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I compiti in guerra

Giovanni Fattori, Assalto a Madonna Scoperta

Il ruolo di informatori, preziosissimo nei mesi di preparazione del conflitto, si rivelò altrettanto efficace nel corso della guerra. Liberati dai servizi di guida e di scorta (che li avevano impegnati nella Prima guerra d'indipendenza), ai Carabinieri furono affidati i servizi di polizia militare e delle informazioni. «A disimpegnarli provvidero appunto appositi drappelli di carabinieri, posti alcuni alle dipendenze del quartier generale principale e altri delle grandi unità», racconta Gianni Oliva (Storia dei Carabinieri). Il comando fu affidato al colonnello Ferdinando Marani di Montù Beccaria. «Le disposizioni del colonnello Govone, allora capo dell'ufficio informazioni dello Stato maggiore piemontese», scrive Oliva, «prevedevano che fossero collocati «nei siti presumibili di passaggio, graduati e carabinieri, i quali si lasciassero oltrepassare dalle colonne nemiche, le valutassero e rendessero informati i comandi con i mezzi più pronti. Circa 200 uomini furono impiegati in questo compito e le loro relazioni testimoniano dello zelo col quale fu assolto. Utilizzando l'osservazione diretta e la raccolta di informazioni, secondo le tecniche abitualmente impiegate nell'attività del tempo di pace, essi riuscirono a disegnare un quadro preciso dei movimenti austriaci, quantificando la consistenza dei reparti in movimento, la disponibilità di pezzi d'artiglieria e l'atteggiamento verso la popolazione civile». 
I Carabinieri svolsero un ruolo anche nel convincere molti civili a collaborare con i soldati e persino a combattere al loro fianco e, infine, i Carabi­nieri si fecero onore in battaglia: 20 medaglie d'argento al valor militare (6 delle quali conquistate nella battaglia di San Martino) e 25 di bronzo sono la testimonianza del coraggio dimostrato nelle azioni di ­­guerra. 
Alla battaglia di Magenta (del 4 giugno) il Corpo d'Armata francese, al comando del generale Mac-Mahon, fu affiancato dalla Divisione piemontese del generale Manfredo Fanti, che si incaricò di coprire le spalle e il fianco sinistro dei francesi. I Carabinieri intervennero con un drappello a cavallo, che si fece onore. Nell'epica giornata di Solferino e San Martino, racconta Giorgio Maiocchi (Carabinieri - Due secoli di storia italiana), «una medaglia d'argento andò a decorare il petto di un animoso carabiniere per il fatto d'arme della Madonna della Scoperta, quando la Divisione Durando si era trovata a fronteggiare l'iniziativa di due brigate austriache lanciate al contrassalto. La motivazione che accompagnava la decorazione concessa al carabiniere Giovanni Battista Abate suona semplicemente così: «Per essersi distinto nel fatto d'armi della Madonna della Scoperta nel 1859». Anche un ufficiale dei bersaglieri ebbe, nella medesima circostanza, la stessa ricompensa «per avere dimostrato molta energia e sangue freddo e rimanendo ferito mentre portava ordini del colonnello». Si trattava del capitano Augusto Camillo Goutry, che di lì a non molto passò nell'Arma dei Carabinieri. La battaglia di San Martino riservò altri onori ai carabinieri. Il capitano Vincenzo Manca dell'Asinara ebbe la medaglia d'argento «per il valore e per la prontezza nel portare ordini, incoraggiando i soldati alla battaglia di San Martino». Il luogotenente Augusto Avogadro di Vigliano e il maresciallo Matteo Beltrami si guadagnarono una medaglia d'argento «per servizi resi nella battaglia di San Martino il 24 giugno 1859». E il brigadiere Giuseppe Renaldi «per essersi più volte recato nel forte della mischia ed avere colla voce e coll'esempio animato i soldati al combattimento». 
Altre medaglie d'argento toccarono, «per servizi resi durante la campagna del 1859», al maresciallo Felice Gilbert, al brigadiere Michele Cavallotti, al vice brigadiere Giuseppe Bonissone, all'appuntato Andrea Toppino. E altre due medaglie dello stesso metallo furono conferite, un anno più tardi, al brigadiere Stefano Bertero e al carabiniere Giuseppe Monticone «per l'avvedutezza e l'imperterrito coraggio di cui diedero prova nell'operare l'arresto di alcuni soldati resisi disertori dal Corpo Cacciatori Francesi (Fenestrelle) coi quali, in seguito a rivolta, dovettero sostenere una viva lotta».