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Situazioni rocambolesche

Quinto Cenni. L'armata piemontese la guerra del 1859Altri episodi sono raccontati dal generale Ferrara. «Non mancarono», scrive nella Storia documentale dell'Arma dei Carabinieri, «situazioni rocambolesche in cui i Carabinieri, pur di portare a compimento un incarico importante per riservatezza e urgenza, non esitarono ad affrontare situazioni proibitive per le condizioni in cui si chiedeva loro di operare. Fu il caso, ad esempio, di un brigadiere a cui il generale Cialdini, comandante della Quarta Divisione, affidò l'incarico di assumere notizie sul nemico oltre la Sesia. Il fiume in quei giorni era gonfio e minaccioso, tale da scoraggiare ogni ardimento. Eppure occorreva passarlo, eludere la sorveglianza austriaca, compiere la missione e, cosa più importante, sul tardi, riguadagnare la base. Al sottufficiale l'impresa riuscì. Con una piccola imbarcazione di fortuna, un guscio più che un natante, opportunamente camuffata, affrontò l'impetuoso corso d'acqua col rischio di essere travolto, approdò sulla riva opposta, s'infiltrò nel campo avversario, assunse le informazioni richieste e riguadagnò il campo piemontese. Un'azione del genere rispecchiava alcuni dei 25 casi previsti dal Regolamento del 1833 per l'assegnazione delle Medaglie al Valor Militare. Il brigadiere non venne proposto per nessuna ricompensa, ma il suo gesto, unito a quello di tanti altri anonimi Carabinieri, valse al Corpo un seguente lusinghiero rapporto del colonnello Govone, capo dell'Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore piemontese». Il rapporto reca la data del 13 maggio 1859: non tiene conto, dunque, delle settimane decisive della guerra, quelle comprese tra la fine di maggio e la fine di giugno. Eccone il testo: «Onde essere esattamente informati delle prime mosse dell'armata austriaca sul territorio piemontese, era stato ordinato che fossero collocati lungo il confine, nei siti presumibili di passaggio, graduati e carabinieri, i quali si lasciassero oltrepassare dalle colonne nemiche, le valutassero e rendessero informata la S.V. coi mezzi più pronti. La S.V. essendo disposta a proporre a S.M. ricompense per coloro che resero in tale occasione più utili servizi, dopo avere interpellato il comandante generale dell'Arma dei Reali Carabinieri, ho l'onore di riferire alla S. V. quanto segue: a Cava, presso Gravellone, erano stati collocati: il brigadiere Castelli Giacomo; il carabiniere Fontana Giacomo; il carabiniere Maragliano Pietro. Il brigadiere Castelli compì esattamente il suo mandato. Assisté il 29 ed il 30 aprile allo sfilare delle truppe nemiche mescolandosi con loro, ed il 30 a sera spedì il carabiniere Fontana a Voghera con un dispaccio, che fu trasmesso per telegrafo a Torino. Egli non abbandonò la Cava che il 1° maggio mattino. Il brigadiere Castelli accettò poi un nuovo incarico che non poté compiere, perché respinto dagli avamposti nemici, ed il carabiniere Fontana penetrò una seconda volta fino a Novara per Gattinara e Oleggio, con grave pericolo e non fu di ritorno ad Occimiano che stanotte, con alcune utili informazioni, non potendo avanzarsi fino a Vigevano per i gravi ostacoli che incontrò. Il brigadiere Castelli e il carabiniere Fontana paiono quindi al sottoscritto meritevoli della medaglia d'argento al valore militare, il carabiniere Maragliano di una menzione onorevole con una gratificazione che potrebbe portarsi a 500 franchi. A Carbonara erano stati collocati: il brigadiere Garello; il carabiniere Casale Pietro; il carabiniere Salvetti Giovanni; il brigadiere Garello, denunziato, fu arrestato dal nemico. I due carabinieri avvertiti in tempo ebbero campo ad evadersi. Essi non avendo adempiuto il loro incarico, ma avendo incorso grave pericolo, parrebbero meritevoli di una menzione onorevole con una gratificazione di 500 franchi. A Vigevano era stato collocato il maresciallo d'alloggio Petterino. Egli spiegò molta intelligenza: lasciò sfilare la colonna di una brigata che passò per il ponte di Vigevano, collocò un contrabbandiere al porto di Cassolnovo ove passò altra brigata, spedì lo stesso contrabbandiere a dare avviso del tutto; e si fu per improvvisa malattia e caduta di due suoi messi che non poté constatare esattamente il valore della colonna passata al ponte gettato a Bereguardo. Per tutti i servizi resi dal maresciallo Petterino e per lo zelo con cui s'impegnò di poi per spedire messi fra il nemico esso sarebbe meritevole di medaglia d'argento al valore militare. Rimane forse ancora nel campo nemico il brigadiere Tosco che era stato collocato a Trecate. Fu spedito a Trecate alcuni giorni orsono un messaggio con informazioni e si ha luogo di credere, dalle parole convenzionali del messaggio, che possano provenire da uno dei piantoni collocati allora. Mi riservo quindi di riferire alla S.V. quando io abbia più certe notizie riguardo al brigadiere Tosco ed a quelle altre persone che si impiegarono utilmente per il servizio delle informazioni dell'esercito con loro pericolo».
Nella Prima guerra di indipendenza i Carabinieri scrissero una pagina di gloria con la carica di Pastrengo; nella Seconda il contributo dell'Arma fu meno spettacolare, ma altrettanto efficace e decisivo.