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Ordinamento per i Carabinieri

Wilfrid-Costant Beauquesne, Carabinieri combattimento a La_Cava

La Corte e il Governo si dettero comunque da fare per correre ai ripari, correggendo i principali errori commessi. La prima preoccupazione di Carlo Alberto s'indirizzò nella ricerca di un nuovo Capo di Stato Maggiore, dotato dell'esperienza necessaria. La scelta – dopo molte incertezze – cadde su un vecchio generale polacco, Wojciech Chrzanowski, che all'atto pratico deluse le attese: era uno straniero, estraneo agli ideali che avrebbero dovuto galvanizzare gli uomini impegnati nei combattimenti e, per giunta, non godeva della fiducia degli alti gradi militari (che si erano sentiti scavalcati dalla decisione del re). 

 Antonio Berti, Eroismo del Carabiniere portaordini Giovanni Battista Ruffo nella battaglia di NovaraAnche l'Arma vide un avvicendamento al vertice e una riforma interna. Un Regio decreto del 18 ottobre 1848 sostituì la carica di Comandante Generale con quella di Comandante del Corpo: fu chiamato ad assumerla Federico Costanzo Lovera di Maria, il cui primo compito fu quello di preparare i carabinieri alla imminente nuova campagna di guerra. Prese spunto dalla relazione del colonnello Avogadro per elaborare un progetto che inviò al Ministero della Guerra, disegnando nei minimi dettagli i criteri di impiego dei carabinieri in guerra. Propose di istituire “uno squadrone di 100 uomini a cavallo con cinque ufficiali per la scorta d'onore del Sovrano e per il servizio del quartier generale principale”; “un reparto di nove carabinieri, di cui quattro a cavallo e cinque a piedi, agli ordini di un maresciallo d'alloggio a cavallo, presso ogni comando di divisione”; “il comando superiore dei carabinieri all'armata, composto di un ufficiale superiore e di un ufficiale subalterno, con alcuni bassi ufficiali, per meglio attuare la vigilanza sopra tutti i carabinieri destinati presso l'esercito operante, in modo da dare armonia e continuità al servizio loro affidato”; “15 stazioni del Corpo, di cui 2 definitive nei mandamenti di Calice e Monti nella Lunigiana e 13 provvisorie per sorvegliare i passi scoperti del Po, del Ticino e della Scrivia, con incarico, a queste ultime, di seguire, mantenendosi nelle retrovie, le mosse dell'esercito operante, spostandosi di pari passo con esso in modo da tenere aperte le comunicazioni e contenere le diserzioni”. 

 Giovanni Fattori, La battaglia Sforzesca

Lovera sottolineò la riduzione a un solo squadrone (dai tre impiegati nella precedente campagna) della scorta al sovrano per non indebolire i normali servizi svolti dai Carabinieri nel territorio, mentre all'impiego in guerra degli uomini a cavallo sarebbe stato agevole sopperire con altri militari a piedi nelle Stazioni. Le proposte di Lovera furono accolte con alcune modifiche. Chrzanowski si pronunciò a favore di un servizio d'onore e di scorta al sovrano garantito da uno squadrone di cinquanta o sessanta uomini; ritenne sufficiente che al seguito di ogni divisione fossero destinati cinque o sei carabinieri a cavallo al comando di un maresciallo; riconobbe invece utile e urgente la formazione delle quindici stazioni, aggiungendone altre tredici provvisorie, per coprire le retrovie dello schieramento dell'esercito. 

Anonimo_Il_combattimento_della_SforzescaChrzanowski propose anche la creazione di distaccamenti mobili di carabinieri a cavallo, incaricati di mantenere l'ordine nelle immediate retrovie dell'armata. Il 12 marzo 1849 (il giorno della denuncia dell'armistizio) fu istituita a questo scopo una catena di stazioni. Presso il Quartier generale principale fu istituito uno squadrone di quaranta carabinieri con tre sottufficiali (due brigadieri e un vice brigadiere) e quattro ufficiali. L'Arma era pronta a riprendere la guerra. Le stazioni di confine dei carabinieri avevano continuato a svolgere il lavoro di intelligence fornendo informazioni circa i movimenti delle truppe austriache. Ma non erano in grado di sapere quel che accadeva oltre frontiera. “Molte incertezze”, scrive Giorgio Maiocchi (Carabinieri, Due secoli di storia), “rimasero nel comando supremo piemontese circa l'effettiva dislocazione delle forze austriache (sette divisioni più una brigata: in totale 70mila uomini, contro gli 80mila dell'esercito sardo). Soprattutto nulla si sapeva circa la direttrice di mano­vra del nemico: se puntante da Milano oppure da Pavia. Nella prima eventualità lo Chrzanowski contava di fronteggiare gli austriaci con il grosso delle sue forze; nella seconda riteneva di poter trattenere l'avversario con una sola divisione, in modo da consentire ai rinforzi di ­sopraggiungere”.