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La prova del fuoco


Il campo alleato di Kadi-Koi nell'entroterra di Balaklava

Cavour non faticò molto a convincere Vittorio Emanuele II (la cui iniziale riluttanza era dettata da ragioni politiche, legate alla strana idea di combattere dalla stessa parte dell'Austria).  Quando il primo ministro – in un incontro riservato – pose al sovrano una domanda precisa («Non pare a Vostra Maestà che dovremmo trovar modo di partecipare alla guerra che le potenze occidentali dichiarano alla Russia?»), il re reagì sposando immediatamente la causa.

Il 10 gennaio 1855 il Piemonte sottoscrisse l'alleanza. Si impegnò a inviare in Crimea (a bordo di navi britanniche) un corpo di spedizione di 15mila uomini, al comando di La Marmora. L'Inghilterra avrebbe provveduto alle spese con un prestito di un milione di sterline a buone condizioni di interesse. Sui campi di battaglia erano già presenti da alcuni mesi 120mila francesi, 20mila inglesi, 55mila turchi. Dall'altra parte erano schierati 150mila russi, 90mila dei quali nei dintorni di Sebastopoli, che fu il centro delle operazioni di guerra. 

Uniformi dei Corpi militari piemontesi che presero parte alla guerra Crimea
 
Il nostro corpo di spedizione (che partì da Genova il 25 aprile 1855) era formato da due divisioni composte ciascuna di due brigate, più una brigata di riserva; la brigata era formata da un reggimento di fanteria di 4 battaglioni, un battaglione di bersaglieri e una batteria da campagna di 6 pezzi: in totale 18.058 uomini (tremila più del convenuto), 3.496 cavalli, 36 cannoni da campagna. Del corpo di spedizione italiano faceva parte anche un distaccamento di 70 carabinieri, con 5 ufficiali, al comando del capitano Emanuele Trotti. A loro furono affidati delicati compiti di scorta, guida e polizia civile e militare. 

Il contingente italiano sbarcò ai primi di maggio a Balaklava, teatro, sei mesi prima, di una leggendaria carica della cavalleria leggera inglese, che lasciò sul campo due terzi dei propri uomini. Il 16 agosto i piemontesi, schierati sulle sponde del fiume Cernaia, dettero un contributo determinante alla vittoria degli alleati. Il generale russo Gorciakov sferrò una poderosa offensiva notturna (impegnando 50mila uomini) per alleggerire la pressione su Sebastopoli, la città assediata intorno alla quale si svolsero gli scontri più cruenti dell'intera guerra. Alfonso La Marmora, messo in allarme da una informativa del comando francese, prese tutte le misure opportune per difendere La Roccia (il caposaldo a loro affidato) e un avamposto (lo Zig-Zag) oltre la Cernaia. I russi si lanciarono sull'avamposto sicuri di poterlo spazzare via. Ma la resistenza all'arma bianca permise alla 2a Divisione sarda e ai francesi di schierarsi per rintuzzare l'offensiva. Sulla Roccia i reparti sardi e quelli dei Carabinieri opposero una resistenza insormontabile per il nemico. Quando i russi allentarono la morsa, i piemontesi riconquistarono lo Zig-Zag. In quella giornata memorabile, i russi persero 7 generali e 8mila uomini, contro appena 2mila caduti nello schieramento alleato. I caduti fra i soldati italiani furono soltanto 14.