatti, anche se implicano la mediazione di un computer tra i due interlocutori, consentono talvolta rapporti umani (comunicazionali) estremamente intimi, neutralizzando anche alcuni gap di età e culturali che normalmente limitano o selezionano le comunicazioni dirette (faccia a faccia) tra minori e adulti. I rapporti telematici sono inoltre privi di elementi identificativi aggiuntivi (paralinguistici, visivi eccetera) e l’identità dichiarata può essere verosimilmente falsa. La tecnologia della chat offre quindi una certa facilitazione ai pedofili nella fase di contatto iniziale con la possibile vittima e consente loro delle forme di molestia di tipo verbale (condurre il minore su argomenti di tipo sessuale) e dei tentativi di incontro fuori dalla Rete. La fisiologica curiosità sulle tematiche sessuali tende inoltre a far assumere ai bambini dei comportamenti pericolosi facendogli mantenere segreti eventuali contatti con soggetti adulti (pedofili) incontrati on-line. Attualmente, sul fronte della ricerca scientifica sulla pedofilia on-line applicata all’investigazione criminale si segnalano poche iniziative concrete. Gli studi di criminal profiling disponibili in questo ambito sono esclusivamente a diffusione interna al mondo investigativo e sono centrati prevalentemente sulla figura del pedofilo (Strano M., 2003) fornendo quindi un utile aiuto soprattutto nelle indagini undercover all’interno delle reti di scambio di materiale pedopornografico, dove l’investigatore deve fingersi un adulto pedofilo. La necessità per gli investigatori di dover impersonare un bambino per contrastare i tentativi di adescamento on-line suggerisce a nostro avviso l’utilità anche di studi specialistici che consentano la realizzazione di simulazioni verosimili in tal senso.

L’attività undercover in chat

Le forze di polizia specializzate di varie Nazioni (Australia, USA, UK ed altre) sono autorizzate a partecipare in chat room sotto copertura, spacciandosi per minorenni e cercando di attirare eventuali pedofili che tentano di adescare dei minori online. Gli investigatori, in questo genere di operazioni, si fingono minori incuriositi dalle proposte del pedofilo e cercano anche di organizzare un appuntamento fuori dalla rete. Questi specialisti apprendono le strategie di simulazione soprattutto mediante un periodo di affiancamento con colleghi già esperti nel settore e talvolta attraverso specifici corsi di formazione. La maggior difficoltà tecnico-investigativa dell’operatore undercover in questo tipo di indagini è rappresentata dalla necessità di impersonare un bambino verosimile (e quindi tendenzialmente curioso delle possibili nuove esperienze sessuali) ma nel contempo dalla necessità di evitare di assumere un atteggiamento eccessivamente provocatorio che potrebbe rappresentare motivo di invalidazione delle indagini durante il processo. Altra difficoltà in questo ambito è rappresentata dalla possibilità che il pedofilo catturato attraverso la simulazione di indentità possa dichiarare durante il porocesso che in realtà si era accorto di aver a che fare con un adulto e che voleva di conseguenza “giocare”. In pratica emerge l’esigenza, in tale delicata e specialistica attività investigativa, che le tecniche di simulazione siano standardizzate e certificate da un professionista di area psicologica al fine di renderle in primo luogo verosimili (attinenti alla personalità di un bambino) e soprattutto compatibili, dal punto di vista comunicazionale, con le esigenze procedurali. Sulla base di queste valutazioni, l’ICAA ha realizzato dei modelli di simulazioni basati su una approfondita ricerca (CIRP research project) basata sull’analisi di migliaia di interviste svolte con bambini frequentatori di chat e su un lungo periodo di osservazione partecipante di comunicazioni in chat che offrono una possibile guide line utilizzabile sia come procedura di indagine standard che come base addestrativa.

Il comportamento dei minori in chat in caso di incontro con pedofili

I risultati di sperimentazioni condotte dall’ICAA nel biennio 2003-2004 indicano che la percentuale di minori che utilizzando le chat ha avuto un incontro on-line con un adulto (presumibilmente pedofilo) e ha intrapreso discorsi su tematiche sessuali è decisamente rilevante (13% dei bambini che usano abitualmente le chat) e dimostra come tale ambito costituisca realmente uno scenario di rischio. La presenza di soggetti adulti pedofili che utilizzano le chat per scambio di materiale pedopornografico e per tentare di avvicinare qualche minore connesso è oramai del tutto accertata, documentata anche dalle operazioni di Polizia condotte in quasi tutto il mondo utilizzando tecniche undercover.

L’analisi delle reazioni dei minori che, attraverso le chat, sono entrati in contatto con un adulto presunto pedofilo rappresentano uno scenario che necessita di opportuna valutazione. La percentuale di coloro che hanno vissuto l’evento con connotazioni positive (curiosità 15% e attrazione 7.6%) conferma, infatti, la curiosità innata da parte dei minori rispetto alle tematiche sessuali che, di fatto, rappresenta un contesto di forte agevolazione per i pedofili. Anche l’area di connotazione “neutrale” dell’incontro (nulla di particolare nel 61.5% dei casi) non evoca situazioni di particolare attrattiva ma nemmeno di allarme e di conseguente impellente richiesta di aiuto attraverso una pronta comunicazione dell’accaduto a genitori ed educatori.

Per quanto attiene al genere e all’età del bambino che maggiormente attraggono il pedofilo in chat, ulteriori sperimentazioni degli autori (attraverso la simulazione on-line) hanno indicato le femmine (Strano, 2000; Finkelhor, 2001) di età di 10-12 anni.

Creazione di modelli virtuali di bambini on-line

Lo studio criminologico sulle strategie di molestia e adescamento dei pedofili in chat e sui comportamenti a rischio dei minori ha contemplato una fase avanzata in cui i ricercatori ICAA hanno simulato di essere dei bambini e si sono fatti adescare dai pedofili in chat, per raggiungere i seguenti obbiettivi conoscitivi:

  • l’analisi delle molestie verbali e dei tentativi di adescamento;
  • la verifica sul campo delle strategie di approccio dei pedofili nelle chat;
  • l’analisi di eventuali comportamenti (riprodotti dal ricercatore che simula di essere un bambino e strutture di personalità dei minori che possano favorire in talune circostanze le molestie on-line.
  • la psicologia del minore che maggiormente attira l’adescamento del pedofilo e i tentativi di incontro fuori dalla rete finalizzati all’abuso sessuale.

La ricerca condotta dall’ICAA per circa 6 mesi nelle principali chat italiane ha ad esempio mostrato come gli atteggiamenti dei bambini (in termini di maggiore o minore curiosità sessuale) che provocano il maggior numero di tentativi di adescamento sono quelli che riproducono il modello D (curiosità) e il modello E (massima disponibilità).



Il protocollo di ricerca ICAA seguito prevede infatti 5 diversi profili comportamentali:
  • modello A (diffidenza assoluta)
  • modello B (ingenuità)
  • modello C (perplessità)
  • modello D (curiosità)
  • modello E (massima disponibilità)

Ognuno dei modelli comprende una vasta tabella di comportamenti reali (ad uso esclusivo degli operatori di polizia) che la “bambina virtuale” mantiene in chat durante l’interazione con il pedofilo che possono trovare utile applicazione per la standardizzazione delle indagini undercover e nelle fasi di training specialistico delle squadre investigative.

Guide line per l’attività undercover con simulazione di un bambino

Gli studi ICAA sul comportamento e sugli atteggiamenti dei minori in chat suggeriscono quindi che una eventuale simulazione finalizzata all’attività undercover dovrebbe “riprodurre” un bambino di sesso femminile e di età di circa 10-12 anni che assume modelli di atteggiamento e profilo di personalità del minore simulato secondo i modelli D ed E (tipologia ICAA) che essendo ad esclusivo uso degli operatori di polizia non vengono pubblicati sul presente articolo. In generale, i profili emersi dalla sperimentazione che vengono suggeriti per un’attività di investigazione undercover “redditizia” riproducono un modello di bambina abbastanza disinibita e curiosa, desiderosa di provare sensazioni “proibite” e abbastanza consapevole di fare qualcosa di trasgressivo. Allo stesso tempo i modelli D ed E, prevedono un atteggiamento abbastanza rispettoso dell’adulto adescatore e in tal senso assecondano il tipico desiderio pedofilo di rappresentare una sorta di maestro del sesso per la giovane vittima (compensando la sensazione di inadeguatezza sessuale presente nella maggior parte di essi). La bambina simulata si mostra quindi entusiasta del fatto di trovarsi di fronte ad una persona molto più grande “che avrà di sicuro molte esperienze da raccontarle” e rassicura il pedofilo sul fatto che manterrà segreto il contatto. L’applicazione di tecniche di simulazione nell’attività undercover necessita comunque di un training complesso ed accurato ed è generalmente condotta con successo da personale investigativo con alcune peculiarità caratteriali e con una notevole intelligenza, oltre che, ovviamente, di una grande capacità di controllo delle emozioni.

Dr. Marco Strano, Università Cattolica di Roma - Psichiatria e Psicologia.


Riferimenti bibliografici


  • Acredolo C., O’ Connor, Banks J. and Horobin K. (1989) Children’s ability to make probability estimates: Skills revealed through application of Anderson’s Functional Measurement Methodology. Child  Development Vol 60, No 4, pp 933-945.
  • American Psychiatric Association Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th  edition, Washington D.C., 1994
  • Becker J., Treating adolescent sexual offenders, Professional Psychology Research and Practice, vol. 21 n°5, pp.362-365, 1990.
  • Briggs F., Hawkins R.,  A comparison of the childhood experiences of convicted male child molesters and men who were sexually abused in childhood and claimed to be nonoffenders, Child Abuse & Neglet, vol. 20 n°3, pp.221-233, 1996.
  • Browne K., Davies C., Stratton P., Early prediction and prevention of child abuse, John Wiley & Sons, 1988
  • Camarca C., I santi innocenti Baldini & Castoldi, 1998
  • De young M., The sexual victimization of children,McFarland & Company, 1982
  • Finkelhor D., (University of New Hampshire), Online Victimization: A Report on the Nation's Youth (2001)
  • Hamza M. K. and Alhalabi B. (1999) Technology and education, between chaos and order, First Monday, Internet Journal, Vol 4,  No3.
  • Hollin C., Howells K., Clinical approaches to sex offenders and their victims, John
  • Jeffrey W.E. (1973) Risk behavior and cognitive style, Child Development, vol44, No4, pp188-192
  • Mason L., Varisco B. M., Bambini e informatica: la rappresentazione del computer, in: Rassegna di Psicologia, 2/3, 1987;
  • Pange P., Talbot M. (2002), Children and their consideration of risk. Fourth Early Years Conference, Warwick
  • Serra C., Strano M., Nuove Frontiere della Criminalità, la criminalità tecnologica, Giuffrè,Milano, 1997.
  • Strano M., Computer crime, ed. Apogeo, Milano, 2000
  • Strano M., criminal profiling dei pedofili on-line (pubblicazione riservata ad uso delle Forze di Polizia), 2003.
  • Strano M., Pedofilia e internet: quali rischi per i minori, in BYTE, ottobre 1998;
  • Strano M., pedofilia e telematica: la ricerca criminologica sul web in Cantelmi T., Del Miglio C:, Talli M., D’andrea A., La mente in internet, Piccin, Padova, 1999;
  • Turkle S., Vita sullo schermo, nuove identità e relazioni sociali nell’epoca di internet.  Edizioni Apogeo.
  • Abel G., Lawry S., Karlstrom E., Screening test for pedophilia, Criminal justice and Behaviour, SAGE Periodical Press, Marzo, vol.21 n°1, 1994.

[1] Disponibile gratuitamente su richiesta solo per operatori specializzati di polizia