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Tributo di sangue in Somalia

il gruppo dei Carabinieri del “Tuscania” impegnati, nel 1992Nel 1992 (l’anno successivo alla deposizione di Siad Barre, il dittatore che aveva governato per un ventennio la Somalia) le Nazioni Unite decisero di inviare una imponente missione militare nel Paese del Corno d’Africa, divorato dalla guerriglia fra i vari clan. La prima missione (Unosom I) non ottenne risultati concreti. Alla fine di quello stesso anno, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu accettò la proposta degli Stati Uniti di destinare 20mila uomini in quella terra martoriata. Al contingente americano si aggiunse una forza multinazionale, con il compito di garantire la distribuzione degli ingenti aiuti umanitari inviati dalla comunità internazionale ad una popolazione allo stremo delle forze. Fu così istituita la Unitaf (Unified Task Force, Forza Speciale Unificata), comandata dagli Usa, che ebbero l’intera responsabilità dell’operazione. Questa imponente forza Onu (45mila uomini), alla quale partecipò anche l’Italia (Italfor), iniziò ad operare all’alba del 9 dicembre 1992, con lo sbarco sulla spiaggia di Mogadiscio di una task force. Era iniziata l’Operazione Restore Hope (Ridare la speranza), un intervento che presentò difficoltà superiori alle previsioni. Unosom 1 e Unitaf, insieme, riuscirono a portare soccorso alle popolazioni e a pianificare il disarmo delle milizie claniche.i carabinieri del “Tuscania” pattugliano Mogadiscio nel dicembre 1992

Il 26 marzo del 1993 il Consiglio di Sicurezza approvò un nuovo intervento più organico e incisivo: fu così decisa la costituzione di Unosom II, sotto la diretta responsabilità delle Nazioni Unite. Il 1° aprile 1993 il Segretario Generale delle Nazioni Unite chiese formalmente al governo italiano di partecipare alla missione con un contingente militare e, in particolare, con personale da integrare nella Compagnia Multinazionale di Polizia Militare: un capitano, un tenente e 18 ulteriori unità. Questa ultima richiesta era di stretta competenza dell’Arma dei Carabinieri. Tutte le Forze Armate italiane, con le operazioni Ibis I, II e III, furono impegnate dall’11 dicembre 1992 al 14 marzo 1995. Ancora una volta, dopo il secondo conflitto mondiale, le Forze Armate italiane dovettero registrare feriti gravi e ca­duti non in una guerra dichiarata, ma in una operazione umanitaria destinata a offrire un sicuro supporto alla pace.
Nella prima fase dell’operazione, i carabinieri assolsero principalmente funzioni di polizia militare del contingente italiano; organizzarono servizi di scorte alle delegazioni delle autorità italiane e internazionali in visita e ai convogli umanitari; costituirono una riserva, spesso utilizzata, per il pronto impiego; fornirono protezione alla sede diplomatica italiana; effettuarono perquisizioni e rastrellamenti di armi nell’area di Mogadi­scio; furono responsabili dei controlli aeroportuali di polizia militare. Con il progressivo aggravarsi della situazione, il Distaccamento Carabinieri “Tuscania” in Somalia fu impiegato come riserva di intervento, su richiesta dello stesso Comando Unosom, per servizi ad alto rischio normalmente affidati a Forze Speciali.

i funerali di Andrea Millevoi, Stefano Paolicchi e Pasquale Baccaro, i tre giovani militari caduti in un agguato nella città il 2 luglio 1993Il 2 luglio 1993 un Reparto di formazione di carabinieri paracadutisti partecipò all’Operazione denominata Canguro 12, decisa dal Comando Italfor, inquadrato nel Raggruppamento Paracadutisti “Folgore”: rastrellamento del quartiere Haliwaa, a nord di Mogadiscio. Scoppiarono gravi incidenti. Quando il Comando italiano dichiarò conclusa l’operazione, il reparto di carabinieri ricevette l’ordine di rientrare alla base; contemporaneamente la Colonna italiana “Bravo”, che si stava ritirando verso nord, venne attaccata da guerriglieri somali nella nota e pericolosa zona vicino al pastificio. A quel punto i carabinieri già alla base ricevettero l’ordine di uscire nuovamente per raggiungere il check-point Pasta ed evacuare i feriti italiani. Insieme agli incursori del Col Moschin, i carabinieri si aprirono combattendo la strada verso l’obiettivo: forzarono le barricate che erano state poste lungo il percorso e snidarono cecchini e tiratori somali. Giunti sul posto, effettuarono una pericolosa azione di rastrellamento dell’area. Riuscirono poi a tornare alla base, agevolando il rientro degli altri reparti italiani con un consistente fuoco di copertura alla Colonna.

Negli scontri di quella giornata persero la vita il tenente Andrea Millevoi, il paracadutista di leva Pasquale Baccaro e il sergente maggiore Stefano Paolicchi. Pochi giorni dopo si svolsero a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, i solenni funerali per i tre, alla presenza del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che insignì Millevoi, Baccaro e Paolicchi della Medaglia d’oro al valor militare alla ­memoria.