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Le missioni dell’Arma all’estero

Negli anni Novanta si moltiplicarono, sotto l’egida delle Nazioni Unite, le spedizioni dei Carabinieri in ogni angolo del mondo con il compito di garantire la pace e la sicurezza per le popolazioni di Paesi in guerra. Dal Kurdistan all’Albania, dal Salvador alla Cambogia, fino alla Somalia dilaniata dalla guerriglia tra i clan
Tutti gli anni Novanta videro i Carabinieri impegnati in ogni angolo del mondo nelle missioni di pace. Il primo impegno, in ordine di tempo, lo assolsero nel Kurdistan. Il 5 aprile 1991 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condannò la repressione (operata dal governo iracheno di Saddam Hussein) della popolazione civile curda. Intimò all’Iraq di cessare la repressione in atto contro quella minoranza e decise anche per l’intervento di una missione umanitaria: una vera missione multinazionale di pace. «Il Governo italiano», racconta Maria Gabriella Pasqualini (Missioni dei Carabinieri all’estero, 1936-2001) «aderì, decidendo di inviare un contingente composto da unità della Brigata Paracadutisti “Folgore” e da un Reparto di Sanità aviotrasportabile della Brigata alpina “Taurinense”: una “missione nazionale di concorso ad operazioni multinazionali”. Ancor prima di formalizzare la partecipazione alla Missione Provide Comfort (Dare Conforto), conosciuta in Italia come Missione Airone, il 21 aprile 1991 l’Aeronautica Militare italiana e un nucleo di aviofornitori della “Folgore” assicurarono un lancio di generi di prima necessità sui territori iracheni dove si erano rifugiati i curdi».

l’alzabandiera nella base di Durazzo, in Albania, durante l’Operazione Pellicano

La missione aveva scopi umanitari, per ripristinare normali condizioni di vita in quei territori, assicurando così la stabilità e la sicurezza della regione. Le tendopoli da allestire e le unità ospedaliere furono localizzate a Zako, in territorio iracheno; l’aeroporto per i movimenti di truppe e materiale era situato a Diyarbakir, in Turchia, e il Centro di Coordinamento Multinazionale a Incirlik, sempre in Turchia, sede anche del Comando italiano della missione. Il territorio sul quale operavano le Forze internazionali era quello della Turchia meridionale e del Kurdistan iracheno.

«Airone», scrive la Pasqualini, «ha avuto un’alta connotazione politica, che ha fatto emergere la professionalità delle Forze Armate italiane insieme a qualità come il rispetto per il debole, la serietà e, non ultima, una militarità correttamente sentita e gestita». I carabinieri mostrarono la propria professionalità, ma anche una profonda umanità nel fornire assistenza.

carabinieri in servizio alla base dell’Aeronautica Militare Italiana ad Al Dhafra, negli Emirati Arabi.Il 3 maggio partì da Livorno, diretto a Mersin, in Turchia, un contingente di 245 militari della “Folgore”, tra cui 2 sottufficiali e 5 carabinieri. Il 4 maggio seguì una seconda aliquota dell’Arma, con un ufficiale e 2 carabinieri. La composizione del Reparto Carabinieri sarebbe stata in seguito portata a un ufficiale e 13 tra sottufficiali, appuntati e carabinieri. L’aliquota del “Tuscania” fu dislocata a Zako. Racconta Maria Gabriella Pasqualini: «Il compito di questa missione era quello di assicurare le primarie necessità delle popolazioni curde presenti nell’area di Zako. Compito che si sarebbe appunto concretato nell’allestimento di una tendopoli e di un ospedale da campo e nell’assistenza sanitaria, anche sulle montagne e nei villaggi sperduti». Il plotone del Battaglione “Tuscania” ebbe compiti di polizia militare, ma anche come arma combattente. 

Dopo il 17 luglio (con il nome di Airone 2) rimasero in loco 200 uomini, Carabinieri Paracadutisti del “Tuscania” e componenti dell’unità della “Folgore”, per proseguire l’azione nella costituenda Brigata Internazionale. La missione si concluse alla fine di settembre.

Queste operazioni furono conseguenza della guerra del Golfo, nella quale era intervenuto un corpo di spedizione italiano di cui faceva parte un Nucleo Carabinieri, composto da due sottufficiali, due appuntati e dieci militari. Il Comandante era il maresciallo Gian Domenico Riccardi. La base operativa si trovava ad Al Dhafra, negli Emirati Arabi.