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L'arresto di Garibaldi

Eduardo Matania, Garibaldi imbarcato sulla nave che lo portò a Tripoli dopo l'arresto di ChiavariUn mese dopo la fine ufficiale della Prima guerra d'indipendenza, i Carabinieri Reali furono chiamati a svolgere un compito di polizia del quale avrebbero volentieri fatto a meno. Giuseppe Garibaldi, fuggiasco dopo la resa della Repubblica Romana, giunse a Chiavari la notte del 5 settembre 1849, poche ore dopo essere sbarcato a Portovenere. La notizia si diffuse rapidamente, destando emozione ed entusiasmo.

Il generale La Marmora (che si trovava a Genova come commissario straordinario del governo piemontese) ordinò l'arresto di Garibaldi, riservandogli lo stesso trattamento disposto per tutti i reduci della difesa di Roma. Il capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Basso ricevette istruzioni scritte di ricercare «il famigerato Garibaldi» e di «assicurarsi della sua persona con quei migliori modi che sarà possibile». Garibaldi non oppose resistenza. Anzi: si preoccupò di placare la folla che, al passaggio della vettura sulla quale si trovava con il capitano Basso, non risparmiò applausi all'eroe e grida ingiuriose contro il re e il governo. Undici giorni dopo Garibaldi lasciò l'Italia, a bordo di una nave, diretto a Tripoli, in esilio.