Menu
Mostra menu

La lotta armata

i funerali delle vittime dell’attentato di Peteano del 31 maggio 1972Il 1972 fu un anno decisivo nella geografia del terrore. Le Brigate Rosse (il partito armato dell’ultrasinistra) decisero il passaggio alla clandestinità. In quell’anno ci fu anche un terribile attentato che costò la vita a tre uomini dell’Arma. Il pomeriggio del 31 maggio una telefonata anonima informò i Carabinieri di Gorizia che nei pressi di Peteano (in un bosco) c’era una Fiat 500 sospetta con due fori di arma da fuoco sul parabrezza; quando una pattuglia dell’Arma giunse sul luogo della segnalazione e fu aperto il cofano della vettura, un ordigno esplose, uccidendone tre militi (il brigadiere Antonio Ferraro di 31 anni e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Dongiovanni, di 33 e 23 anni) e ferendone gravemente altri due. Si trattò di un agguato premeditato. 
Venti giorni prima si erano svolte le elezioni anticipate che avrebbero condotto alla formazione del governo Andreotti-Malagodi e due settimane prima era stato assassinato il commissario Luigi Calabresi. Fu abbastanza naturale che le indagini battessero inizialmente la pista rossa (e quella della criminalità comune). Soltanto nel 1984 gli inquirenti rivolsero la loro attenzione verso la destra eversiva e, in particolare, a soggetti già militanti nella organizzazione denominata Ordine nuovo. Fu allora che un affiliato al movimento, Vincenzo Vinciguerra, confessò il fatto e ne indicò i coautori fornendo riscontri alle sue dichiarazioni. Riscontri che indussero alla pronuncia di condanne divenute definitive.