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Robbiano di Mediglia

Curcio dietro le sbarre con la brigatista Paola BesuschioAl momento di far scattare l’operazione a Robbiano, il Nucleo speciale aveva già al suo attivo un bilancio rispettabile per la sua breve esistenza operativa: 34 arresti; 43 denunzie; 193 perquisizioni domiciliari; 160 accertamenti bancari; 93 sopralluoghi; 456 rilievi fotografici; 1.050 informazioni richieste. Un segno del dinamismo del generale Dalla Chiesa e dell’impegno dei suoi uomini. Quando i Carabinieri arrivarono a Robbiano, il covo era vuoto. Alcuni militi si nascosero all’interno dell’appartamento. L’allora colonnello Franciosa descrisse così quell’operazione in una intervista: «Maritano non faceva questione di turni: rimaneva in piedi tutta la notte. Era l’unico di tutto il nucleo che non aveva fatto alcun giorno di licenza, diceva che l’avrebbe fatta quando sarebbe finita questa storia. All’interno dell’appartamento erano al buio, ma nelle scale c’era la luce». Era evidente che i carabinieri si erano predisposti ad aspettare a oltranza il ritorno dei brigatisti, «tanto è vero che gli uomini in attesa nell’atrio della casa si erano organizzati con una piccola stufetta elettrica che avevano trovato nella stessa casa: anzi, scherzando, dicevano che la bolletta della luce l’avrebbero pagata i brigatisti. Maritano era un uomo di 56 anni in compagnia di altri sottufficiali che avevano 25-26 anni e li teneva svegli per il semplice fatto che lui era sveglio. Era un po’ per tutto il reparto un simbolo, non perché aveva i capelli grigi, ma perché aveva la vivacità e l’entusiasmo spesso non riscontrabili in un giovane». Maritano era anziano, ma era «fisicamente efficientissimo, tanto efficiente che nell’inseguimento ha superato gli altri due molto più giovani di lui».

il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa impegnato in un’operazione antiterrorismoNell’appartamento fu trovato materiale investigativo di notevole interesse (tra cui mitra e pistole utili all’identificazione dei terroristi implicati nel rapimento del giudice Sossi), esplosivi e munizioni. Fu anche rinvenuta un’agenda di Sossi, un documento Br firmato da Sossi. Nel covo uno Sten, due mitra, un moschetto, un revolver, una carabina, tre bombe a mano tedesche (le Stielhandgranaten), numerosi silenziatori, decine di metri di miccia e molti documenti falsi (passaporti, carte d’identità, eccetera). I tre brigatisti arrivarono uno alla volta. Alle 13 e alle 21,30 due di essi, armati di pistola con il colpo in canna (calibro 7,65 mm), furono arrestati. Non avendo partecipato alla cattura del primo brigatista, Pietro Bassi, il maresciallo Maritano ottenne di partecipare ai turni di piantonamento successivi ed insistette per rimanere perché non voleva lasciare soli i colleghi più giovani nei momenti più rischiosi. Vista la sua esperienza, la richiesta fu accettata. Alle 21,30 partecipò alla cattura di Piero Bertolazzi, che tentò di estrarre una 7,65, ma fu bloccato dai militi. Alle 3,20, dopo un breve riposo nella branda del covo, uno scalpiccio sulla tromba delle scale mise in allarme i carabinieri (con Maritano erano di turno i brigadieri Calapai e Furno). Quello che successivamente fu identificato come il brigatista Roberto Ognibene si trovò a pochi metri da loro. Maritano intimò «Alt, Carabinieri!», ma Ognibene si dette alla fuga lungo la tromba delle scale, inseguito dai tre militi. Il silenzio della notte fu lacerato dai colpi della Smith & Wesson calibro 38 special del terrorista. I colpi raggiunsero il maresciallo, che però non si diede per vinto. Scostò Calapai per sparare contro il brigatista, lanciandosi al suo inseguimento. Continuò a sparare con la mano sporca di sangue appoggiandosi alla parete, finché quattro colpi neutralizzarono il brigatista. I due arrivarono al piano terra. Ognibene stramazzò al suolo e Maritano gli si accasciò vicino, come se volesse controllarlo. Quasi esanime, esortò ancora i due sottufficiali a catturare il brigatista. Morì durante il trasporto all’ospedale.