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I giudizi del dopoguerra

L'episodio in cui cadde il Luogotenente Morozzo a Magliano di San MicheleA tarda sera Carlo Alberto rientrò a Novara, seguendo il suo esercito in rotta, sfiduciato e avvilito. La sera stessa abdicò, trasferendo i suoi poteri al figlio primogenito Vittorio Emanuele. Poi lasciò Novara diretto verso la cittadina portoghese di Oporto, scelta per l'esilio. Attraversando le linee nemiche fu fermato due volte, ma non fu riconosciuto (oppure i soldati dei posti di guardia finsero di non riconoscerlo, rispettando il nemico che abbandonava il campo). Vittorio Emanuele si incontrò a Vignale con il maresciallo Radetzky. Nonostante le voci che fosse stata richiesta l'abrogazione dello Statuto e il ripudio del Tricolore, le clausole armistiziali si limitarono ad esigere l'occupazione di una fascia del territorio piemontese e di una metà della cittadella d'Alessandria. 

Manifesto firmato da Chrzanowski che annunciava la ripresa delle operazioni di guerraIl generale Scati, Comandante delle Guardie del Corpo, in una lettera al Ministro della Guerra elogiò “lo zelo, l'attività e coraggio del signor capitano comandante lo squadrone carabinieri reali di guardia a S.M. cav. De Magistris, per effetto del che sempre regolare fu il servizio di questi carabinieri, pronti sempre là dove la loro presenza veniva giudicata utile. In particolar modo poi questo bravo ufficiale si distinse nella battaglia della Bicocca presso Novara, durante la quale, col massimo sangue freddo e senza perdere di vista l'augusto Personaggio alla nostra guardia affidato, accorse più volte dove animosa mischia aveva bisogno di chi animasse il soldato con le parole ed esempio a fare il suo dovere e colla sua autorità e fermezza li ricondusse al posto che abbandonava, con le quali generose azioni il sig. cav. De Magi­stris rendette utilissima l'opera sua in quella grave giornata”.

 Una Commissione d'inchiesta, presieduta dal generale Paolucci, costituita dopo la fine della guerra, “pervenne a delle amare e severe conclusioni”, scrive il generale C.A. Arnaldo Ferrara nella Storia documentale dell'Arma dei Carabinieri: “Anche il linguaggio usato, crudo e senza veli, rispecchiò lo sdegno per la mortificante prova data dall'Esercito piemontese”. 

Il generale Ferrara pubblica, a testimonianza, un brano estratto dall'articolo 15 della relazione: “L'esercito, raccozzato all'infretta e sprovvisto di una grandissima parte del materiale necessario in ogni ramo di servizio, procedé sinché poté andar innanzi, per arrestarsi sul primo ostacolo che incontrò. Questa mancanza fu piena di pessime conseguenze e fonte principale di quella incertezza e casualità che dominò tutte le successive operazioni, di tante mosse inutili, se non dannose, e quasi sempre sconnesse, del non mirar mai ad un punto decisivo, del tentare tardissimo ciò che doveva essere fatto subito. L'esitanza di chi non previde una guerra, che pure si avanzava a gran passi, fece sì che fummo colti alla sprovvista e moltissime cose (soprattutto pel materiale) si dovessero improvvisare”. 
  Affresco dell'Incontro tra Vittorio Emanuele II e il Maresciallo Radetzky a Vignale

Il generale Paolucci riassunse poi in cinque punti le cause dei disastri: “Pessima organizzazione dell'armata e sue conseguenze; indisciplina; mancanza di unità di comando, di un piano di guerra e di gran parte dell'occorrente in ogni ramo di servizio; poca attitudine di alcuni ufficiali superiori e di alcune armi; circostanze politiche, le quali valsero bensì a cagionare ed avviare la guerra, ma in realtà ne impedirono il libero andamento”.