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La strage di Peteano

i tre militari uccisi (da sinistra a destra, il brigadiere Antonio Ferraro e i carabinieri Franco Dongiovanni e Donato Poveromo).La notte del 31 maggio, alle ore 22,35, una telefonata anonima giunse al centralino del pronto intervento della Stazione dei Carabinieri di Gorizia: a riceverla e a registrarla, fu il centralinista di turno Domenico La Malfa. Il testo della comunicazione, in dialetto, fu il seguente: «C’è una 500 bianca vicino alla ferrovia, sulla strada per Savogna, con due fori sul parabrezza». Sul posto segnalato giunsero tre Gazzelle dei Carabinieri. La prima pattuglia ad arrivare fu quella dei carabinieri di Gradisca, con l’appuntato Mango e il carabiniere Dongiovanni. L’auto era visibile in un viottolo di terra battuta, subito dopo una curva. Mango decise di chiamare il suo ufficiale, il tenente Tagliari, che partì anche lui accompagnato dal brigadiere Antonio Ferraro e dal carabiniere Donato Poveromo: arrivarono sul posto con una seconda Gazzella alle 23,05. Successivamente arrivò sul luogo una terza pattuglia da Gorizia. I carabinieri Antonio Ferrero, Donato Poveromo e Franco Dongiovanni tentarono di aprire il cofano del mezzo, provocando l'esplosione dell’auto e rimanendo uccisi, mentre altri due militari rimasero gravemente feriti.