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L'abdicazione

Il tricolore bandiera dell'Esercito Piemontese nella Prima guerra d'indipendenzaCarlo Alberto, il re che per primo tentò di fare l'Italia e che dispose che le sue truppe combattessero sotto il Tricolore, fu rivalutato dopo la morte. Nel 1859 Mazzini (che non era uomo facile agli elogi) scrisse di lui: “Quando io lo vidi dopo Novara sdegnar la corona e incamminarsi volontario all'esilio, io lo rispettai”. Per quante critiche possa aver meritato come sovrano e come soldato, Carlo Alberto uscì di scena con la dignità di un eroe delle tragedie greche. Sul campo di battaglia di Novara si batté in prima linea. Poi, preso atto della sconfitta, elogiò i suoi uomini (in prima fila, Chrzanowski e i suoi figli). «Ora», aggiunse con voce grave, «ridotti entro la città, sulle mura, col nemico qui sotto e con l'esercito stremato, una ulteriore resistenza è impossibile. Occorre chiedere un armistizio». Quando apprese che il nemico chiedeva la smilitarizzazione del Piemonte e l'occupazione della Lomellina e della fortezza di Alessandria, annunciò la sua decisione irrevocabile, «frutto di matura riflessione»: «Da questo momento io non sono più il re. Il re è Vittorio, mio figlio». Aspettò soltanto che gli fosse preparata la carrozza, e partì per l'esilio. Era la tarda serata del 23 marzo. Morì esule a Oporto il 28 luglio successivo.